04 - 2014 | Consiglio Nazionale Ingegneri
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Il CNI promuove un comitato nazionale per la sostenibilità e l'equità dello sviluppo

Una Carta ecoetica per guidare il cambio culturale

dott. ing. Andrea Gianasso - Consigliere del CNI

“Primum vivere”.
Non sappiamo esattamente chi, in un lontano passato, ha espresso questo semplice concetto che, sotto molti punti di vista, riassume le difficoltà che incontra il mondo attuale quando, sollecitato da ogni parte a risolvere i problemi della sostenibilità, cerca di porre in essere iniziative concrete che, per loro natura, inevitabilmente incidono sull’economia dei vari paesi e, di conseguenza, trovano resistenze e critiche di ogni genere. Il momento che stiamo vivendo é considerato da molti, giustamente, fondamentale per il futuro del pianeta, perché tutti ci stiamo rendendo conto che, se non permettiamo alla terra di autorigenerarsi e proseguiamo nella sfruttamento incontrollato delle risorse, il limite da non oltrepassare, il cosiddetto “tipping point”, punto di non ritorno, é stato di fatto già superato e le conseguenze potrebbero essere inarrestabili e scarsamente reversibili.


Sappiamo tutti che l’ultima Conferenza sullo sviluppo sostenibile "Rio+20", dopo le grandi speranze aperte da Rio92 e dal protocollo di Kyoto del 97, é considerata da molti un fallimento ed ha visto gli interessi economici e le esigenze del mercato sovrapporsi di fatto alle aspettative di tutti, rinviando ad un lontano e improbabile 2020 la determinazione di nuove regole e nuovi parametri vincolanti. In questa situazione sono innumerevoli sia i dibattiti e le asserzioni di principio in difesa dell’ambiente, sia tutto un insieme di lodevoli iniziative in atto, quali ad esempio l’Ora della terra del WWF, la continua ricerca di riduzione delle emissioni, le innovazioni nel campo delle fonti di energia rinnovabile e dell’efficienza energetica, il tentativo di ridurre il consumo di suolo.

Tuttavia, volgendo lo sguardo alla situazione generale, appare evidente l’inerzia conseguita dal mantenimento nel tempo dello status quo, da una storicità logica secondo cui il dovere primario di tutelare l’economia viene anteposto ad ogni altra considerazione, senza tener conto che il “vivere” di oggi non ha alcun significato se non correlato alla possibilità di “vivere” domani.
Entro questa ancora prevalente logicità esprimere le proprie apprensioni, non tacere di fronte alle ombre che si estendono sul futuro del pianeta e dell’umanità é senz’altro giusto e doveroso ma, purtroppo, non é che in questo modo si possa andare molto lontano.
E’ preferibile, quindi, agire per porre in atto tutte le iniziative possibili che possano, in qualche modo, migliorare la situazione e determinare quel cambio culturale che potrà permettere di invertire la rotta attuale in futuro.


Con questo approccio, indubbiamente congeniale alla formazione pragmatica e concreta degli ingegneri, il Consiglio Nazionale Ingegneri ha predisposto la Carta ecoetica, con l’intento di riportare in essa un corpo di proposizioni (Assunti e Principi) che si ritengono di significativa importanza nel delineare una piattaforma etico-culturale atta a costituire un terreno di convergenza su alcuni fondamenti che, se condivisi, possano risultare di utilità nell’indirizzare in prospettiva il vivere collettivo.
Documento, questo, che per sua natura non può essere cristallizzato in un testo compiuto e definitivo, perché l’ecoetica é una disciplina – così é giusto chiamarla – poliedrica e in evoluzione, che si misura in continuazione con nuovi argomenti riguardanti inediti comportamenti individuali e collettivi resi possibili dall’avanzamento della conoscenza e delle applicazioni tecnico-scientifiche e che, in ultima istanza, si articola con l’articolarsi dei contesti socio-culturali e delle problematiche economiche, ambientali, alimentari ed energetiche.


Quindi, sia gli assunti di base, sia i principi fondamentali indicati nella attuale versione della Carta saranno, ed é giusto che siano, arricchiti nel tempo con il contributo di tutti. L’impostazione di base del documento si fonda sulla necessità di una presa di coscienza della coesistenza, nel nostro pianeta, di bio-diversità che creano ecosistemi fra loro interdipendenti, per cui non é sufficiente – di fronte a qualsiasi intervento dell’uomo – esaminare le conseguenze su un aspetto specifico del sistema ma deve essere esaminato e vagliato con attenzione l’impatto dello stesso, a cascata, su altri sistemi paralleli e correlati. Questa interdipendenza, che fissa il quadro generale delle condizioni al contorno di cui si deve tener conto per qualsiasi iniziativa si voglia intraprendere, deve essere esaminata principalmente con riferimento a due problematiche strettamente fra loro connesse e che al momento possono essere considerate le problematiche di fondo dell’ecoetica: lo sfruttamento economico delle risorse da un lato, l’inquinamento dell’ambiente dall’altro.

Sulla base di tali assunti la Carta indica alcuni dei principi fondamentali da tener presente nell’elaborare scelte atte a favorire la sostenibilità dello sviluppo: evitare che il tasso di consumo delle risorse rinnovabili ecceda il tasso di ricostituzione assicurato dai sistemi naturali; evitare che il tasso di consumo delle risorse non rinnovabili ecceda la capacità del genere umano di assicurare la loro surrogazione; evitare che il tasso di emissione degli inquinanti superi la capacità dell’atmosfera, dell’acqua e del suolo di assorbire e trasformare tali sostanze; favorire la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e di altre sostanze ad effetto serra. Per raggiungere tali obiettivi é necessario agire sugli stili di vita, individuali e collettivi, con una attività di comunicazione e di informazione finalizzata a far comprendere la necessità di rispettare l’ambiente e di adottare scelte di vita improntate alla conoscenza delle risorse disponibili, alla scelta di prodotti e servizi rispettosi delle norme a carattere sociale e ambientale, al rispetto del paesaggio, alla mobilità sostenibile.
La necessità, in definitiva, di promuovere l’affermazione di una cultura della responsabilità nei confronti delle generazioni future e del pianeta, aventi destini inscindibili.


In questo contesto gli ingegneri hanno molto da dire, non soltanto per le conoscenze di cui dispongono che li portano a poter attuare in concreto quanto altri semplicemente auspicano e vorrebbero ma anche perché, notoriamente, la professione sta evolvendo soprattutto nel campo dell’innovazione e della ricerca, aspetto questo di importanza fondamentale per lo studio di soluzioni tecnico-scientifiche valide dal punto di vista funzionale ed economico e, nel contempo, tali da rispettare i principi dell’ecoetica e, anzi, divenire il riferimento principale per la soluzione e l’attuazione di innovazioni atte non solo ad evitare danni ma anche a portare ad un miglioramento della situazione globale.


Il Consiglio Nazionale Ingegneri, quindi, ritiene in prospettiva importante, sulla scia dell’iniziativa riguardante il varo della Carta ecoetica, farsi promotore della istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Comitato Nazionale di Ecoetica, deputato a svolgere, al pari di ciò che avviene in ambito bio-scientifico attraverso il già insediato Comitato Nazionale di Bioetica, una preziosa attività di consulenza al Governo e alle istituzioni con l’emissione di pareri, mozioni e pubblicazioni elaborati sulla base di orientamenti di pensiero che, proiettati nel medio-lungo periodo, siano di utilità nel favorire l’affermazione di visioni, logiche e azioni ispirate all’esigenza – dettata dalla sostenibilità – di una necessaria armonica interpretazione e composizione delle istanze economiche, energetiche, ambientali e sociali.


In altre parole, all’esigenza di inserire, nel difficile sistema di equazioni da risolvere che può rappresentare idealmente la complessità delle problematiche correlate alla sostenibilità, una nuova incognita che rende il sistema più complicato ma, ove risolto, risolto nel modo migliore.
Gli ingegneri d’Italia, in quanto protagonisti nei settori dell’industria, delle costruzioni, delle infrastrutture, dell’informatica e dell’ambiente, si sentono direttamente chiamati in causa, pur con la consapevolezza che una neo-formazione istituzionale del tipo di quella che si intende realizzare non possa non possa configurarsi senza un’estesa condivisione fra altre professioni e altri soggetti pubblici e privati impegnati su fronte della responsabilità inter-generazionale e della sostenibilità dello sviluppo.
Ciò in ragione del convincimento che dove fiorisce il dibattito culturale, la partecipazione diffusa, il dialogo, non può esservi che crescita.

 

 

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