11 - 2014 | Politecnico di Milano
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Inaugurato a fine ottobre il 152esimo Anno Accademico del Politecnico di Milano

Un ottimismo dettato dai nostri giovani

Davide Canevari

La cerimonia di inaugurazione del 152° Anno Accademico del Politecnico di Milano – che si è svolta lo scorso 22 ottobre – è stata caratterizzata da alcuni punti fermi. Sicuramente, è emersa la volontà di ribadire che la cultura politecnica non è solo un patrimonio dell’ingegneria, ma anche dell’architettura; e che il Politecnico di Milano nella sua offerta formativa punta all’eccellenza di entrambe queste due anime. L’ottimismo – pur nella consapevolezza del perdurante stato di difficoltà dell’economia – ha rappresentato un altro degli elementi distintivi. Infine merita una menzione anche la positiva (e per nulla scontata) risposta degli studenti.

Partiamo dal primo punto. Certo non è stata casuale – e lo ha ribadito lo stesso professor Giampio Bracchi aprendo ufficialmente la cerimonia – la sclelta della location: la Biblioteca centrale di Architettura. “Un luogo più scomodo rispetto a un’Aula Magna – ha ammesso Bracchi – ma anche più significativo. La cultura politecnica è anche la cultura degli architetti, e ha la caratteristica di essere assieme teorica e operativa e come tale utile alla società e al suo sviluppo. Proprio la multidisciplinarietà dei saperi e la ibridazione delle varie discipline è un aspetto fondamentale nella società di oggi”. Ugualmente, appare significativa la scelta dell’ospite d’onore: Renzo Piano. Architetto, laureato al Politecnico di Milano, è stato definito durante la cerimonia “il simbolo dei talenti che l’Italia è capace di generare” e ha tenuto una lectio dal titolo: “Renzo Piano: fare architettura”.

L’evento ha anche fatto da sponda alla presentazione della Advanced School of Architecture. “32 studenti, ogni anno – spiega al riguardo una nota del Polimi - potranno affiancare alla formazione tradizionale la partecipazione a 3 workshop internazionali di progettazione nei Campus di Lecco, Mantova e Piacenza sui temi dell’edilizia sostenibile, della città e del recupero dei beni culturali. Grazie a un accordo con la Fondazione Piano, inoltre, i migliori 12 parteciperanno a un workshop con lo stesso Renzo Piano, presso la sede della Fondazione a Punta Nave. L’Advanced School of Architecture sintetizza la tensione dell’Ateneo all’internazionalizzazione e alla valorizzazione del merito, due punti chiave per rendere l’ecosistema milanese e lombardo più competitivo”.

Quanto all’ottimismo costruttivo, sono stati molti gli spunti al riguardo. Lo stesso Bracchi ha riconosciuto che “vediamo una leva di giovani temprati dalle incertezze e dalle ansie del momento; sono più capaci, più maturi, pronti a misurarsi e a giocarsi la loro cultura politecnica nel mondo del lavoro”.
Dal Rettore Giovanni Azzone è giunta, poi, una precisa esortazione a “resistere negli sforzi per combattere la crisi, forti della consapevolezza di non poter vivere solo della gloria del passato e di ritenere congiunturale, e destinata a risolversi da sola, la difficile situazione che stiamo vivendo”.
Anche il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, intervenuto alla manifestazione, ha voluto dire la sua al riguardo.
“L’apertura dell’Anno Accademico è sempre una scommessa positiva, è una iniezione di fiducia. Quando mi chiedono della città, io rispondo che Milano resiste e guarda avanti. È la vocazione della città: essere il luogo del riavvio, il luogo della riaccensione del motore”. “All’estero – ha aggiunto Pisapia - l’immagine di Milano è migliore di quella che noi stessi abbiamo e lo è anche per la qualità dei laureati al Politecnico e per la capacità di attrazione che questa Università ha nei confronti degli studenti stranieri molti dei quali, terminati gli studi, si fermano poi a lavorare in Italia”.
Pure le parole di Ivan Scalfarotto, sottosegretario del Ministero riforme costituzionali e rapporti con il parlamento sono state all’insegna di un certo ottimismo propositivo. “L’Italia all’estero non è apprezzata solo per le sue bellezze, ma anche per la sua capacità tecnica e per la qualità dei suoi ingegneri. La scelta dei corsi in lingua inglese, portata avanti con grande costanza dal Politecnico, rappresenta una grande opportunità. Da una parte serve per attrarre eccellenze straniere; dall’altra aiuta i nostri stessi studenti a crescere. In questo modo la competizione globale con il resto del mondo può iniziare già dai banchi dell’università e non essere rimandata al momento in cui si dovrà entrare a pieno titolo nel mondo del lavoro”.

Scalfarotto ha poi voluto dedicare al Politecnico di Milano un prezioso riconoscimento per così dire istituzionale. “L’Articolo 9 della nostra Costituzione cita: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. All’Articolo 33 si legge: L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. E il successivo articolo 34 aggiunge: I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. Ebbene, penso che questo Ateneo sia il luogo ove tutti questi principi sono compendiati nella quotidianità”.

Infine la risposta degli studenti. La scelta di uno spazio per forza di cose limitato come quello della biblioteca rischiava di scoraggiare e di tagliare fuori i veri protagonisti di un anno accademico, ovvero chi l’Università la frequenta. Così non è stato. Gli spazi esterni, messi a disposizione dall’Ateneo con grandi schermi e con la trasmissione in diretta della cerimonia, sono stati affollati da centinaia di ragazzi, silenziosi e attenti come ad una lezione di meccanica razionale decisiva per passare l’esame. Anche questo è un significativo segno dei tempi.

 

 

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