06 - 2013 | Speciale Materiali| Fotovoltaico
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Gli strumenti di difesa commerciale dell’Unione Europea

Oliver Simon, Branch Manager Shenker Italiana Spa

Nel panorama attuale del commercio internazionale gli scambi delle merci sono divenuti sempre più liberi da vincoli, limitazioni, barriere tariffarie. In particolar modo per i paesi facenti parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, ad oggi ben 159, il quadro comune di regole, seppur non portato a definitivo compimento, garantisce l’applicazione di modalità condivise. La tensione verso una liberalizzazione degli scambi commerciali, che presuppone diritti e obblighi da parte di tutte la parti contraenti degli accordi, necessita però la previsione di meccanismi che consentano di assicurare il rispetto delle regole per l’esercizio di una corretta concorrenza tra imprese e paesi. In quest’ ambito nascono strumenti volti a contrastare pratiche commerciali non corrette e che possono rappresentare veri e propri strumenti di difesa commerciale (T.D.I.) da parte di un paese. Fra le misure di difesa commerciale le cui modalità ed i cui principi sono stati condivisi fra i paesi aderenti all’O.M.C. si possono annoverare ,come i più utilizzati e diffusi, le azioni antidumping ed antisovvenzione. L’Unione Europea, in quanto aderente all’ O.M.C., ha pienamente recepito nel proprio quadro legislativo questi strumenti ponendone i principi e le disposizioni applicative tramite l’emanazione del Regolamento CE 1225/2009 del 30.11.2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della U.E., e del Regolamento CE 597/2009 dell’11.6. 2009 , relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri della U.E.

I due regolamenti comunitari succitati dispongono le regole applicabili laddove l’Unione Europea dovesse essere nella necessità di difendersi da azioni di “attacco” commerciale da parte di altri paesi. La regolamentazione fornisce le definizioni di dumping e di sovvenzione: Un prodotto è considerato oggetto di dumping quando il suo prezzo all’esportazione nella Comunità è inferiore ad un prezzo comparabile del prodotto simile, applicato nel paese esportatore nell’ambito di normali operazioni commerciali. Un prodotto si considera sovvenzionato se beneficia di una sovvenzione compensabile ai sensi degli articoli 3 e 4 (ndr: sovvenzione pubblica e sovvenzione specifica). La sovvenzione può essere concessa dalla pubblica amministrazione del paese d’origine del prodotto importato o dalla pubblica amministrazione di un paese intermedio dal quale il prodotto sia esportato nella Comunità, denominato ai fini del presente regolamento «paese di esportazione»; Ben regolamentato e complesso è il quadro che definisce i passi da compiere per l’eventuale azione di difesa che l’U.E. può attuare sotto forma di dazi antidumping o dazi compensativi per porre rimedio all’effetto negativo di importazioni di prodotti in dumping oppure oggetto di sovvenzione. Con tempistiche e modalità di gestione molto ben codificate, che prevedono fra l ‘altro la più ampia partecipazione di tutte le parti in causa ad ogni titolo, gli organi dell’U.E. debbono decidere se applicare le misure di difesa commerciale. Ci si trova, infatti, di fronte all’istruzione di un vero e proprio “processo” (indagine) al quale viene sottoposto il caso commerciale da parte degli organi della U.E. a seguito di denuncia formale e documentata presentata alla Commissione Europea da (cit)” qualsiasi persona fisica o giuridica, nonché da qualsiasi associazione non avente personalità giuridica, che agisce per conto dell’industria comunitaria”. L’indagine si deve chiudere entro 15 mesi dall’apertura e può terminare senza esito oppure disporre dazi antidumping provvisori , non prima di sessanta giorni e non oltre nove mesi a decorrere dalla data di inizio del procedimento, con eventuale successiva imposizione di quelli definitivi nel termine di 15 mesi. I dazi antidumping così stabiliti possono rimanere in vigore per cinque anni. I dazi antidumping possono essere applicati però solamente di fronte ad una somma di fattori che sono così definiti:

1. esistenza della pratica di dumping

2. esistenza di un importante pregiudizio a carico dei produttori comunitari causato dal dumping

3. esistenza di un nesso causale tra il pregiudizio e le importazioni effettuate in dumping

4. interesse della Comunità (complessa valutazione che deve considerare che i benefici derivanti dalla introduzione del dazio debbano essere maggiori dei costi che ne deriverebbero, ad esempio, a carico dei consumatori) Analoghi principi sono posti per i dazi compensativi antisovvenzione.

LE INDAGINI NEL SETTORE FOTOVOLTAICO - IL PROCEDIMENTO ANTIDUMPING

Chiarito il quadro generale degli strumenti di difesa commerciale passiamo ad esaminare i recenti casi di indagine che hanno coinvolto diversi prodotti del settore fotovoltaico con un susseguirsi di provvedimenti che raramente in passato si è visto relativo ad un determinato settore industriale. Il primo procedimento avviato è stato quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della UE C269 del 6 settembre 2012 e riguarda un’indagine antidumping relativa all’importazione di merci di origine cinese. Il prodotto oggetto dell’inchiesta è costituito da moduli o pannelli fotovoltaici in silicio cristallino e da celle e wafer del tipo utilizzato in tali moduli o pannelli. Le celle e i wafer sono di spessore non superiore a 400 μm

Dal procedimento antidumping sono esclusi :

  • caricatori solari che sono costituiti da meno di sei celle, sono portatili e caricano apparecchi elettrici o batterie,
  • prodotti fotovoltaici a film sottile,
  • prodotti fotovoltaici in silicio cristallino integrati permanentemente in apparecchi elettrici la cui funzione non è quella di generare elettricità e che consumano l’elettricità generata dalle celle fotovoltaiche integrate in silicio cristallino.

La Commissione UE, una volta raccolti tutti i dati e sentite le parti in causa, potrà imporre dazi antidumping provvisori entro il 6 giugno 2013 e definitivi entro il 5 dicembre 2013. La denuncia è stata presentata, come riportato sul testo pubblicato in G.U.C.E., il 25 luglio 2012 dalla EU ProSun per conto di produttori che rappresenterebbero oltre il 25 % della produzione totale dell’Unione di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle relative componenti chiave. Il denunciante avrebbe fornito alla Commissione elementi di prova che (cit.) evidenziano che il volume e i prezzi delle importazioni del prodotto in esame hanno avuto, tra l’altro, ripercussioni negative sul livello dei prezzi praticati dall’industria dell’Unione e sulla sua quota di mercato, con gravi effetti negativi sulla situazione finanziaria dell’industria dell’Unione ed avrebbe altresì dimostrato che (cit.) le importazioni del prodotto in esame dal paese interessato sono complessivamente aumentate in termini assoluti e in termini di quota di mercato”. L’indagine che la Commissione UE dovrà svolgere prevede un’ampia raccolta di dati e di posizioni, che potranno essere espresse dalle parti in causa che reputano di avere un interesse nel caso, al fine di determinare se i prodotti originari della Cina e oggetto della denuncia siano realmente oggetto di dumping e se le importazioni in dumping abbiano arrecato un reale pregiudizio all’industria comunitaria. Oltre a ciò, se quanto sopra sarà riscontrato, l’inchiesta dovrà anche valutare se l’istituzione di misure sia contraria o meno all’interesse dell’Unione, intesa come una valutazione di ordine più generale.

IL PROCEDIMENTO ANTISOVVENZIONI

All’indagine antidumping si è aggiunta, con avviso pubblicato l’8 novembre 2012 sulla G.U.C.E. C340, l’apertura di un procedimento antisovvenzioni relativo alle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle relative componenti chiave (celle e wafer) originari della Repubblica popolare cinese I beni oggetto del procedimento sono i medesimi di quello antidumping ed anche in questo caso, il 26 settembre 2012 , la denuncia è stata presentata dalla EU PROSUN per conto di produttori europei. Nel testo pubblicato sulla G.U.C.E. viene riportato che (cit) secondo la denuncia, i produttori del prodotto in esame della Repubblica popolare cinese avrebbero beneficiato di una serie di sovvenzioni concesse dal governo della Repubblica popolare cinese. La serie di sovvenzioni sarebbe consistita in (cit) prestiti preferenziali all’industria dei pannelli solari , programmi di sovvenzione, fornitura di beni da parte dell’amministrazione pubblica per un corrispettivo inferiore all’importo che sarebbe adeguato, programmi di riduzione delle imposte dirette o di esenzione da esse e programmi relativi alle imposte indirette e ai dazi sulle importazioni. Anche in questo caso, a detta del denunciate, le sovvenzioni avrebbero causato un aumento del volume delle importazioni dalla Cina, con conseguente aumento delle quote di mercato e ripercussioni negative sul livello dei prezzi praticati dall’industria comunitaria e sulla sua quota di mercato, con gravi effetti negativi sulla situazione finanziaria della medesima industria dell’Unione. Come per il procedimento antidumping anche per quello antisovvenzione il compito della Commissione sarà, al termine di tutti i passi da compiere secondo quanto stabilito dal regolamento di base (Reg. CE 597/2009), di accertare se quanto affermato dal denunciante corrisponda a realtà o meno e di disporre eventuali provvedimenti. Nel caso del procedimento antisovvenzione le misure compensative provvisorie potranno essere imposte entro l’ 8 agosto 2013 e quelle definitive entro il 7 dicembre 2013.

I PROCEDIMENTI ANTIDUMPING ED ANTISOVVENZIONE SUL VETRO SOLARE

Oltre ai due procedimenti dei quali si è detto l’attenzione dell’industria europea si è poi posta anche su un prodotto specifico di origine cinese: il vetro solare. La Commissione ha infatti dato apertura, anche in questo caso a seguito di denuncia della EU PROSUN per conto di alcuni produttori europei, a ben due procedimenti, uno antidumping ed uno antisovvenzione, che riguardano il vetro solare che viene così definito”vetro solare costituito da vetro piatto sodocalcico temprato, con un contenuto di ferro inferiore a 300 ppm, un fattore di trasmissione della luce solare superiore all’88 % (misurato nelle seguenti condizioni: massa d’aria 1,5 e irradianza solare nella banda 300-2 500 nm), una resistenza massima al calore di 250 °C e una resistenza agli shock termici di Δ 150k (misurate secondo la norma EN 15150), nonché una resistenza meccanica pari o superiore a 90 N/mm2 (misurata secondo la norma EN 1288-3)” I tempi di chiusura delle indagini, aperte nel febbraio e nell’aprile del 2013, di questi due casi o per l’ eventuale imposizione di misure antidumping o antisovvenzione sono i seguenti :

  • dazi provvisori entro il 28 novembre 2013, dazi definitivi entro il 27 maggio 2014
  • misure compensative provvisorie entro il 27 gennaio 2014, definitive entro il 24 maggio 2014

LA REGISTRAZIONE DELLE IMPORTAZIONI

Un momento di fortissima attenzione, anche da parte dell’opinione pubblica e della stampa, sui procedimenti di difesa commerciale in essere sui pannelli fotovoltaici ed i prodotti correlati si è avuto nel marzo 2013 quando la Commissione UE, con regolamento UE 182/2013, ha imposto alle autorità doganali di provvedere alla registrazione delle importazioni, di tutti i prodotti oggetto delle indagini antidumping ed antisovvenzione( escluso il vetro solare), a partire dal 6 marzo 2013 per un periodo di 9 mesi. Nel quadro della regolamentazione antidumping la registrazione è uno strumento che può essere utilizzato dal legislatore per l’imposizione retroattiva dei dazi antidumping, quale misura eccezionale rispetto alla regola che prevede, ai sensi del regolamento di base ( Reg CE 1225/2009), che le misure provvisorie e i dazi antidumping definitivi possano essere applicati unicamente ai prodotti importati dopo l’entrata in vigore delle decisioni formali adottate con la pubblicazione dei relativi provvedimenti nella Gazzetta Ufficiale della U.E. La misura della registrazione può essere utilizzata dalla Commissione, sentito il comitato consultivo, su domanda dell’industria comunitaria che contenga elementi di prova sufficienti a dimostrare che il volume delle importazioni in essere ha (cit) causato all’industria dell’Unione un notevole pregiudizio, difficilmente rimediabile. La norma di base prevede poi che il regolamento che impone la registrazione debba precisare gli scopi dell’intervento e l’importo stimato di eventuali futuri dazi da pagare. Il regolamento UE 182/2013 riporta infatti nelle ampie considerazioni iniziali dati sull’indagine in corso e riferisce che (cit) la Commissione dispone di elementi di prova sufficienti del fatto che le importazioni del prodotto in questione dalla Cina sono oggetto di dumping. Alle considerazioni nr.18 e nr.19 viene dichiarato che :

-il margine di dumping medio sarebbe del 60 %-70 % circa e il margine di sottoquotazione (underselling) raggiungerebbe il 125 % per il prodotto in questione. L’importo stimato dei dazi che potrebbero essere riscossi in futuro è fissato al livello di dumping stimato in base alla denuncia antidumping, vale a dire il 60 %-70 % ad valorem sul valore all’importazione CIF del prodotto in questione.

-il margine di sovvenzione sarebbe del 10 %-15 % circa e il margine di sottoquotazione raggiungerebbe il 125 % per il prodotto in questione. L’importo stimato dei dazi che potrebbero essere riscossi in futuro è fissato al livello di sovvenzione stimato in base alla denuncia antisovvenzioni, vale a dire il 10 %-15 % ad valorem sul valore all’importazione CIF del prodotto in questione. Chiaramente i dati sopra riportati hanno acuito maggiormente le polemiche in essere a livello comunitario fra i fautori ed i detrattori delle iniziative della Commissione e portato scompiglio sul mercato già reso instabile da un somma di fattori generati in parte dall’attuale crisi economica ed in parte dall’andamento incerto delle incentivazioni nel settore solare. Per comprendere maggiormente l’impatto sul mercato delle cifre ipotizzate dal regolamento comunitario si pensi che il livello attuale dei dazi sui prodotti oggetto delle indagini in corso e dell’attuale obbligo di registrazione è ad oggi del 2,7% “ad valorem” su alcuni beni mentre per altri è addirittura prevista l’esenzione.

LE REAZIONI AI PROVVEDIMENTI

Come ben noto le ipotesi d’imposizione dei dazi sui prodotti del settore fotovoltaico hanno creato delle forti tensioni fra i diversi attori della catena produttiva e commerciale presenti nella U.E.. Alla PRO SUN, un’iniziativa congiunta di aziende della UE impegnate nel solare, che ha avuto il ruolo di denunciante in tutti le indagini in corso, si è opposta in maniera molto vigorosa la AFASE, altra associazione di imprese europee, che sostiene che l’imposizione delle misure antidumping porterebbe effetti fortemente negativi sull’occupazione e sull’economia del fotovoltaico europeo. Anche all’interno dei paesi membri dell’ Unione, come spesso avviene, le posizioni sono molto diverse e spesso diametralmente opposte. Le indagini della Commissione Europea stanno proseguendo muovendosi fra o studio dei dossier, la ricerca di dati, le necessità di individuare correttamente quale sia l’interesse dell’Unione, l’importanza di non turbare eccessivamente le relazioni con la Cina e gli equilibri interni fra gli Stati membri. A seguito delle più recenti anticipazioni si sarebbe appreso che un ipotetica aliquota del dazio antidumping provvisorio potrebbe aggirarsi attorno al 47% ed in questi giorni, all’approssimarsi della data ultima per l’imposizione delle misure provvisorie ( 6 giugno 2013), si susseguono le dichiarazioni ufficiali sia del governo cinese sia della Commissione sia di alcuni governi europei e gli incontri fra i loro relativi rappresentanti. Ultima in ordine di tempo è stata la dichiarazione del portavoce del commissario europeo al commercio che, a seguito dell’incontro tenutosi fra quest’ultimo ed il vice ministro cinese al commercio, ha dato delle aperture in ordine alla possibilità di negoziare una soluzione. Sicuramente la risoluzione del caso non sarà certamente semplice e la partita, considerata l’importanza degli interessi in campo, dovrà ancora essere giocata fino alla fine. Oliver Simon Branch Manager Schenker Italiana S.p.A.

Link utili: http://eur-lex.europa.eu/it/index.htm http://www.wto.org/english/tratop_e/adp_e/adp_e.htm http://ec.europa.eu/trade/policy/accessing-markets/trade-defence/actions-against-imports-into-the-eu/anti-dumping/index_en.htm http://www.prosun.org/ http://afase.org/it

 

 

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