11 - 2014 | Editoriale novembre
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La necessaria sinergia tra industria e terziario innovativo

prof. ing. Pierangelo Andreini

Il progressivo diffondersi di tecniche innovative, soprattutto nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sta determinando la continua trasformazione delle modalità con cui prodotti e servizi sono progettati, fabbricati e posti in vendita. E’ una tendenza in atto da anni che determina la crescente esternalizzazione dalle imprese industriali di numerose funzioni “accessorie” e la creazione di imprese ibride. Basti pensare alle trasformazioni che stanno verificandosi nel settore manifatturiero, alle prese con quella nuova manifattura, detta “additiva”, che fa dialogare fabbriche e computer, e con le stampanti 3D permette la diffusione di realtà produttive destrutturate che realizzano manufatti personalizzati.

Il settore utilizza da tempo varie tipologie di reti cablate per automatizzare le attività all’interno degli stabilimenti, ma ora sta sempre più ricorrendo ai nuovi sistemi machine-to-machine (M2M), come ad esempio il wireless a corto raggio e le reti cellulari a lungo raggio, che costituiscono il supporto su cui poggerà una nuova generazione di fabbriche.
Questo per rendere possibile la connettività in zone inaccessibili, la comunicazione attraverso barriere e l’installazione semplificata basata su reti wireless e su reti di sensori wireless, consentendo così di implementare tecniche avanzate di robotica e di mobilità aziendale all’interno degli stabilimenti.

A tal fine però le industrie non sempre posseggono al loro interno le competenze necessarie e vi sono quindi spazi per proficue alleanze con fornitori di servizi, non solo del settore delle tecnologie IC, ma in molti altri campi che ampiamente le travalicano. Ciò per supportare le strategie delle imprese nella ricerca di una maggiore produttività ed efficienza, per abbreviare i tempi di sviluppo di nuovi prodotti e per aiutarle a differenziare costantemente quelli di successo in modo da portare la produzione dal competere esclusivamente sul prezzo al competere su altri fattori scollegati dal prezzo.

Così la tradizionale distinzione tra le industrie e i servizi alle imprese è sempre meno netta. E in tal modo l’evoluzione che sta subendo l’interazione fra servizi e industria costituisce ad un tempo una sfida, un’opportunità e uno dei più importanti motori di sviluppo per le imprese, perché esse devono sapersi rapidamente adattare al nuovo paradigma per cogliere i vantaggi globali via via offerti da nuovi servizi.
Si tratta dell’approccio cosiddetto della “servitizzazione” dell’industria, perseguito quando le imprese industriali valorizzano il proprio prodotto mediante servizi. Stante il ruolo cruciale di tale settore di attività, nel marzo dell’anno scorso l’Esecutivo comunitario ha costituito un Gruppo europeo ad alto livello sui servizi alle imprese con il compito di definire l’agenda strategica del comparto, studiare le carenze esistenti e aiutare i responsabili politici a comprendere meglio le sfide attuali.

I servizi alle imprese sono infatti, come detto, servizi forniti da imprese ad altre imprese e tra essi, oltre alle tradizionali consulenze gestionali e i servizi legali, stanno entrando in misura crescente la progettazione, gli altri servizi di ingegneria e di manutenzione tecnica, la ricerca di personale, la sicurezza, ecc.. Sono prestazioni che costituiscono parte integrante della catena del valore industriale e sono quindi di fondamentale interesse per la competitività e la rinascita produttiva del vecchio continente. Di qui la necessità, secondo il Gruppo, che la strategia Europa 2020 riconosca e privilegi adeguatamente l’importanza di tali attività, completando il mercato unico dei servizi, cogliendo le opportunità a livello internazionale e sviluppando le capacità e le infrastrutture tecnologiche necessarie alle imprese europee. 

Al proposito è da sottolineare la rilevanza di per sé del settore, in quanto sul piano economico i servizi alle imprese in Europa costituiscono una posta del bilancio molto considerevole e un notevole potenziale di crescita inutilizzato, non solo economico, ma soprattutto in termini di produttività e di diffusione delle innovazioni. Il mercato globale dei servizi alle imprese è stimato infatti in più di 3.500 miliardi di euro e si ritiene che sia raddoppiato in volume nel corso dell’ultimo decennio. In Europa, i servizi alle imprese rappresentano l’11,7% del PIL e il 12% dell’occupazione (1 posto di lavoro su 8 in Europa è nei servizi alle imprese). Inoltre, a partire dal 1999, i servizi alle imprese sono aumentati due volte più rapidamente (con un tasso di crescita medio annuo del 2,4%) della media di tutti gli altri settori dell’UE (1,1%). Le cifre sono ancora più sorprendenti se si considera che l’occupazione nei servizi alle imprese è cresciuta ad un tasso annuo del 3,5%, a fronte di una media dello 0,8% per tutti gli altri settori dell’economia dell’UE.

Tuttavia, negli stati membri dove permane scarso l’investimento nel capitale umano, come purtroppo avviene in Italia, lo sfruttamento di questo potenziale risulta assai modesto, perché pesantemente condizionato dal debole impegno nell’istruzione e nella formazione.
Per sfruttarlo è indispensabile infatti fornire alle maestranze conoscenze e competenze specialistiche che sono alla frontiera della tecnica. Di nuovo quindi l’urgenza, più volte richiamata in altri articoli, che il Paese avvii una riforma strutturale del sistema dell’istruzione per prevedere percorsi di formazione duale di alternanza scuola lavoro, capaci di assicurare un maggior coinvolgimento delle imprese e rinforzare il legame tra formazione, ricerca e produttività.

Un nesso essenziale, specie nel settore dei servizi, per supportare un’imprenditorialità innovativa che sia in grado di gareggiare ad armi pari nella competizione globale e generare nuova occupazione.

 

 

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