07 - 2013 | Congresso CNI 2013 | Marco Belardi
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Il Presidente dell'Ordine di Brescia Marco Belardi

“Il nostro territorio e la nostra tradizione, punti di partenza per un rinnovato ottimismo”

Roberto Di Sanzo

Tanta fiducia e un rinnovato ottimismo nel mondo delle professioni, in grado di recitare un ruolo di primo piano nel rilancio economico e sociale del Paese. Sono questi i punti fermi dai quali il congresso di categoria dovrà partire. A sottolinearlo è Marco Belardi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri che ospita l’evento.

Gli ingegneri si ritrovano a Brescia, realtà simbolo dell’industria e del “fare” italiano: il congresso può diventare un laboratorio dove raccogliere idee e proposte concrete per il rilancio dell’economia italiana?
Ne sono sicuro. Gli ingegneri italiani hanno tante idee e voglia di fare la loro parte nel rilancio del Paese. Proprio per questo motivo nei mesi scorsi abbiamo cercato il dialogo con le parti coinvolte, in particolare con la classe politica, tramite iniziative nostre o in condivisione con altre categorie professionali, quale il Professional Day di febbraio e più recentemente con "La giornata della collera", in cui abbiamo cercato, con atteggiamento critico ma costruttivo, di descrivere le principali criticità proponendo concretamente alcune possibili soluzioni.
Insomma le idee non mancano. Abbiamo però bisogno che le stesse vengano ascoltate e condivise e credo che il Congresso di Brescia costituisca un’importante occasione perché ciò accada.
Importante e resa ancora più importante dalla presenza di relatori di fama internazionale, il cui coinvolgimento per animare le cinque principali tavole rotonde è stato affidato a European House Studio Ambrosetti, noto organizzatore del Forum Economico Internazionale che annualmente si svolge a Cernobbio. E per dare massimo risalto e fruibilità all’iniziativa congressuale abbiamo montato una macchina organizzativa davvero importante coinvolgendo una società leader nel settore, Up&Up, con cui abbiamo lavorato per dare un’impronta nuova al congresso stesso, dove le tecnologie implementate renderanno innovativo l’evento, sia nella rappresentazione scenica ma ancor più nella relazione tra palco e platea, i cui confini saranno resi virtuali. L’evento sarà trasmesso in streaming e anche il pubblico non presente fisicamente in sala potrà partecipare, potendo utilizzare la medesima applicazione impiegata dalle persone in sala.

La crisi del settore edile è sotto gli occhi di tutti: quali misure secondo Lei vanno attuate con urgenza per dare nuovo vigore al comparto?
Tante sono le cose che si possono e si devono fare. Innanzitutto é necessario tagliare i costi della burocrazia per eliminare vincoli e liberare risorse per lo sviluppo e la competitività degli studi e delle imprese, tenendo presente che la semplificazione è una risorsa a costo zero. Il mercato ha bisogno di regole e tempi certi per crescere: gli investimenti sono congelati perché mai come ora non vi è certezza del diritto e vi è ancor meno certezza dell’azione amministrativa. La Pubblica Amministrazione inoltre è di fatto la principale infrastruttura su cui corrono le idee, il partner dello sviluppo. Il territorio è sempre stato motore di sviluppo e potente fattore di crescita e di creatività imprenditoriale; negli ultimi anni si è persa questa “capacità del fare”.
Abbiamo dimostrato ad esempio, con uno studio specifico condotto dal Centro Studi del Cni, che se si fosse investito negli ultimi decenni in infrastrutture, nel prevenire i disastri conseguenti al dissesto idrogeologico, nel consolidamento strutturale per prevenire – non certo i terremoti, che non lo possono essere, ma le conseguenze di essi - avremmo risparmiato infinite quantità di denaro ed evitato la perdita di tante vite umane. Per questo diciamo che è indispensabile un Piano Nazionale di prevenzione per la messa in sicurezza degli edifici e del territorio dai rischi sismico e idrogeologico. Prevenire costa molto meno che curare. Ecco perché diventa fondamentale proporre nuove idee per sbloccare investimenti, per accrescere l’efficienza del sistema delle opere pubbliche, ma anche per garantire la sicurezza dei cittadini, semplificare le norme e le procedure, affidando ai professionisti, attraverso un’azione di sussidiarietà, alcune attività attualmente in capo alla Pubblica Amministrazione. L’Italia ha bisogno dei suoi ingegneri, cui viene giustamente riconosciuta una tradizione di competenza e serietà.

Una crisi che investe soprattutto i giovani, con i costi di accesso alla professione che sono sempre più alti.
Non credo che il problema sia legato ai costi di accesso, quanto piuttosto al crollo della domanda e all’aumento vertiginoso, in campo professionale, dell’offerta. Mi spiego: fino a dieci anni fa i giovani ingegneri entravano nel mondo del lavoro con le spalle coperte, in genere con un periodo di apprendistato, ancorché non obbligatorio, lavorando alle dipendenze negli studi o nelle aziende; una parte di essi decideva poi di avviare un’attività professionale in proprio. Oggi il mercato non assorbe più i nostri laureati, in costante aumento. L’unica alternativa, in assenza di altri ammortizzatori sociali per il giovane ingegnere, è quella di iscriversi all’Ordine ed avviare l’attività professionale in proprio, con tutte le difficoltà connesse all’acquisizione di clienti e commesse oltre alla mancanza di un curriculum che in tanti casi costituisce una barriera all’ingresso. E’ necessario in questo senso fare di più per favorire la partecipazione dei giovani alle gare e agevolare la continuità generazionale delle competenze ingegneristiche. E molto si deve fare per favorire la crescita di strutture organizzate, capaci di proporre la fornitura di servizi di ingegneria multidisciplinari ed integrati, poiché senza tali caratteristiche i nostri studi troveranno sempre meno spazio in un mercato sempre più globale; ed ancora, ritengo indispensabile favorire la conoscenza delle lingue straniere senza le quali le maggiori opportunità oggi collocate all’estero, non sono fruibili. Su tutti questi aspetti i giovani sono certamente avvantaggiati e dovrebbero investire con coraggio e fiducia.

Possiamo dare un giudizio sui primi mesi di lavoro del Governo?
Guardi, non mi pare che questo Governo, entrato in carica già in stato comatoso per le note ragioni, e per lo più proteso a trovare il modo di durare e contrastare le controparti politiche, abbia compiuto significative azioni in favore della ripresa del Paese, in particolare nei settori più critici quale quello delle costruzioni; quest’ultimo, ricordo, oltre ad essere di particolare importanza per l’ingegneria, dato l’elevato numero di professionisti tecnici che vi operano, era anche uno dei settori maggiormente trainanti l’economia nazionale e che proprio per questo sta registrando un così largo numero di “vittime”.
Certo, la notizia di questi giorni in merito alla decisione di Bruxelles di concedere per i prossimi anni maggior flessibilità ai bilanci italiani, al di là di quale sia il soggetto cui ascriverne il merito, mi sembra un fatto positivo che spero il premier Letta e la sua squadra possano ben utilizzare; anzi, dovranno necessariamente ben utilizzare dato che le deviazioni temporali concesse dovranno essere collegate alla spesa nazionale su progetti cofinanziati dall’Unione Europea, con un effetto sul bilancio positivo, diretto, verificabile e di lungo termine.
Devo dire però che questo Governo mi pare abbia prestato attenzione ed ascoltato l’appello lanciato attraverso le iniziative che ho ricordato in precedenza poiché i provvedimenti che sono stati varati in questi giorni o che sono in fase di messa a punto vanno nella direzione richiesta.

A Brescia tanti i rappresentanti istituzionali che parteciperanno all’evento: quali le principali richieste che la categoria deve avanzare?
Sussidiarietà, semplificazione, innovazione, razionalizzazione, valorizzazione, meritocrazia. Ma soprattutto tanto entusiasmo ed ottimismo: ce la possiamo fare!

 

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