09 - 2013 | Energia
PDF Stampa E-mail

La sfida cost-effective dell'innovazione edilizia

prof. ing. GB Zorzoli


La sfida cost-effective dell’innovazione edilizia prof. ing. G.B. Zorzoli La notorietà del DL 63/2013 è indubbiamente dovuta alle misure ivi contenute, relative ai cosiddetti ecobonus, la cui efficacia meriterebbe un provvedimento che le rendesse permanenti, come d’altronde sollecitato dallo stesso Parlamento. Tuttavia, basta la lettura della prima parte del titolo della legge 90/2013 (“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, recante disposizioni urgenti per il recepimento della Direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010, sulla prestazione energetica nell'edilizia”) per rendersi conto che con questo provvedimento legislativo si avvia finalmente anche in Italia un processo di trasformazione edilizia ed energetica, destinato a modificare radicalmente entrambi i settori.

Secondo la Direttiva 2010/31/UE, gli Stati membri devono infatti adottare, a livello nazionale o regionale, una metodologia di calcolo della prestazione energetica degli edifici, da utilizzare per stabilire i requisiti minimi, che vanno aggiornati ogni cinque anni e devono essere rispettati dagli edifici nuovi, ma anche da quelli esistenti, quando subiscono ristrutturazioni importanti. In tal modo vengono delineati il percorso e gli strumenti necessari per l’attuazione degli obiettivi finali stabiliti dalla Direttiva: entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione o soggetti a ristrutturazioni importanti dovranno essere a domanda energetica quasi nulla, scadenza anticipata al 31 dicembre 2018 per quelli occupati da enti pubblici o di loro proprietà. Proprio per recepire quanto previsto dalla Direttiva 2010/31/UE, la legge 90/2013 introduce innanzitutto l’Attestato di Prestazione Energetica (APE), che dovrà essere redatto da professionisti qualificati e sarà obbligatorio in caso di costruzione, vendita o locazione e per tutti gli immobili della Pubblica Amministrazione.

Misura altrettanto importante, la legge 90 stabilisce che entro la fine del 2014 va redatto il Piano d’azione nazionale, per fissare gli obiettivi intermedi di miglioramento della prestazione energetica degli edifici di nuova costruzione e per definire le politiche e le misure finanziarie necessarie alla trasformazione del patrimonio edile in edifici a energia quasi nulla. Il tasso di innovazione che la legge 90 imporrà gradualmente, ma in tempi molto contenuti, all’industria delle costruzioni, è talmente sfidante da richiedere un salto di qualità non solo al settore, ma anche alla capacità da parte del potere politico e dell’amministrazione pubblica di gestire una trasformazione così impegnativa: il 2018 e il 2020 sono infatti dietro all’angolo.

Non meno importante è però il cambiamento che verrà indotto nel comparto energetico. Per avvicinarsi progressivamente a prestazioni energetiche degli edifici con apporti minimi di fonti energetiche esterne, garantendo però “livelli ottimali in funzione dei costi”, come recita la Direttiva europea, progettisti e costruttori dovranno di volta in volta individuare quale mix dei contributi forniti dagli efficientamenti energetici, dalle rinnovabili termiche e da quelle elettriche sarà più cost effective. In un settore che, a livello europeo, ma anche italiano, contribuisce per quasi il 40% ai consumi energetici complessivi, all’ormai stucchevole e in gran parte ideologica contrapposizione fra fautori dell’efficienza energetica, delle rinnovabili termiche o di quelle elettriche si sostituiranno scelte basate sul confronto tecnico-economico effettuato dalle imprese delle costruzioni.

Con risultati presumibilmente non univoci: le diversità nelle tipologie edilizie, nelle prestazioni energetiche preesistenti, nelle localizzazioni dei manufatti porteranno a differenti mix tecnologici, a loro volta modificati nel tempo dalle dinamiche dei costi delle singole soluzioni. Nella trasformazione del comparto edilizio, delineata dalla legge 90, non ci sarà più spazio nemmeno per la querelle sugli incentivi che, per le applicazioni nel settore, non saranno più necessari. Gli interventi per realizzare una maggiore efficienza energetica e un ricorso più spinto alle rinnovabili non dovranno, come avviene oggi, confrontarsi con i costi di soluzioni più tradizionali, ma principalmente fra di loro, proprio come avviene per la componentistica delle automobili o degli elettrodomestici, quando si elevano i loro standard energetico-ambientali minimi. Tecnologie come i vetri selettivi, i collettori solari termici, i microcogeneratori a biomasse entreranno quindi a far parte dei cataloghi dei prodotti per le imprese costruttrici e queste dovranno sempre più frequentemente sceglierli in sostituzione di altri, più tradizionali, ma non in grado di garantire le prestazioni richieste.

Di conseguenza gli equilibri oggi esistenti nell’offerta delle applicazioni in edilizia basate su fonti rinnovabili sono destinati a cambiare, anche sotto il profilo qualitativo. Prendiamo il caso del fotovoltaico, la tecnologia oggi più diffusa nel patrimonio edilizio nazionale (a fine 2012 il 57,1% della potenza installata, pari a 9378,6 MW, non era a terra). Per i cosiddetti sviluppatori, ma anche per molti installatori terzi, questo mercato si andrà tendenzialmente contraendo, al limite potrebbe addirittura annullarsi, perché le scelte in materia saranno decise dalle imprese di costruzione. Inoltre nel caso del fotovoltaico, grazie ad alcune soluzioni tecnologiche più innovative e meglio rispondenti alle specifiche esigenze estetiche del mercato edilizio, in parte già in commercio, altre in fase di sviluppo, dovrebbe in futuro crescere l’offerta di componenti tradizionali (finestre, tegole, ricoperture) in cui saranno integrati sistemi FV, ridando ossigeno a una tecnologia, quella dei film sottili, oggi in difficoltà.

Considerazioni in parte analoghe si possono fare per il solare termico, mentre, soprattutto nell’edilizia extraurbana e nelle costruzioni di notevole altezza, si apriranno prospettive interessanti per il piccolo eolico. La diffusione di edifici a energia quasi nulla renderà altresì conveniente l’integrazione fra quelli limitrofi mediante micro-reti elettriche e termiche, a loro volta destinate a modificare radicalmente il modus operandi degli attuali sistemi di approvvigionamento energetico (reti elettriche e del gas, impianti di teleriscaldamento). Governare senza traumi una trasformazione così complessa, inevitabilmente destinata a modificare gli attuali equilibri economici e produttivi, richiederà, da parte dei soggetti pubblici e privati coinvolti, una capacità di fare sistema che ha pochi precedenti nella storia del nostro Paese.

 

Usiamo i cookies per darti un'esperienza pratica e senza soluzione di continuità sul nostro sito. Continuando a navigare in questo sito, concordi con la nostra politica sui cookies. Scopri di più sui cookies nella nostra pagina dedicata alla Politica sui Cookies.

Accetto e proseguo la navigazione del sito