06 - 2014 | L'editoriale
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Energia, la leva dell’efficienza per crescere e competere

prof. ing. Pierangelo Andreini

Se vuole rimanere la seconda manifattura d’Europa e la quinta del Mondo l’Italia ha bisogno di una base industriale forte e competitiva, in termini sia di produzione che di investimenti, quale motore principale di crescita economica e di occupazione. Ma la competitività richiede un contesto stabile, semplice e prevedibile, con una migliore regolamentazione, ivi compresa una politica corrente in materia di energia e clima che assicuri prezzi dell’energia accessibili e margini per competere, sicurezza dell’approvvigionamento e il conseguimento dei previsti obbiettivi climatici e ambientali.
A questi fini giova indubbiamente il contenimento dei consumi di energia con la continua ricerca di una maggiore efficienza e in tale direzione il Paese appare solidamente avviato. Lo dimostrano i dati del Terzo Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica elaborato dall’ Enea secondo il quale gli obiettivi quantitativi definiti nel piano d’azione nazionale per l’efficienza energetica (Paee) sono stati ampiamente raggiunti. Così nel 2012 il risparmio complessivo è stato di oltre 73.000 GWh, il 30% in più rispetto al 2011, raggiungendo quasi il 60% del target fissato per il 2016, quando il risparmio dovrà oltrepassare i 126.000 GWh.
Tutti i settori hanno concorso al risultato, specie l’industria e il residenziale che insieme hanno rappresentato l’80% del risparmio totale conseguito. Il primo con il ricorso a tecnologie innovative nell’ammodernamento degli impianti e dei processi produttivi, alla cogenerazione ad alto rendimento, a motori elettrici ad alta efficienza, a un maggior recupero termico e efficientamento dei processi. Il secondo, grazie alla proroga delle detrazioni fiscali del 55%, ha raggiunto il 75% circa degli obiettivi del Paese.

In questo caso gli interventi hanno riguardato prevalentemente il recupero e la riqualificazione degli edifici, con oltre il 65% degli investimenti e un risparmio di circa 9.000 GWh/anno. L’Enea, che ha processato le richieste di detrazione fiscale, dal 2007 al 2012 ha ricevuto complessivamente 1,5 milioni di pratiche, di cui oltre 570.000 nel 2012. Gli investimenti attivati nell’anno hanno raggiunto i 14 miliardi, che secondo le stime dell’Ente corrispondono a circa 44mila occupati diretti e 67mila complessivi e hanno così attenuato la grave emorragia di lavoratori subita dal settore, che nel 2012 ha perso 200.000 occupati. Ma l’altro importante beneficio deriva dal fatto che l’utilizzo di nuove tecnologie per l’efficienza energetica, quali caldaie a condensazione, pompe di calore, ecc., e di nuovi materiali ad alte prestazioni per l’involucro edilizio, senza parlare del ricorso alle fonti rinnovabili, ha determinato una radicale trasformazione del settore dell’edilizia, che sta diventando un volano per l’economia e l’occupazione nel Paese, con la creazione di nuovi mestieri e professionisti, che devono essere però adeguatamente formati e aggiornati per l’incessante innovazione.

Da notare infine che, nonostante lo scarso rinnovo del parco automobilistico dovuto alla crisi economica, anche il settore dei trasporti ha potuto dare un suo contributo, per effetto del progressivo miglioramento delle prestazioni di veicoli, mentre il settore terziario ha concorso solo modestamente al risparmio complessivo. Sulla base di questi risultati, con il dlgs di recepimento della direttiva 2012/27 sull’efficienza energetica, il Governo si propone ora di raggiungere per il 2020 l’ ambizioso traguardo di ridurre di 20 milioni di Tep i consumi di energia primaria, pari a 15,5 Mtep di energia finale conteggiati a partire dal 2010, portando il Paese su un livello di consumi di energia primaria per il 2020 di 158 Mtep, circa l’11 % di quello che dovrebbe essere il consumo complessivo dell’Europa. Allo scopo, oltre a un pacchetto di misure sull’efficienza e il risparmio, il provvedimento introduce una delega all’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico per una numerosa serie di interventi.

Tra le altre cose l’Aeegsi dovrà modificare la disciplina del marcato elettrico per consentire la partecipazione della generazione distribuita, delle fonti rinnovabili, della cogenerazione ad alto rendimento, stabilendo i requisiti e le modalità di partecipazione delle singole unità di consumo e produzione; regolare l’accesso, e la partecipazione della domanda ai mercati, il bilanciamento anche da parte degli aggregati di produzione e consumo, garantire le priorità di dispacciamento alle fer non programmabili, poi alla cogenerazione ad alto rendimento e infine agli altri impianti fer; superare la progressività delle tariffe elettriche in base alla quale chi consuma di più paga tariffe più alte. Diversi anche gli interventi sul teleriscaldamento. Entrò due anni l’Aeegsi dovrà stabilire gli standard di qualità del servizio e i criteri per la determinazione delle tariffe di allacciamento. Da parte sua il Gse dovrà predisporre entro l’ottobre del 2015 un rapporto sulla valutazione del potenziale nazionale di applicazione della cogenerazione ad alto rendimento e del teleriscaldamento e tele raffreddamento efficienti.

Le imprese che forniscono energia alla PA dovranno comunicare all’Enea a partire dal prossimo 31 gennaio e successivamente entro la medesima data di ciascun anno i consumi annuali divisi per vettore energetico di ognuna delle utenze relativi all’anno precedente. Entrò due anni l’Aeegsi dovrà predisporre le specifiche dei sistemi di misurazione intelligenti a cui gli esercenti l’attività di misura devono conformarsi. Approvato lo scorso aprile in prima lettura, il decreto ha avuto nei primi giorni di giugno il via libera della Conferenza Unificata Stato Regioni Comunità locali, condizionato però all’accoglimento di alcune proposte emendative, tra cui quella di prevedere nel costituendo Fondo per l’efficienza energetica una quota di risorse per il finanziamento di investimenti in reti di teleriscaldamento e teleraffreddamento e l’accessibilità ai dati Enea da parte dei Comuni sul controllo dell’efficienza energetica degli edifici pubblici.

Ma nonostante il termine del 5 giugno posto dall’Europa per il recepimento della direttiva e le previsioni degli analisti, secondo cui la sua applicazione in Italia comporterebbe un risparmio in bolletta di circa 8 miliardi di euro all’anno e muoverebbe investimenti per un totale di 50-60 miliardi, ad oggi, 16 giugno, l’approvazione finale ancora non c’è perché il Paese stenta ad ingranare la nuova marcia e persiste nel cronico vezzo del ritardo che lo ha sin qui costantemente penalizzato.

 

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