09 - 2014 | L' Intervista
PDF Stampa E-mail

Intervista all’Onorevole Maria Chiara Carrozza, già ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca

“Scuola, propulsore della crescita”


I temi trattati al Congresso del Consiglio Nazionale degli Ingegneri centrali per il futuro del Paese

dott. ing. Franco Ligonzo

L’istruzione come volano propulsivo della crescita e palestra di legalità. E’ questo il pensiero di Maria Chiara Carrozza, già ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, intervenuta al congresso campano, intervistata a margine dell’evento proprio dal nostro Giornale.


Pensando alla crescita - intendendo crescita del Paese, crescita economica, crescita della mobilità sociale, crescita della mobilità geografica, ecc.., e pensando alla coerenza dei piani di studi tra paesi, alla mobilità tra università anche di paesi diversi, ai sussidi a favore degli studenti meritevoli, all’alternanza scuola-lavoro - ritiene che possa contribuirvi concretamente la scuola?


La scuola deve contribuire alla crescita, io ho sempre visto l’istruzione come propulsore di mobilità sociale, geografica e culturale. Per questo occorre potenziare i programmi di orientamento degli studenti, di alternanza scuola lavoro, i tirocini e gli stage e tutte le forme che permettono agli studenti di confrontarsi con la società durante gli studi e di ragionarne in modo critico per sviluppare competenze trasversali. Io penso che debbano essere sviluppate materie come l’informatica e la programmazione, per cui ho presentato una proposta di legge ad hoc, la storia contemporanea, l’economia e la geografia sociale. Inoltre sono una sostenitrice dei lavori in gruppo, perchè abituano alla competizione ma anche alla condivisione del lavoro e allo sviluppo della leadership e della capacità di ascolto. Dobbiamo potenziare tutte queste attività per una scuola più aperta per la formazione della personalità degli studenti. In questo momento i programmi scolastici sono troppo rigidi e non favoriscono la propensione all’innovazione. Vorrei anche che si parlasse di trasformazione della didattica, di incremento dei laboratori, delle biblioteche e degli strumenti per fruire e produrre ebook. Nel mio Istituto di Ricerca siamo stati pionieri della robotica a scuola, sin dalle primarie, come strumento per comprendere la tecnologia e l’intelligenza artificiale, coltivando la creatività.

Parliamo di sostenibilità (intendendo non solamente quella di lungo periodo e ambientale, ma anche quella di breve periodo ed economica e pensando di temperare certi eccessi ambientalisti con riguardo alla drammaticità della situazione occupazionale): quale l’aiuto che può dare il sistema dell’istruzione?


Con la formazione al problema, stimolando il progresso culturale e l’approfondimento di tematiche trasversali come il tema del cambiamento climatico, del rapporto fra sviluppo e ambiente e in generale sviluppando la mentalità critica e lo spirito di creatività degli studenti. Gli studenti devono affrontare il tema del dissesto idrogeologico, del rapporto fra tecnologia e prevenzione, dobbiamo coltivare cittadini consapevoli, e un pensiero positivo riguardo al progresso e al rapporto tra etica e tecnica.

Altro capitolo, la legalità: quale può essere il rapporto con il mondo dell’istruzione?


La scuola deve essere una palestra di educazione alla legalità e al rispetto delle regole, soltanto con progetti ad hoc. Dobbiamo riprendere l’educazione civica nel senso dell’educazione ad una etica pubblica che si applichi nella società e nella professione.

Pensando a queste tematiche, francamente ci ha stupito che i programmi degli ultimi Governi siano stati la messa in sicurezza degli edifici scolastici, o l’assunzione dei precari, o la valutazione degli istituti dei vari ordini e grado. Ossia, problemi della massima importanza ma secondari rispetto ad altri, oggetto di chiacchiericcio, veramente strategici, per esempio: il 3+2, i corsi obbligatori in inglese, il numero chiuso in talune facoltà, ecc… Lei cosa ne pensa?


L’edilizia scolastica ha rappresentato una vera emergenza per il nostro Paese, per i ritardi burocratici, per la complessità del sistema di governo e per l’esiguità degli stanziamenti, anche il patto di stabilità ha contribuito a rallentare il processo di messa in sicurezza del nostro patrimonio. Questo non significa che non si debba parlare delle varie tematiche che lei ha elencato, in particolare a me piacerebbe una riforma della scuola incentrata sullo studente e non sull’insegnante. La formazione, selezione e valutazione dell’insegnante deve seguire gli obiettivi educativi e formativi per lo studente.

 

 

Usiamo i cookies per darti un'esperienza pratica e senza soluzione di continuità sul nostro sito. Continuando a navigare in questo sito, concordi con la nostra politica sui cookies. Scopri di più sui cookies nella nostra pagina dedicata alla Politica sui Cookies.

Accetto e proseguo la navigazione del sito