02 - 2014 | In ricordo di Donato Bramante
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In ricordo di Donato Bramante nel 500° anniversario della scomparsa

dott. arch. Silvia Guagliumi

Donato Bramante e la sua attività artistica in Lombardia

Donato di Pascuccio d'Antonio, detto il Bramante, destinato a divenire uno dei più importanti architetti dell'età rinascimentale, nacque nel 1444 a Monte Asdruvaldo, vicino a Urbino e morì a Roma nel 1514. La sua presenza a Milano è accertata dal 1481 circa, sino alla caduta della città nel 1499 a seguito dell'invasione francese che pose termine alla signoria degli Sforza.
Risalgono al 1477 i primi documenti relativi alla decorazione realizzata dal Bramante nel Palazzo del Podestà in Bergamo. Si può ritenere verosimilmente che nella sua formazione ad Urbino egli sia stato discepolo di Piero della Francesca. Negli anni della sua educazione artistica fu influenzato dalle nobili proporzioni del Palazzo Ducale urbinate, dall'armonia dei dipinti del suo "maestro" Piero e dall'interesse per l'antichità classica ed il Mantegna. Infatti Donato avrebbe in seguito realizzato opere architettoniche che esprimevano quei principi attraverso un lessico classico che sarebbe stato d'esempio per questa disciplina anche nei secoli successivi. Il primo progetto noto bramantesco fu la riedificazione della Chiesa di S. Maria presso San Satiro a Milano, un edificio di modeste dimensioni risalente al IX secolo.

 

Bramante 2

Milano: Chiesa di Santa Maria presso San Satiro, pianta e sezione alzato (sinistra) - Santa Maria delle Grazie, tiburio (a destra - foto dell'Autore)


Su sua ideazione l'edificio fu trasformato in una chiesa a tre navate coperte da volte a botte, con vasto transetto creando un capolavoro d'illusione prospettica con una finta abside che contribuisce a dare alla cupola situata nel punto d'incrocio dei bracci della croce latina un profondo significato spaziale. Il progetto della chiesa doveva tenere presente il limite fisico rappresentato da una stretta strada che ne impediva lo sviluppo verso quel lato. Pertanto egli per realizzare il senso di spaziosità e di profondità scenica rappresentato dal coro, dalla navata centrale e dal transetto concepiti come un "unicum", deve ricorrere all'ingegnoso espediente di una finta prospettiva. Il progetto di questa chiesa anticipa il disegno bramantesco per la ricostruzione di San Pietro a Roma, rappresentando l'archetipo di numerosi luoghi di culto sorti in Italia nel Cinquecento e nel Seicento.
Esternamente, egli imprime nell'alzato della "cappella" o sacello di San Satiro uno sviluppo verticale su tre piani. Il piano inferiore di forma cilindrica presenta nicchie profonde situate fra due lesene e alternate a superfici murarie lisce. La pianta centrale evidenzia quattro bracci della croce greca che innalzandosi sopra il cilindro realizzano il secondo piano In ognuno di questi bracci è collocata una finestra ed il tetto è a due falde, il loro punto d'incontro diventa un piano supplementare che crea un quadrato su cui si erige il tamburo ottagonale con finestre alternate tra singole lesene, infine sopra il tamburo si eleva la lanterna di forma circolare. Internamente, al centro del sacello dedicato al fratello di Sant'Ambrogio,sorgono quattro colonne di epoche diverse e di datazione incerta,comunque provenienti da monumenti d'epoca romana. Il Battistero, d'ispirazione paleocristiana, è a pianta ottagonale con cupola che poggia su un piano inferiore con nicchie e un piano superiore riccamente ornato con fregi e medaglioni.

Il cardinale Ascanio Sforza diede al Bramante l'incarico per la progettazione in collaborazione con altri architetti della Cattedrale di Pavia. Donato s'ispira nel disegno al Duomo di Pisa, forma i tre bracci del coro a tre navate ciascuno ed ognuna termina con tre absidi, nei quattro angoli della pianta a croce latina pone le sacrestie con otto nicchie.Esternamente la massa muraria dell'edificio appare unitaria ma nel contempo vivacemente articolata:
gli eleganti cornicioni, i fregi e le basi dei pilastri fungono da elementi unitari, ma l'articolazione drammatica è data dagli imponenti pilastri (che assorbono la spinta della volta) e dai semicilindri delle absidi con grandi finestre e lesene che creano una diversa intensità di rilievo nella superficie muraria. La principale caratteristica internamente è l'impostazione della cupola, retta da otto pilastri molto distanziati rispetto allo spazio centrale.
Particolarmente interessante è la cripta con un forte valore simbolico che ricorda la chiesa inferiore di San Francesco ad Assisi. Quando il Bramante lasciò la direzione dei lavori gli architetti che si susseguirono apportarono diverse modifiche al progetto originale. Intorno al 1490 iniziarono i lavori nella chiesa di Santa Maria delle Grazie dove Donato intendeva realizzare un edificio indipendente a pianta centrale collegato alla chiesa con una lunga navata. Il disegno essenziale prevedeva un vasto cubo, una cupola su tamburo e pennacchi da cui si originano tre absidi. Le pareti con numerose finestre costituivano insieme a quelle del tamburo della cupola le fonti di luce. Il nuovo coro era destinato a divenire il mausoleo del Duca e forse l'urgenza del Signore di Milano nel richiedere il completameno della costruzione in tempi rapidi derivava da presentimenti, infatti poco prima della fine dei lavori la Duchessa morì e lo Sforza la seguì poco dopo. Peraltro il progetto originario del Bramante ha subito pesanti modifiche ed è riconoscibile nel piccolo peristilio accanto al coro e nella sacrestia a settentrione di esso. Le equilibrate proporzioni e la poetica architettonica ci fanno intuire la splendida ideazione del "maestro".

Le decorazioni interne di Santa Maria delle Grazie rispettano la volontà di Donato, mentre l'esterno fu eseguito quasi certamente da maestranze locali. L'effetto della chiesa all'interno è pertanto di estrema leggerezza e luminosità con ornamenti geometrici come le finestre dipinte a finte ruote subordinata alla sobria organizzazione degli spazi. Altra sua importante opera milanese è la progettazione di tre chiostri per sant'Ambrogio e per l'annesso monastero. Il primo, la "Porta della Canonica", situato su un lato della chiesa presenta una successione di archi a tutto sesto poggianti su colonne, con al centro un arco più vasto sorretto da pilastri quadrati con lesene addossate. Particolarmente interessanti e curiose appaiono le colonne somiglianti a tronchi d'albero per dei rilievi sui fusti che dimostrano come il Bramante avesse letto Vitruvio e la sua teorizzazione sulle origini degli ordini classici architettonici originatisi da tronchi d'albero utilizzati come sostegni verticali.Il chiostro dorico e quello ionico iniziati da Donato furono terminati in epoca posteriore. Sono annessi all'antico monastero di Sant'Ambrogio, che ospita attualmente l'Università Cattolica di Milano. Sicuramente il chiostro dorico è uno dei suoi progetti più maturi ed eleganti dove si riscontra l'influenza dell'architettura del cortile del Palazzo urbinate che si armonizza con gli elementi costruttivi propri della tipologia definita da Brunelleschi nell'Ospedale degli Innocenti.

I pulvini collocati sopra le colonne, collegate da un basamento continuo sorreggono le volte del chiostro. Il porticato non è rafforzato negli angoli da un pilastro ed appare felicemente studiato il rapporto tra le ampie arcate del piano terreno ed il piano superiore più basso,suddiviso in due campate di minor dimensione ubicate sopra ognuna delle vaste campate del piano inferiore. Pertanto le finestre non coincidono con il centro dell'arco contrassegnato da lesene che separano le finestre;ogni elemento architettonico è progettato con sapiente equilibrio delle forme e dei rapporti proporzionali. Da ricordare è anche la celebre "Ponticella" al Castello Sforzesco di Milano e la sua attività pittorica e decorativa: gli affreschi di Palazzo Panigarola sempre nella stessa città e l'unico dipinto su tavola di sicura attribuzione, il Cristo alla colonna (Pinacoteca di Brera), dove la figura anatomicamente perfetta di Gesù pare esprimere attraverso l'espressione del volto la sofferenza universale dell'umanità.

Il periodo romano di Donato Bramante

Bramante giunse a Roma alla fine del 1499 dopo aver lasciato Milano a seguito della caduta di Ludovico il Moro ad opera dell'esercito di Luigi XII d'Orléans, re di Francia e lì trascorse ilresto della sua vita. La prima opera romana è il piccolo Chiostro adiacente alla Chiesa di Santa Maria della Pace, iniziato nel 1500 circa e terminato nel 1504, che ricorda nel disegno architettonico il Chiostro dorico di Sant'Ambrogio a Milano(1490 ca.). Questa struttura si sviluppa su due piani in altezza ed evidenzia l'influenza di costruzioni dell'antichità classica capitolina quali il Teatro di Marcello. La serie di colonne al secondo piano situate in corrispondenza del centro di ciascuna arcata del pianterreno appare inusuale rispetto ai canoni architettonici codificati secondo il principio del "vuoto su vuoto, pieno su pieno".

Bramante 1

Roma: La casa di Raffaello (1512 ca.) in un disegno del Palladio (?) e in un'incisione di A. Lafrery, a sinistra. A destra il tempietto di San Pietro in Montorio (1502)

Egli adatta lo schema ideato per il chiostro milanese eliminando il muro nel piano superiore e trasformando la lesena che appariva come elemento centrale della cortina muraria in una colonna di supporto all'architrave. Il sottile gioco di equilibrate proporzioni e di contrasti di luci e ombre realizza un esempio morfologico di sobria eleganza (che appare allo stato attuale purtroppo in parte celata da una moderna tensostruttura per eventi) che rispecchia la piena maturità stilistica del "maestro". L'opera coeva del Tempietto di San Pietro in Montorio edificata nel cortile della omonima chiesa rappresenta il prototipo dei progetti bramanteschi per la ricostruzione della Basilica di San Pietro.
Il Tempietto fu edificato per i sovrani di Spagna Isabella di Castiglia e Ferdinando di Aragona, nel luogo in cui, secondo la tradizione era avvenuta la crocifissione di San Pietro.
Il Bramante riprende l'antica tipologia della chiesa cristiana, il "martyrium", a pianta centrale ed eretta nei siti appunto di un martirio o in località della Terra Santa (per es. Santo Sepolcro a Gerusalemme) con un significato di monumento commemorativo.
Il Tempietto rappresenta sicuramente un'opera rinascimentale che influenzerà le costruzioni di future generazioni di architetti, infatti lo stesso Palladio lo illustrò come esempio significativo nel suo Trattato. Esso è costituito da due cilindri concentrici in alzato, il peristilio e la cella, la larghezza del peristilio risulta eguale all'altezza della cella, esclusa la cupola emisferica.Tra le fonti antiche ispiratrici alla base della progettazione del tempietto le più significative sono il Tempio rotondo di Vesta, ubicato vicino al Tevere e quello cosiddetto della Sibilla a Tivoli, con peristilii che il disegno bramantesco richiama e rivisita.
In questa costruzione Donato utilizza antiche colonne di granito di ordine tuscanico e realizza un fregio con metope e triglifi alternati. Nell'architettura civile di sicuro interesse è il Palazzo denominato la "Casa di Raffaello" purtroppo andato distrutto nel '700. Fortunatamente ci sono pervenuti alcuni disegni ed incisioni che lo raffigurano e Vasari stesso lo ricorda nelle sue biografie(Vite). Bramante probabilmente lo progettò come sua dimora intorno al 1512 ed in seguito fu abitato da Raffaello. Il prototipo a cui fa riferimento
è "l'insula", ovvero una serie di appartamenti costruiti sopra una fila di botteghe.

Il pianterreno presenta un bugnato rustico separato, mediante una cornice marcapiano di pietre lisce, dal piano nobile che mostra colonne d'ordine dorico con finestre a edicola con frontone triangolare. Simmetria, ripetizione di medesimi elementi costruttivi e identificazione precisa della funzione costituiscono le regole architettoniche bramantesche per la progettazione civile dei palazzi. Da ricordare il suo disegno del Coro della Chiesa di Santa Maria del Popolo su commissione di Giulio II della Rovere. Sempre lo stesso Papa Giulio II gli propose la ristrutturazione della Basilica di San Pietro e diversi progetti per i palazzi vaticani.
Il cortile di S.Damaso fu ideato dal Bramante tenendo presente il Colosseo, con una serie di arcate a giorno, chiuse in seguito da vetrate a protezione degli affreschi eseguiti da Raffaello e dai suoi discepoli nella loggia.
Particolarmente interessante è la progettazione dell'anfiteatro commissionato da Giulio II, concepito con una serie di cortili a tre diversi livelli che si estendono dal palazzo sino alla casetta estiva denominata palazzina del Belvedere. Quest'ampia ideazione architettonica non fu mai completata e subì modifiche.
L'unico elemento architettonico del complesso vaticano bramantesco rimasto integro è la scala a chiocciola del Belvedere compresa dentro una torre e rappresenta una delle più geniali e raffinate costruzioni romane. Nel 1505 Giulio II incaricò Donato Bramante della ricostruzione della Basilica di San Pietro in Vaticano.

Il Papa e Bramante pensarono che, caduta Costantinopoli e la sua grandiosa Chiesa di Santa Sofia nel 1453 in mano ai Turchi, si offrisse l'opportunità con la riedificazione della Basilica di San Pietro, luogo di venerazione legato al primo imperatore romano cristiano ed alla tomba dell'apostolo Pietro, di comporre l'intero complesso come la più grande chiesa della Cristianità occidentale, secondo una concezione eroica e classica dell'antica Roma. Questa idea la si può desumere dalla medaglia del Caradosso coniata per celebrare la posa della prima pietra (1506)e dal disegno autografo (conservato agli Uffizi)del maestro, l'unico di sicura attribuzione pervenutoci.
Bramante ideò la pianta a croce greca inscritta in un quadrato con un'abside alla estremità di ogni lato e quattro cappelle quadrate con cupole minori tra i bracci della croce. Il progetto richiama la tipologia classica a pianta centrale del Pantheon.
Prima della sua morte egli riuscì ad edificare i quattro piloni della cupola ed i grandi archi di raccordo, ma in seguito il suo progetto subì alterazioni che modificarono il disegno originale. Peraltro da non trascurare il Ninfeo di Genazzano che, secondo il Frommel, Bramante avrebbe edificato tra il 1507 ed il 1511 su commissione del Cardinale Pompeo Colonna.

 

Vedi Monografia: "Studio per il rilievo, disegno, restauro e trasporto di un antico monumento:La Cascina Pozzobonelli in Milano". Autore Prof. Arch. Ing.Luigi Guagliumi, Ed. Politecnica Tamburini, Milano 1958. Di questo volume i figli Arch. Silvia e Dott. Luca Giulio Guagliumi hanno curato una riedizione aggiornata di prossima pubblicazione.

Vedi saggio intitolato "Sintassi e lessico del Ninfeo" redatto dall'Arch. Silvia Guagliumi su Cà de Sass, N.85 - Marzo 1984, Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde.

Articolo - saggio: "Villa Pozzobonelli, gioiello dell'architettura rinascimentale", redatto dall'Arch.Silvia Guagliumi, Il Giornale dell'Ingegnere N.18/19 - Novembre 2010

Vol. monografico: "Donato Bramante. Pittore e sommo architetto in Lombardia e a Roma.L'uomo, le idee e l'opera". Autrice Arch.Silvia Guagliumi, Silvia Editrice - Milano, Settembre 2014

Vol. monografico: "Un gioiello d'architettura rinascimentale in Lombardia. La Cappellina ed il portico bramanteschi residui della Cascina Pozzobonelli in Milano.Autori Silvia e Luca Guagliumi, dic. 2014 - Ed. Silvia - Milano

Volume "Leonardo e l'architettura", Autori Silvia e Luca Guagliumi, Silvia Editrice, aprile 2015

Volume "Giuliano da San Gallo Architettore", Autore arch. Silvia Guagliumi, Tau Editore, Giugno 2016


 

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