05 - 2014 | Brevetti
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I dati dell’EPO indicano investimenti da record, ma l’Italia fa ancora fatica


Europa e voglia di innovazione, brevetti ok

Davide Canevari

“Siamo cresciuti per il quarto anno consecutivo, mettendo a segno il miglior risultato di tutti i tempi”. Sono davvero poche le realtà che - in questa fase dell’economia planetaria - possono permettersi di rilasciare una dichiarazione di questo tenore, commentando i dati del 2013. E l’elemento forse più sorprendente e inatteso riguarda il soggetto titolare del commento: l’EPO, ovvero lo European Patent Office, l’organizzazione europea dei brevetti, per usare la formula italiana. Segno che, nonostante la crisi (o, come sostengono alcuni più lungimiranti, proprio in risposta alla perdurante crisi) il mercato dell’innovazione non si è affatto fermato e, anzi, è più che mai in fermento.


Gli stessi responsabili dell’EPO forniscono alcuni dati a supporto dei precedenti commenti: nel 2012 sono state ricevute 266 mila richieste di registrazione rispetto alle 258 mila del 2013 e sono state rilasciate 66.700 european patent, l’1,6 per cento in più rispetto al 2012 (allora furono 65.600). “Questo prova - è stato il commento del presidente EPO Benoît Battistelli - che le compagnie di tutto il mondo continuano a vedere l’Europa come un prezioso hub di innovazione. Mentre la presenza di molte industrie comunitarie in cima alla lista delle richieste conferma come la UE stessa mantenga ancora oggi un ruolo centrale nella promozione delle attività ad alto contenuto di tecnologia”.


In effetti è interessante notare come una parte significativa delle richieste di registrazione provenga da Paesi extra-europei (ben i due terzi). Gli Stati Uniti, ad esempio, si sono confermati anche nel 2013 come la nazione più attiva, con poco meno di 65 mila richieste (il 24 per cento del totale). Alle spalle degli USA, il Giappone con oltre 53.400 richieste e uno share pari al 20 per cento sopravanza la Germania. Ed è significativo trovare, nelle posizioni di rincalzo, anche la Cina con quasi 22.330 richieste (e poi c’è ancora chi si ostina a pensare che questa nazione sia solo in grado di copiare e di rubare le idee all’Europa) e la Corea del Sud (uno dei protagonisti a livello mondiale in termini di R&S). L’Italia non figura nella top ten, ma questa purtroppo non è una sorpresa.

C’è un secondo dato - per certi versi ancora più significativo - ed è quello che illustra il numero di brevetti rilasciati nel 2013 in relazione alla popolazione residente. In questa speciale classifica la Svizzera si presenta senza rivali con ben 832 application per milione di abitanti, davanti alla Svezia (402), alla Finlandia (360), alla Danimarca e all’Olanda (347 ciascuna). Spostando l’attenzione al di fuori dell’Europa, spiccano i valori di 129 per la Corea del Sud e di 107 per gli Stati Uniti. Chiaramente la Cina “sparisce” visto il miliardo e oltre di cittadini. Ma, purtroppo, sparisce anche l’Italia che deve accontentarsi di 60 brevetti EPO (sempre tenendo come anno di riferimento il 2013) ogni milione di abitanti; la metà della Francia, un quinto della Germania, un sesto dei Paesi scandinavi.

Tutte realtà con le quali, a parole, pretendiamo di competere ad armi pari nell’area europea. La stessa Slovenia è riuscita a far meglio di noi. Altro dato che deve far riflettere? Eccolo: riguarda la differenza di richieste di brevetti EPO tra il 2013 e il 2012. Ci sono state realtà estremamente dinamiche come il Portogallo (più 34 per cento), la Turchia (più 32 per cento), l’Olanda (più 17 per cento), l’Irlanda (più 9 per cento), la Danimarca (più 8 per cento), la Svezia (più 8 per cento). L’Italia è invece stata capace di peggiorare, nonostante il livello mediocre di partenza (meno 3 per cento). Anche la Germania è in frenata (meno 5 per cento), ma come visto in precedenza rimane in assoluto uno dei punti di riferimento dell’innovazione su scala mondiale.

 

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