05 - 2014 | Salvare Venezia: Il MOSE
PDF Stampa E-mail


Il MOSE: una grande opera d’ingegneria tutta italiana

(L'articolo fa parte dello Speciale dedicato al MOSE e pubblicato nel n. 5 - maggio 2014)

dott. ing. Roberto Daniele, Presidente, Magistrato alle Acque

Il sistema MOSE rappresenta l’ultimo e più importante tassello di un ampio piano di interventi per la salvaguardia del territorio lagunare, realizzato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti - Magistrato alle Acque di Venezia attraverso il Consorzio Venezia Nuova, secondo quanto previsto dalla Legislazione Speciale per Venezia.


Le minacce: l“acqua alta” e l’innalzamento del livello del mare causato dal global warming
Dagli inizi del ‘900 la città di Venezia e l’intero territorio lagunare si sono “abbassati” di circa 24 cm, sia per effetto della subsidenza (compattamento del suolo deltizio della laguna) sia per effetto dell’innalzamento del livello del mare. Questo ha comportato un aumento di frequenza e intensità delle acque alte.
Anche dagli inizi del ‘900, si sono decuplicati gli eventi di allagamento medio alto e si sono alzati i picchi di marea; poi dal 1966, quando l’acqua alta ha registrato la quota di 194 cm sul livello normale del mare, la percezione del pericolo per la sopravvivenza stessa della città è divenuta generale. L’innalzamento del livello del mare dunque è una concausa molto importante rispetto al verificarsi delle acque alte. Per questo, in fase di progettazione del sistema di difesa, si è tenuto conto di tre scenari di crescita a causa del riscaldamento terrestre; lo scenario “peggiore” prevede che Venezia sia difesa “almeno” a fronte di un innalzamento di 60 cm nei prossimi cento anni. È un innalzamento che comporterebbe l’allagamento di vaste zone costiere adriatiche, quali il delta del Po, Ravenna, Ferrara, Ancona, mentre Venezia e la sua laguna rimarrebbero protette.

Unicità di Venezia
La minaccia dell’acqua alta non è solamente di Venezia: negli ultimi anni, con l’accentuarsi di fenomeni atmosferici eccezionali, lo stesso problema si è presentato in altre zone del Pianeta, anche a New York dove nell’autunno 2012, al passaggio dell’uragano Sandy, si è verificato un’“acqua alta” eccezionale con allagamento della metropolitana, interruzione di servizi essenziali, paralisi della città. Analogamente, il problema dell’innalzameno del livello del mare a causa del riscaldamento terrestre interesserà diverse aree abitate costiere e, spesso, per estensioni ben maggiori della Laguna. Il fattore, però, che caratterizza Venezia è l’unicità della città, fra l’altro riconosciuta dall’Unesco patrimonio del’umanità, e l’unicità della laguna per la sua ricchezza e complessità morfologica.

Necessità di proteggere la città
Proteggere la città di Venezia dall’evento “devastante” che potrebbe verificarsi è la priorità sancita dalla legge speciale, che definisce la salvaguardia di Venezia “di preminente interesse nazionale”.
Venezia, così come gli altri centri urbani lagunari, è molto fragile, sia a causa degli elementi che la rendono eccezionale, come la sua morfologia e il suo rapporto con l’acqua, sia per i materiali con cui è stata costruita e per la ricchezza del suo patrimonio storico e artistico.
L’intensificarsi della frequenza delle acque alte ha accentuato la fragilità fisica della città, dei suoi monumenti e della sua vivibilità. La risalita salina aggredisce gli edifici; le rive e le pavimentazioni sono continuamente indebolite dalla sottrazione di materiale fine dovuta al susseguirsi di alte e basse maree.
Ma fragilità urbana significa anche fragilità socio-economica: sono rarissime ormai le attività artigianali in grado di sopravvivere a Venezia nei piani terra delle case; così come la modifica delle esigenze abitative e dei consumi ha spinto larghe fasce di popolazione all’esodo verso la terraferma. Infine anche la mobilità interna alla città è condizionata dagli eventi di acqua alta: le maree infatti rendono inagibili alcuni canali, creando gravi difficoltà al traffico dei natanti, all’approvvigionamento delle merci, ai trasporti pubblici. E anche la mobilità dei pendolari è influenzata dalle alte maree.

Necessità di proteggere la laguna
Salvare Venezia nella sua laguna è stato ed è l’altro obiettivo perseguito.
La ricchezza e la complessità morfologica dell’ecosistema lagunare stavano via via scomparendo per effetto di una serie di fattori che si alimentano tra loro. Erosione, acque alte, moto ondoso hanno gradualmente trasformato la laguna così che essa ha perso le sue caratteristiche fisiche di zona umida per assumere invece quelle, semplificate e indifferenziate, dell’ambiente marino. Inoltre, fattori quali la presenza di sostanze inquinanti nei fondali lagunari, o nei siti utilizzati in passato come discariche, espongono l’ecosistema al rischio di crisi ambientali.
Ma la protezione della Laguna non si ferma al solo sistema MoSE, continua costantemente ad essere sviluppata tramite gli studi, le simulazioni, le progettazioni che il Magistrato alle Acque pone in essere. Attualmente é viva la problematica del passaggio delle grandi navi in laguna, ma anche la progettazione del porto off-shore per portare le navi fuori dalla laguna. Il Magistrato é anche molto attivo ed attento allo studio del Piano Morfologico della laguna, che garantisce un corretto equilibrio degli elementi costituenti la vita della laguna stessa in relazione alle inevitabili necessità di sviluppo delle attività lavorative.

Soluzioni alternative
L”unicità di Venezia” richiedeva soluzioni assolutamente originali: a Venezia infatti, a prescindere da altre considerazioni, non si potevano adottare sbarramenti che alterassero stabilmente il paesaggio e il regime delle correnti che assicurano la vita stessa della laguna. A partire dall’Appalto Concorso del 1975 innumerevoli sono state le proposte di strategie di difesa e di tipologie di opere destinate a fermare le maree alle bocche di porto. Le alternative esaminate hanno riguardato sia la concezione stessa della modalità di difesa (opere alle bocche, interventi morfologici), sia l’individuazione delle diverse modalità di regolazione delle maree con opere alle bocche di porto. Per giungere alla scelta della soluzione di difesa ottimale per la laguna di Venezia sono state esaminate numerosissime ipotesi di progetto, riconducibili a tre strategie operative differenti:
- interventi di protezione degli abitati lagunari mediante opere di difesa locali;
- interventi sulla struttura fisica della laguna;
- interventi alle bocche di porto (permanenti o temporanei).
Per ciascuna ipotesi sono state studiate e confrontate alternative diverse per caratteristiche delle opere, modalità e aree di intervento, criteri esecutivi, efficacia rispetto agli obiettivi prefissati: un processo di ottimizzazione progettuale che, per elaborazioni e approfondimenti successivi, ha condotto alla scelta della soluzione in grado di rispondere a tutti i requisiti richiesti.

Il sistema MOSE
(il nome deriva dal primo Modulo Sperimentale Elettromeccanico testato nel periodo 1988-92)
La soluzione strategica scelta comprende un sistema combinato di tipologie di opere che prevede: la chiusura temporanea di tutte e tre le bocche di porto attraverso dispositivi mobili, “difese locali” delle parti più basse dei centri abitati contro le maree più frequenti, “difese dei litorali e degli elementi morfologici tipici della laguna” contro le mareggiate e contro gli apporti di sostanze inquinanti.
Il cuore del sistema è costituito dunque da quattro sbarramenti sui tre varchi naturali esistenti tra mare e laguna (Bocca di Chioggia, Bocca di Malamocco e bocca del Lido, diviso tra il canale di S.Nicolò e quello di Treporti) ); a sua volta, ciascuno sbarramento è costituito da varie paratoie mobili comandate indipendentemente l’una dall’altra. La lunghezza totale delle barriere è di circa 1.600 metri; ogni bocca è corredata da porti rifugio (lato mare e lato laguna) e da conche di navigazione che consentono il passaggio dei natanti anche quando la barriera è chiusa. Le “difese locali” contro gli allagamenti delle parti più basse dei centri abitati, compatibilmente con la loro struttura architettonica e socio-economica, sono costituite da opere di rialzo della quota di rive, fondamenta e pavimentazioni pubbliche; di protezione degli abitati, sia dagli allagamenti dovuti a infiltrazioni e rigurgito dai tombini sia da sifonamento; di consolidamento della stabilità delle rive; di riordino delle reti di servizi sottostanti la pavimentazione.
Le “difese dei litorali e degli elementi morfologici tipici della laguna” sono finalizzati a difendere il litorale e i suoi abitati dalle mareggiate, a ripristinare e tutelare gli elementi morfologici tipici della laguna con le loro fondamentali funzioni idrodinamiche e naturalistiche, nonché a ridurre gli apporti di sostanze inquinanti dalla gronda lagunare (Marghera) e dalle discariche del passato.
Concludendo, il sistema Mose risponde pienamente all’obiettivo posto dalla Legge Speciale 798/84 “Nuovi interventi per la salvaguardia di Venezia”, ovvero la difesa completa di tutti gli abitati lagunari dalle acque alte di qualunque livello; in più, oltre all’efficacia del funzionamento, non modifica gli scambi idrici tra mare e laguna, non presenta interferenze visive nei canali di bocca, non interferisce con le attività portuali.

Benefici collaterali
Il sistema del MOSE, in quanto costituito da sbarramenti mobili e indipendenti sui tre varchi tra mare e laguna, rispettivamente all’estremità sud, al centro e all’estremità nord, potrà assolvere anche al compito di vivificare la Laguna: infatti, a seconda delle condizioni del mare e del vento, alzando parzialmente una barriera piuttosto che un’altra, sarà possibile creare delle correnti, facilitando il ricambio dell’acqua. Naturalmente, la praticabilità di tali interventi andrà verificata quando, finiti i lavori, si passerà alla gestione del sistema dal Centro operativo situato nello storico Arsenale di Venezia, dove è in corso di realizzazione la centrale operativa che sovrintenderà lo operazioni delle barriere.

Esecuzione dell'opera
Nella realizzazione del piano di tutela della città e della laguna il Magistrato alle Acque, attraverso il Consorzio Venezia Nuova, ha seguito un percorso che, partendo dalla rigorosa applicazione del principio di precauzione e passando per l’adozione di misure adattative in grado e anticipare e mitigare i possibili impatti delle trasformazioni prodotte, sta arrivando al traguardo finale con il completamento delle opere del MoSE. Su questo percorso sono stati realizzati interventi per aumentare la “resilienza” del territorio lagunare e altri per predisporre difese “attive” in grado di aumentare la sicurezza dagli eventi più devastanti; insieme questi costituiscono concrete ed efficaci soluzioni per la protezione del territorio e dei suoi abitanti.
E’ un’eccellenza, ormai riconosciuta e consolidata, a cui si guarda come a un modello di riferimento in grado di configurare soluzioni adottabili in altre aree del Pianeta: sia per l’approccio progettuale (secondo linee guida che hanno coniugato la grande opera strutturale con gli interventi puntuali di ingegneria ambientale), sia per le strategie gestionali, sia per la gradualità delle tipologie di opere da realizzare, sia per quanto riguarda specifiche scelte ingegneristiche.

 

 

Usiamo i cookies per darti un'esperienza pratica e senza soluzione di continuità sul nostro sito. Continuando a navigare in questo sito, concordi con la nostra politica sui cookies. Scopri di più sui cookies nella nostra pagina dedicata alla Politica sui Cookies.

Accetto e proseguo la navigazione del sito