09 - 2014 | Editoriale settembre
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Il Vecchio Continente elabora soluzioni per contenere i consumi

L’Europa e la nuova scommessa sull’efficienza energetica

prof. ing. Pierangelo Andreini

Mediamente i nuovi edifici costruiti oggi in Europa disperdono circa la metà dell’energia che consumavano negli anni 1980, mentre la progressiva sostituzione degli elettrodomestici con modelli più efficienti potrebbe comportare per i consumatori europei un risparmio di 100 miliardi di euro l’anno entro il 2020. Ulteriori risparmi potrebbero derivare dall’impegno degli Stati membri di installare per la stessa data 250 milioni di contatori intelligenti per la misura del consumo di elettricità e gas. Su questi ed altri risultati, conseguiti e attesi, poggia la recente proposta della commissione Ue di incrementare del 10% il target dell’efficienza.

Ciò significa ridurre il valore al 30% entro il 2030 rispetto al livello dei consumi del 2007. L’ Esecutivo europeo ritiene infatti che la politica di efficientamento energetico, progressivamente attuata con numerose direttive, di cui in calce ne elenco solo alcune, sia una strategia vincente e stia raggiungendo gli obiettivi stabiliti in termini di minori consumi, stimolo all’innovazione e creazione posti di lavoro a livello locale, per una crescita competitiva e una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti. Per questo la Commissione ritiene necessario insistere in tale direzione, rinforzando il segnale, per incoraggiare il mercato ad investire nelle tecnologie per l’efficienza a beneficio dell’intero sistema economico: aziende, consumatori e ambiente. Tuttavia non è impresa facile, perché stretta tra le richieste di lobbies e Governi, la Commissione deve quadrare il cerchio dei contrapposti interessi e definire una nuova politica per l’efficienza che traghetti l’Unione oltre il 2020 e sia accettabile dagli Stati.

Allo scopo individuando un articolato degli obiettivi che nel conseguire il nuovo target riescano come detto a migliorare l’ambiente, promuovere l’innovazione e rafforzare l’indipendenza energetica dell’intera Unione. Un quadro politico che deve essere estremamente chiaro e ben definito, per assicurare la necessaria prevedibilità agli investitori e stimolare così la ricerca e lo sviluppo nel settore dell’efficienza energetica e delle tecnologie a basse emissioni di carbonio. E un quadro che non può prescindere ovviamente da un consistente aumento dei finanziamenti, complessivamente stimati in circa 89 miliardi di euro l’anno, che saranno principalmente privati, ma gli strumenti finanziari dell’UE, tra cui programmi come l’attuale Orizzonte 2020, potranno aiutare a bilanciarli.

Comunque sia per la Commissione i benefici della nuova politica non mancheranno, tra cui un calo della spesa delle forniture elettriche di 53 miliardi di euro l’anno entro il 2030. D’altra parte c’è da dire che al momento l’UE è già sulla strada per raggiungere un risparmio di energia del 18-19 % entro il 2020 e stiamo già godendo i vantaggi di questa prima spinta verso una maggiore efficienza energetica.

Di qui l’urgenza della questione, tanto che l’intricata matassa potrà essere dipanata nelle prossime settimane, completando il pacchetto clima che prevede, oltre all’obiettivo sull’efficienza energetica, anche un target di riduzione delle emissioni climalteranti del 40% entro il 2030, così come una quota del 27% di fonti rinnovabili nel consumo di energia (dall’attuale target del 20% entro il 2020). Ciò perché una decisione potrebbe essere presa il 23-24 ottobre, quando si terrà un Consiglio europeo sotto presidenza italiana. A tal fine, una volta concordato, il nuovo pacchetto potrebbe rappresentare il contributo dell’UE per facilitare l’auspicabile raggiungimento di un accordo climatico globale alla fine del 2015, quando si terrà a Parigi il summit sul clima che dovrà stabilire il dopo Kyoto.

 

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