09 - 2013 | Economia e mercati
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Un action plan per il sostegno della siderurgia

prof. ing. Pierangeli Andreini

 

Secondo l’OCSE, la produzione mondiale d’acciaio dovrebbe arrivare a 2,3 miliardi di tonnellate entro il 2025. Una crescita di quasi un miliardo rispetto al 2010, grazie all’incremento della domanda del settore delle costruzioni (edilizia e infrastrutture), dei trasporti, della meccanica ed elettromeccanica, proveniente soprattutto dalle economie emergenti. Dunque ce n’è per tutti ed è essenziale che l’industria siderurgica europea approfitti di questo trend, sfruttando la residua posizione di forza che le rimane nonostante la recessione. Con 177 milioni di tonnellate d’acciaio l’anno, pari all’11% della produzione globale, l’Ue è di fatto ancora il secondo produttore mondiale, anche se la domanda interna di acciaio è oggi inferiore del 27% rispetto ai livelli precedenti la crisi. E altrettanto vale per l’occupazione nel settore, diminuita del 10% tra il 2007 e il 2011, ma tuttora assai rilevante, con oltre 360 000 addetti.

La siderurgia si conferma quindi strategica per la ripresa dell’Europa, ma soffre gravemente. E ciò perché è penalizzata da prezzi energetici elevati e da investimenti insufficienti per avviarla su un percorso di sostenibilità che immetta nel mercato prodotti innovativi ecocompatibili. Inoltre perché è assai frammentata, con circa 500 siti di produzione di diverse dimensioni, variamente distribuiti in 23 paesi europei. Infine perché è ora colpita, come detto, da una forte debolezza della domanda interna e da un eccesso di capacità a livello mondiale. Tuttavia, insieme alle altre industrie di base, come la chimica, il vetro e il cemento, essa costituisce una risorsa determinante, per uscire sostenibilmente dalla recessione. Del resto l’Europa non ha alternative, deve reindustrializzare e per questo ha bisogno del solido ordito delle sue grandi industrie. I loro prodotti sono essenziali infatti nella catena del valore per immettere gli altri comparti su un nuovo cammino che coniughi crescita competitiva e compatibilità ambientale.

E la produzione dell’acciaio, che di per sé è totalmente riciclabile, è il comparto dove innovazione, efficienza energetica e sostenibilità convergono emblematicamente con grande sinergia per dare concreto avvio al nuovo corso. Ma occorre scendere in campo con armi adeguate e per questo l’Esecutivo europeo ha varato nel giugno scorso una specifica strategia per sostenere l’acciaio (“Piano d'azione per una siderurgia europea competitiva e sostenibile – COM 2013/47”), prevedendo di agire sui molteplici aspetti del problema. Innanzitutto, aggiornando il quadro normativo, dopo che sarà stato valutato, entro la fine del 2013, l’onere normativo generale che le varie politiche fanno gravare sul settore siderurgico e il suo impatto sulla competitività. Nel contempo, però, non mancando di promuovere misure per lo sviluppo delle competenze e per l’occupazione giovanile nel settore, tese ad aumentare la competitività. Rilanciando poi la domanda interna di acciaio con un’azione mirata per stimolare in particolare la richiesta dei comparti della fabbricazione di veicoli e delle costruzioni sostenibili. Migliorando inoltre l’accesso ai mercati esteri e assicurando condizioni di parità nella concorrenza, così da sostenere le esportazioni di acciaio UE, contrastare le pratiche sleali e tutelare l’accesso a materie prime essenziali.

Tutto ciò cercando di garantire prezzi energetici accessibili, attraverso il completamento del mercato interno dell’energia, la diversificazione dell’approvvigionamento e una migliore efficienza energetica, che aiutino a ridurre i costi. E infine promuovendo la R&S per introdurre tecnologie innovative rispettose dell’ambiente capaci di produrre nuovi tipi di acciaio più competitivi. Queste sono molto costose nelle fasi pilota e di dimostrazione e a tal fine, nel periodo 2014-2020, il finanziamento della ricerca e dell’innovazione proverrà principalmente dal programma Horizzon 2020 che pone un forte accento sulla leadership industriale nell’innovazione. Quello sull’acciaio è un intervento certamente tardivo, ma provvidenziale, specie per l’economia italiana, duramente provata dalla complessa questione dell’Ilva di Taranto e delle altre società del gruppo, che ha rischiato e rischia di paralizzare l’intera manifattura nazionale. Non mancherà quindi di aiutare il nostro paese a guardare risolutamente avanti, per affrontare sinergicamente, con ordine e razionalità, il processo di ristrutturazione dell’acciaio e potenziare l’asset della siderurgia, essenziale per gran parte della filiera produttiva nazionale.

 

 

 

 

 

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