03 - 2014 | Nuovo Museo del Duomo
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Una visita al nuovo Museo del Duomo

Proposte per completarlo e celebrare la fine del restauro della gran Guglia


dott. ing. Marco Castelli


Castelli

Ho recentemente fatto visita al nuovo Grande Museo del Duomo con amici. Dico subito che l’allestimento di Guido Canali (che ha saputo valorizzare la suggestione dei riscoperti “muri viscontei”) è piaciuto a tutti. Ma a qualcuno è sembrato che mancasse qualcosa di fondamentale: nel depliant consegnato al visitatore all’ingresso, i temi indicati sembrano rimasti allo stato di titoli delle varie sezioni, senza essere sviluppati, nel museo, con adeguate presentazioni storico-didattiche, sala per sala, in italiano ed inglese come è ormai prassi normale. Mi auguro che il completamento sia stato solo rimandato per rispettare la data fissata per l’apertura, come spesso avviene.

Inoltre, non vi si trova traccia di Croce e della sua straordinaria realizzazione. C’è solo un accenno (sezione 11) all’ “ innalzamento della Guglia Maggiore” , quale “lavoro principale della Fabbrica nel XVIII sec.”, per introdurre la presentazione dei modelli e della struttura portante della statua della “Madonnina” di Giuseppe Perego. Né sembra sia stata prevista, per ora, alcuna sezione del Museo dedicata alla travagliata ma interessantissima storia del suo massimo pinnacolo: a questo fine gioveranno i verbali della grande Giornata di Studio intitolata “La gran Guglia del Duomo di Milano e il caso Croce”, organizzata dalle tre Fondazioni del Collegio degli Ingegneri e Architetti, della Veneranda Fabbrica e del Corriere della Sera, il 28 ottobre 2009, nella Sala delle Colonne, per iniziativa del compianto dr. ing. Edoardo Bregani.

Tale Giornata conseguì un duplice risultato: in primo luogo ha attratto l’attenzione di un folto pubblico di ingegneri, “addetti ai lavori” a vario titolo, e semplici cittadini, sulla bellissima e audace struttura del complesso tiburio-guglia del Duomo alla vigilia di un restauro molto impegnativo che è tuttora in corso e si concluderà l’anno venturo. In secondo luogo ha consacrato, sulla base degli interventi di qualificati relatori, primo fra tutti quello del compianto protoarchitetto del Duomo, dr.ing. C. Ferrari da Passano, la “riabilitazione” del dimenticato autore della grande Guglia e del suo capolavoro, riabilitazione che Edoardo Bregani e noi Ingegneri e Architetti del Collegio, insieme con lui, auspicavamo.

Fa senz’altro un gran piacere constatare che il Nuovo Museo del Duomo sia stato valorizzato nell’aspetto formale da un bravissimo architetto, ma ritengo che la riabilitazione di un grande architetto dimenticato ne potrà costituire la vera grande novità quanto al contenuto museale in senso stretto.

Non è forse superfluo sottolineare, ancora una volta, che è stata questa Guglia barocchetta, contestatissima al suo nascere, (quando si stava ormai affermando il nuovo gusto neoclassico), e ispirata al nobile precedente visconteo, questa volta veramente gotico, della torre nolare dell’Abbazia di Chiaravalle, a “dare il là” alla fioritura di tutte le altre guglie. E’ infatti dalla guglia crociana (non più gotica, ma barocchetta!) che sboccia la originalissima scenografia di un “tempio a cielo aperto” dove la guglia di Croce “svolge il ruolo dell’albero maestro di una nave”!
Così ebbe a scrivere un entusiasta visitatore americano (Mark Twain) uno dei tanti che gridarono, fin dal primo Ottocento, alla “ottava meraviglia del Mondo!”

Un’osservazione: a coloro che ancora arricciano il naso per la (innegabile) mancanza di “purezza” e coerenza stilistica del Duomo gioverebbe far osservare che il Duomo di Milano, come bene ha detto il professor Stefano Zuffi, se lo si vuole apprezzare nei suoi punti di forza, non va paragonato, per ricorrere a una metafora letteraria, a un romanzo, ma piuttosto a una antologia di brani architettonici (tutti però, lo si riconosca… di eccezionale qualità!) attraverso i secoli.

Da questa visita e dalle considerazioni sopra esposte nascono spontanee tre iniziative da sottoporre agli amici della Veneranda Fabbrica:

1) Un’altra Giornata di Studio sull’esito dei lavori di restauro che furono annunciati in quella del 2009, da concludersi con la inaugurazione della Guglia Croce, o se si preferisce, del Croce , ma si ricordi che la guglia, comunque la si voglia chiamare, attende da più di duecento anni una pur modesta cerimonia inaugurale, (come ricorda E.Brivio a pag. 159 del catalogo della Mostra “…E il Duomo toccò il cielo”. Skira, Milano, 2003).

2) la inaugurazione della via Francesco Croce;

3) la creazione di una piccola ma importante nuova sezione nel Museo intitolata “Storia della guglia Croce” corredata da due nuove aggiunte, sponsorizzate a cura del Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano:

A) un confronto su un “tabellone” di 2 - 4 m. di lato, da progettarsi a cura dall’architetto Canali, fra le due immagini del Duomo… “prima e dopo F.Croce” (vedasi mio articolo nel N.9 di settembre 2013 del GI), riproducente, insieme alla vista del Duomo di D.Del Re del 1741, la nuova Guglia, appena coronata con la Madonnina, disegnata e incisa da G. C. Bianchi nel 1774;

B) un modello in legno in scala 1:50 dello spaccato della parte centrale del Duomo (con 2 piloni, il tiburio, la guglia e la Madonnina , si veda immagine).

Entrambi questi oggetti potrebbero essere collocati contro la parete di muro “visconteo” (lunga 4-5 m.) che già accoglie, nel museo, quel modello di moncone di guglia che fu fatto realizzare dall’ingegner Ambrogio Nava, Architetto del Duomo, per il restauro del 1844. Accanto, la storia della Guglia potrebbe essere raccontata in apposita didascalia bilingue.

Aggiungo alcune considerazioni sulle tre iniziative proposte:

1) La intitolazione a Croce è ormai un atto dovuto dopo che le altre guglie importanti, come già osservato, sono state identificate fin dall’inizio col nome del loro architetto, rispettivamente, Amadeo, Vandoni, Pestagalli e Cesa Bianchi, ( vedasi E.Brivio “Il Duomo” pag.192 e 194, edito dalla V.F. nel 2003).

2) La seconda iniziativa proposta sarebbe anch’essa solo un altro atto dovuto, questa volta dalla Città di Milano dove Croce ebbe i natali e fu battezzato nella Parrocchia di S.Eufemia. Essa richiederebbe la “collaborazione” anche dell’Amministrazione cittadina.

3) Il modello scala 1:50, ad altezza d’uomo, richiederà il suo tempo a essere realizzato ma è destinato a far comprendere al profano la grandezza del progetto di Croce, cosa che non è altrettanto percepibile nel Modellone del Duomo, scala 1:20.

 

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