11 - 2014 | Attualità
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Ricerca idrologica ed eventi alluvionali

prof. ing. Edoardo Benassai, già Ordinario di Costruzioni Idrauliche e Marittime


Molti passi innovativi sono stati conseguiti nel campo dei modelli matematici in idrologia. Ne fanno fede i lavori raccolti negli Atti degli ultimi Convegni di Idraulica e Costruzioni idrauliche (Brescia e Bari). Tuttavia, i dati oggi disponibili per prevedere le condizioni estreme di deflusso, soprattutto per piccoli bacini, in merito alla portata alle varie sezioni ed allo sbocco in mare, non sembrano sufficienti ad ottemperare alle esigenze di sicurezza degli abitanti.
In altre parole, le valutazioni delle condizioni di alluvione e di magra spesso si discostano dalla realtà a causa di scarsità di dati e di usi incontrollati della risorsa idrica.
Purtroppo, oggi, il monitoraggio atto ad acquisire informazioni utili alla conoscenza degli eventi (idrologici e meteomarini) non è sufficiente a conseguire le finalità di salvaguardia del territorio.
Ciò dipende dalla scala temporale ristretta con cui si manifestano le condizioni di deflusso in presenza di alluvione. Per contro, in condizione di magra ciò dipende dai diversi usi, non tutti leciti della risorsa idrica. Siffatta situazione non può essere ignorata dagli Enti preposti: il Tavolo Nazionale di Idrologia Operativa presso l’ISPRA (Roma), la Protezione Civile Nazionale. Molta maggiore attenzione deve essere posta all’attualità dei dati.
D’altra parte esistono territori in cui le modifiche ambientali connesse alle attività edilizia, all’abbandono delle coltivazioni, al tombinamento per uso stradale di alcuni tratti della rete idrografica e ad altre simili cause hanno modificato le caratteristiche idrologiche del corso d’acqua e le soglie di rischio preesistenti. Gli eventi disastrosi sono spesso da ascriversi a cambiamenti ambientali eseguiti ignorando le più elementari precauzioni di sicurezza anche dal punto di vista operativo.
A tal proposito, ritengo opportuno evidenziare alcune considerazioni.
La traduzione dei risultati scientifici, una volta che questi siano stati conseguiti, in provvedimenti da utilizzare sul territorio non viene generalmente esplicitata a chi è preposto ad intervenire sul campo.
Costoro non hanno un livello di conoscenza tale da applicare autonomamente i risultati degli studi e perciò tendono ad astenersi da ogni intervento non condiviso. Queste circostanze concorrono ad aggravare la criticità della situazione. Tuttavia, a ciò si può e si deve ovviare attraverso specifici corsi di formazione per gli operatori.
Per concludere, la conoscenza del territorio e gli aggiornamenti scientifici devono essere portati a conoscenza degli operatori e devono potersi applicare facilmente in tempi ristretti.

 

 

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