03 - 2014 | Efficienza e rinnovabili
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Anche in vista degli obiettivi del 2030, il nostro Paese cerca un percorso praticabile

Efficienza e rinnovabili, missione Italia

prof. ing. Gianni Silvestrini, Direttore scientifico Kyoto Club

Quest’anno in Europa si parlerà molto degli obiettivi al 2030 da definire in vista dell’appuntamento di Parigi del 2015, decisivo per il raggiungimento di un accordo mondiale sul clima. Il passato ci indica che il disaccoppiamento tra crescita ed emissioni è possibile. Tra il 1990 e il 2012 il nostro Continente ha visto infatti una crescita del Pil del 45% a fronte di una riduzione del 18% dei gas serra. Tenendo conto di questi risultati, la Commissione Europea ha avanzato una proposta con nuovi impegni al 2030.
Sul fronte delle emissioni climalteranti, si punta ad una riduzione del 40% rispetto ai livelli del 1990. Più debole il segnale venuto da Bruxelles sulle fonti rinnovabili, con una previsione di copertura pari al 27% dei consumi energetici finali. Un obiettivo poco superiore al trend tendenziale di crescita. Sull’efficienza energetica, infine,viene rimandata l’eventuale definizione di targets alla valutazione delle modalità di recepimento della Direttiva sull’efficienza che dovrà avvenire entro il mese di giugno. Più incisiva la posizione del Parlamento Europeo.

In seduta plenaria è stata alzata l’asticella delle rinnovabili (30%) e si è introdotto un obbiettivo sull’efficienza energetica, prevedendo una riduzione dei consumi del 40% rispetto allo scenario tendenziale. Dopo la pronuncia dei Capi di governo a marzo seguirà un processo di conciliazione delle diverse posizioni che dovrebbe consentire all’Europa di arrivare all’appuntamento sul clima del prossimo anno con una posizione unilaterale incisiva, in grado di favorire il coinvolgimento anche degli altri paesi. Ma torniamo agli obiettivi 2030. Per quanto riguarda la riduzione delle emissioni, una parte dell’impegno verrà attribuito ai comparti industriali energivori assoggettati alla Direttiva dell’Emissions Trading che dovranno accelerare il tasso annuo di riduzione delle emissioni di CO2 con il passaggio dall’1,74% di questo decennio al 2,2% nel decennio successivo.

Con queste assunzioni i settori ETS dovrebbero ridurre le emissioni del 43% rispetto ai valori del 2005, mentre agli altri comparti toccherebbe una riduzione del 30%, sempre rispetto al 2005.
Passando alle rinnovabili, è pensabile che si riesca a mantenere, anche con sostegni fortemente ridotti, il tasso di crescita che si è registrato negli ultimi anni grazie ad incentivi molto elevati?
Alcuni elementi inducono ad essere fiduciosi.
Innanzitutto, l’evoluzione delle tecnologie verdi porterà ad ulteriori tagli dei costi. In alcuni casi, come nel fotovoltaico, nel prossimo decennio sarà possibile immaginare una diffusione senza incentivi, in buona parte attraverso sistemi misti, solare più accumulo.
Le rinnovabili termiche presentano ancora grandi margini di incremento con costi minimi e si espanderanno in parallelo con la riqualificazione spinta del patrimonio edilizio. Troveranno un loro spazio anche applicazioni, al momento del tutto marginali, come la climatizzazione estiva e la fornitura di calore di processo nell’industria attraverso tecnologie solari.
I biocarburanti di seconda e terza generazione consentiranno, infine, di utilizzare biomassa locale ed è prevedibile che la forte innovazione (dal bioetanolo al biometano, per finire alle alghe) favorirà la loro competitività.
Più in generale, la forbice tra l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili e la contemporanea riduzione di quelli delle rinnovabili, garantirà una forte spinta propulsiva in grado di controbilanciare ampiamente gli elementi di rallentamento (come il progressivo esaurimento dei siti migliori per l’eolico).
Considerato che il target del 2020 per le rinnovabili verrà agilmente superato dall’Italia e dall’Europa, è importante che venga fissato un traguardo pari ad almeno il 30% dei consumi al 2030. Sul versante elettrico questi targets implicano che metà della produzione sarà generata da  rinnovabili, segnando irreversibilmente il processo di decarbonizzazione in atto.
E’ importante che la fase 'Rinnovabili 2.0' venga gestita con il minimo di incentivi e il massimo di contributo positivo al sistema energetico e produttivo, grazie ad un’attenzione particolare su ricerca e innovazione e alla capacità di creare un tessuto industriale reale dell’energia del futuro.
Ma è sulle politiche dell’efficienza che occorrerà prestare una particolare attenzione per raggiungere i risultati al 2020 e 2030. In realtà, in questo settore si riscontra un certo ritardo. Lo spirito della Direttiva 27/2012 è proprio quello di dare una forte accelerazione alle politiche sia sul fronte civile che in quello industriale, anche con la predisposizione di soluzioni finanziarie innovative in grado di allargare notevolmente l’ampiezza degli interventi.
Ovviamente, l’impatto economico delle politiche sul clima è stato studiato con grande attenzione, sia da parte della Commissione che da realtà esterne. Un’analisi comparativa di diversi modelli econometrici coordinata dal Postdam Institute, con la partecipazione anche della Fondazione Mattei, ha messo in evidenza la possibilità di raggiungere il taglio del 40% delle emissioni europee con un costo minimo (- 0,7% del Pil al 2030). Per le valutazioni sull’Italia occorrerà aspettare gli obiettivi finali a livello europeo e, dove stabilito, anche quelli a livello di singolo paese. Si possono comunque fare alcune prime considerazioni.
Negli scenari di riferimento al 2030 disegnati dalla Commissione il nostro paese dovrebbe avere consumi energetici del 6% inferiori a quelli del 2010, un valore che dovrebbe significativamente abbassarsi nelle ipotesi di “policies” attive.
Se inoltre gli obiettivi delle rinnovabili al 2030 del 27% e 30% dovessero essere automaticamente trasferiti all’Italia, essi rappresenterebbero una quantità pari a 44-49 Mtep (valori inferiori in presenza di politiche spinte di efficienza).

Nel nostro paese la quota di rinnovabili elettriche è già molto elevata ed ha consentito lo scorso anno di soddisfare un terzo della domanda. Il fotovoltaico, in particolare, ha coperto il 7% della richiesta, la percentuale più alta al mondo.
Al 2030 le rinnovabili dovrebbero soddisfare il 45-50% della domanda elettrica. Sarà auspicabile la diffusione di tecnologie in grado di ridurre i consumi di energia primaria e di aumentare la domanda elettrica (dalle pompe di calore ai veicoli elettrici) che possono consentire di assorbire più facilmente una quota crescente di rinnovabili non programmabili.
Anche sul versante termico ci si aspetta una crescita rilevante. Il Piano d’Azione Nazionale per le rinnovabili del 2010 indicava per le rinnovabili termiche un obbiettivo di 10,5 Mtep al 2020. Secondo il Gse nel 2012 il loro valore era di 7,4 Mtep, ma la sola biomassa, da rilevazioni di Aiel, avrebbe contribuito per 9 Mtep lo scorso anno. Aggiungendo quasi 2 Mtep per le altre tecnologie (solare, pompe calore), il contributo delle rinnovabili termiche supererebbe quindi già ora il target di fine decennio.

Aldilà degli obiettivi finali al 2030, è chiaro che il nostro paese, avendo già spinto al massimo il consumo del gas, essendo preclusa l’opzione nucleare e risultando piuttosto improbabile il sequestro di CO2, dovrà puntare su un mix intelligente di efficienza energetica e rinnovabili. Cercando di cogliere tutte le opportunità per acquisire know-how, far emergere tecnologie, sviluppare soluzioni che, oltre a servire internamente, possano favorire la nostra competizione sui mercati internazionali.

 

 

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