01-2014 | L' intervista
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A colloquio con Angelo Valsecchi, consigliere del CNI

Ingegneria dell’informazione, il futuro è adesso

Roberto Di Sanzo

L’informazione è l’ingegneria del Terzo Millennio. E’ questa la convinzione di Angelo Valsecchi, consigliere del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, con delega proprio all’ingegneria dell’informazione. In tempi difficili, dove la crisi colpisce anche il mondo delle professioni, ottime prospettive occupazionali possono arrivare dalla sezione C dell’abo di categoria. “Le opportunità di lavoro sono notevoli – spiega l’ingegner Valsecchi - e gli sviluppi settoriali ancora non totalmente espressi. Gli ambiti di applicazione sono davvero svariati, dalla gestione della tecnologia delle aziende e degli enti pubblici, alla sanità”. Una professione che necessita, però, di una seria regolamentazione, “proprio per evitare spiacevoli disguidi e sovrapposizioni di professionalità. La progettazione di importanti e sofisticati sistemi di software deve essere effettuata da professionisti comprovati e non da tecnici che spesso si inventano un mestiere.
E’ necessario sfondare una barriera culturale, arrivando a mettere l’etica al primo posto tra le esigenze della propria attività. Spesso in determinati settori ci si affida eccessivamente alla parte commerciale: ebbene, è un metodo di approccio che va cambiato, dando più risalto alle competenze intellettuali del professionista”. 

 

Il futuro dell’ingegneria dell’informazione è adesso. In tempi di crisi che investe qualsiasi ambito economico e settore professionale, l’ingegneria dell’informazione pare essere una sorta di “oasi rivitalizzante” in grado di dare nuovo impulso alle speranze e opportunità occupazionali per migliaia di colleghi. A confermare tale trend è Angelo Valsecchi, consigliere del Consiglio Nazionale degli Ingegneri con delega, appunto, a tale importante materia, oltre ai rapporti con gli Ordini provinciali e all’Assemblea dei Presidenti.
“Come tutti sanno, l’albo di categoria si divide nella sezione A, il civile, con l’ingegneria nata prima della rivoluzione industriale; la sezione B, quella industriale, con l’ingegneria tipica del ‘900. E infine, la sezione C, appunto l’informazione, che possiamo tranquillamente definire l’ingegneria del Terzo Millennio”.
Insomma, per l’ingegner Valsecchi sono evidenti le potenzialità di un settore ancora parzialmente da scoprire.
“E’ poco conosciuto e attrae soprattutto i giovani, che vogliono mettersi alla prova con sfide innovative e di prospettiva. Pensiamoci bene: ogni attività umana oggi è legata all’informazione. Cosa sarebbe il mondo senza più gli smart phone, i computer? In tal senso, l’ingegneria ha una rigida responsabilità etica”.


Per quali motivi?
Nella gestione di dati sensibili personali ci vuole grande rispetto e responsabilità. Vi sono professionisti che quotidianamente hanno a che fare con informazioni private in ambito sanitario, fiscale, finanziario, solo per fare gli esempi più eclatanti. Dati che vanno trattati con criterio ed etica.

Un’ingegneria dell’informazione che al giorno d’oggi genera ancora alcuni “fraintendimenti”, se possiamo chiamarli così, anche tra gli addetti ai lavori.
Molti sono tutt’ora convinti che l’ingegneria dell’informazione tratti unicamente argomenti “immateriali”, che quindi non hanno ricadute negative pesanti sulla collettività. Ma non è così: progettare un software o gestire un sistema complesso sono attività di alto livello e se si diffondono dati sensibili indesiderati, sono evidenti le conseguenze negative che potrebbero riverberarsi sulla società. Ecco perché come Consiglio Nazionale degli Ingegneri stiamo lavorando intensamente, sin dai primi giorni del nostro insediamento, affinché si dia il giusto peso mediatico, sociale e professionale all’ingegneria dell’informazione.

Quali iniziative intendete adottare?
Innanzitutto l’informazione va regolamentata, proprio per evitare spiacevoli disguidi e sovrapposizioni di professionalità. La progettazione di importanti e sofisticati sistemi di software deve essere effettuata da professionisti comprovati e non da tecnici che spesso si inventano un mestiere. E’ necessario sfondare una barriera culturale, arrivando a mettere l’etica al primo posto tra le esigenze della propria attività. Spesso in determinati settori ci si affida eccessivamente alla parte commerciale: ebbene, è un metodo di approccio che va cambiato, dando più risalto alle competenze intellettuali del professionista.

Argomenti importanti, dei quali parlerete in un futuro incontro che come Cni organizzate a livello nazionale.
Esatto, all’inizio di febbraio a Roma convocheremo i delegati del settore dell’ingegneria dell’informazione degli Ordini provinciali. Un momento di confronto fondamentale, durante il quale presenteremo le attività svolte dal gruppo di lavoro del Cni nel corso del 2013 e proporremo il piano dei progetti per il 2014. Sarà certamente l’occasione per accogliere ulteriori stimoli dai territori, riassumendo a livello centrale le necessità delle varie delegazioni.

Possiamo dire, con una battuta, che se avesse un figlio in età universitaria gli consiglierebbe di iscriversi ad ingegneria dell’informazione?
Assolutamente sì. Le opportunità di lavoro sono notevoli e gli sviluppi settoriali ancora non totalmente espressi. Gli ambiti di applicazione sono davvero svariati, come la gestione della tecnologia delle aziende e degli enti pubblici, la sanità. E ricordiamo che recentemente La Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il “regolamento recante la determinazione dei corrispettivi da porre a base di gara nelle procedure di affidamento di contratti pubblici per servizi relativi all’architettura e all’ingegneria”. Ebbene, in tale regolamento per la prima volta nella storia vengono menzionati, in merito alle tariffe, gli ingegneri dell’informazione. Insomma, l’ingegneria dell’informazione sta davvero crescendo: basti pensare che il Cni è socio dell’Uninfo, federato all’Uni, che è l’ente normatore dell’ingegneria dell’informazione.

In Italia l’ingegneria dell’informazione sta crescendo: com’è la situazione nel resto d’Europa e del mondo?
Ogni Stato è differente dall’altro, vi sono legislazioni diverse e modi di “pensare” l’ingegnere e la professione spesso diametralmente opposti. Ciò che posso tranquillamente affermare è che l’ingegnere italiano, anche in questo nevralgico, delicato ed innovativo settore, non ha nulla da invidiare, per quanto riguarda competenze, preparazione e conoscenze, ai colleghi che operano nei contesti internazionali.

 

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