08 - 2014 | Etica e legalità - Margiotta
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Giuseppe Maria Margiotta, presidente della Consulta degli Ordini degli Ingegneri della Sicilia

“L’etica al centro dell’agire degli ingegneri”

Roberto Di Sanzo

L’etica al centro dell’agire ingegneristico e – in generale – di ogni attività che guida l’uomo all’interno della collettività. E’ questo il convincimento di Giuseppe Maria Margiotta, presidente della Consulta degli Ordini degli Ingegneri della Sicilia, da sempre impegnato in prima persona – con convegni, momenti di riflessione e iniziative locali e nazionali – su temi come la legalità, l’etica e la deontologia professionale.

Da sempre la Consulta è attiva su temi sociali di primo piano, come la lotta alla corruzione: Caserta sarà l’occasione per porre al centro dell’attenzione una tematica di così scottante attualità?
Certamente un Convegno nazionale è un palcoscenico invitante per chi, come noi, ha fatto del problema etico uno degli elementi distintivi di questa stagione di rilancio della categoria. La corruzione, ma anche le forme più evolute (mi passi l’ossimoro) di criminalità legate alla gestione dei soldi pubblici e degli appalti in particolare, sono figlie prima di tutto della burocrazia, intesa nel senso più deleterio del termine. Ciò che è complicato, farraginoso, prolisso, contraddittorio; ciò che è figlio di leggi in continuo mutamento, induce ad una discrezionalità, ad una incertezza del diritto che genera quasi inevitabilmente la corruzione e il malaffare. Se aggiungiamo in molti casi il ritardo (in materia urbanistica ad esempio) di norme compatibili con le tempistiche dell’attività imprenditoriale e la sovrapposizione e confusione dei ruoli fra funzioni operative e funzioni di controllo, la battaglia alla corruzione è persa in partenza. La ricetta è elementare e la proclamiamo, inascoltati, da anni: poche leggi semplici e netta distinzione dei ruoli fra privati e Pubblica Amministrazione. Le voglio fare un esempio molto semplice di quel che ho detto prima.
L’anno prossimo cade il 150° anniversario della prima legge italiana in materia di lavori pubblici. Quella legge, votata a Torino e promulgata a Firenze nel 1865, ha retto con le sue procedure e le sue regole praticamente immutata fino al 1994, e così il relativo regolamento, più giovane - si fa per dire - di 30 anni, modificato solo nel 1998. Anche un neo diplomato sapeva come comportarsi! Dalla 109/94, la cosiddetta Merloni, abbiamo avuto modifiche mediamente ogni tre anni fino al codice dei contratti n. 163/2006 che viene modificato praticamente ad ogni legge di stabilità, ed ora anche nei periodi intermedi!

Esistono dei modi per limitare l’illegalità nel mondo del lavoro, pensiamo agli appalti?
Credo non ci siano altri sistemi veramente efficaci per limitare l’illegalità nel mondo degli appalti, si tratti di affidamenti ma si tratti pure di questioni ancor più gravi come la sicurezza ed il lavoro nero. Non è inasprendo le pene e cercando di prevedere per legge ogni ipotesi e qualsiasi dettaglio che si combatte l’illegalità. La ricetta, secondo noi, ma anche secondo gli imprenditori, è tutto l’opposto: poche regole ma chiare, pene adeguate ma certe!

Ingegner Margiotta, cosa si aspetta dal congresso casertano?
Per essere originale e attirare l’attenzione del lettore, potrei essere franco oltre l’ordinario garbo e confessarle che non mi aspetto nulla dal Congresso di Caserta; ma sarebbe una mezza verità, perché avrei infidamente troncato la frase a metà: non mi aspetto nulla di più di quanto la categoria degli ingegneri stia esprimendo in questo momento e di quanto il nostro Consiglio Nazionale stia mettendo in atto fin dal suo insediamento per liberare energie in materia di lavori pubblici, di concorrenza sul piano internazionale, di snellimento delle procedure in materia di appalti.
Tuttavia il convegno nazionale non è solo un momento di confronto interno alla categoria, che in questo momento è quanto mai vivo e vitale, ma è un’occasione di esprimere organicamente le nostre posizioni mettendole a confronto pubblico con il mondo della politica e dell’imprenditoria.

Cosa è cambiato, rispetto all’appuntamento di Brescia dell’anno scorso, nel mondo dell’ingegneria?
Il mondo dell’ingegneria ha segnato in un anno delle importanti tappe: quella relativa al rigalleggiamento del relitto della Costa Concordia ha segnato il punto più alto, mostrando al mondo le nostre capacità scientifiche, tecnologiche, progettuali, direi – con un pizzico di vanagloria – creative. Ma ha mostrato, con la vicenda del Mose soprattutto, il lato peggiore di un ambiente che ci è così vicino da coinvolgerci e farci porre delle domande sull’intero “sistema” che governa i lavori pubblici, gli appalti, ed in generale su tutti i problemi di contiguità con il malaffare. Perché il Mose più che l’Expo? Perché per il resto si trattava in quel caso, come nella vicenda della nave del Giglio cui accennavo prima, di un’opera esemplare dell’ingegneria italiana, un fiore all’occhiello – per usare un’espressione abusata – della capacità innovativa dell’ingegneria italiana in campo mondiale. Un’occasione persa per valorizzare l’intelligenza made in Italy, oscurata dalle malefatte dei soliti noti.

Lei rappresenta gli Ordini di una regione importante del Sud, la Sicilia: quali i problemi maggiori che affliggono l’ingegneria meridionale?
Più che l’ingegneria, sono gli ingegneri del meridione che soffrono di questa interminabile crisi, di questa piaga biblica che sembra non finire mai. La struttura stessa della gran parte degli studi professionali del Sud, siciliani in particolare, formata in gran parte da attività individuali o di piccole società d’ingegneria, si espone più di altre alla forte diminuzione dell’intervento pubblico e alla scomparsa o quasi di quello privato. E in un momento di crisi si espone alla concorrenza delle grandi società di ingegneria, ormai praticamente imposta dalla legge e dalle sue procedure di evidenza pubblica.
Prima la concorrenza era solo sulle grandi opere, oggi arriva – complice la crisi e la totale liberalizzazione dei compensi – anche nel campo apparentemente residuale delle certificazioni energetiche! La classe politica isolana, poi, non è stata affatto reattiva di fronte alla situazione di grave disagio delle categorie tecniche. A fronte di una difficoltà oggettiva a spendere i fondi europei PO-FESR 2007-2013 ed in generale tutte le risorse economiche disponibili, si è rimasti ancorati, nonostante l’autonomia statutaria della Regione Siciliana, ad una normativa “a regime”, che non tiene conto delle difficoltà del mercato del lavoro. Ritardi nel recepimento delle agevolazioni nell’edilizia e soprattutto delle normative sottese (concetto di ristrutturazione, tanto per fare un esempio), inerzia nell’invertire – anche solo temporaneamente – il rapporto fra pubblici dipendenti e liberi professionisti nella progettazione e direzione dei lavori pubblici, hanno impedito una maggiore efficienza e capacità di spesa.

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