4 - 2013 | Intervista a Marco Belardi
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Quest’anno il tradizionale appuntamento del CNI sarà anticipato a luglio con sede a Brescia

 “La concretezza al centro del Congresso” Il presidente Belardi punta su misure per il rilancio dell’economia

Roberto Di Sanzo

“Il Paese che vogliamo: lavoro, innovazione, opportunità”: è questo il tema del Congresso Nazionale degli Ingegneri, che si terrà dal 24 al 26 luglio a Brescia. Un evento “innovativo”, come lo definisce il padrone di casa, l’ingegner Marco Belardi, Presidente dell’Ordine bresciano. “Siamo pronti a ricevere nel migliore dei modi gli oltre mille delegati che arriveranno in Lombardia da tutta Italia – dice Belardi -; sarà un congresso molto concentrato, con eventi continui e pochi momenti dispersivi. Abbiamo inoltre pensato di ridefinire il rapporto tra il palco e la platea: basta pubblico passivo, seduto ad ascoltare senza poter intervenire. Quella bresciana sarà un’assise virtualizzata, con la diretta in streaming dei lavori, così da poter essere visti live comodamente seduti in poltrona o in ufficio. Inoltre, saranno attivate diverse app di partecipazione, come ad esempio twitter o la partecipazione diretta a sondaggi, in modo da permettere ai relatori di avere praticamente in tempo reale l’opinione del pubblico sui vari argomenti trattati e poterne, dunque, discutere”.

All’interno del congresso sono previsti numerosi momenti di approfondimento: ce ne vuole parlare?

Nei due giorni reali di congresso stiamo approntando ben 6 tavole rotonde su tematiche legate alla nostra professione e alla società nella quale viviamo. La prima verterà sulla presentazione di una ricerca, da parte del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, sulla semplificazione normativa. La seconda si concentrerà su un’attenta analisi delle conseguenze e delle prospettive future in seguito all’introduzione della riforma delle professioni, una sessione di lavoro che vedrà il coinvolgimento di tutte le professioni dell’area tecnica. In seguito ecco un approfondimento sullo scenario economico attuale e su quanto potrà accadere nei prossimi anni. La quarta tavola rotonda prenderà in esame la società e il lavoro, la quinta si concentrerà su un argomento innovativo come le smart cities e la necessità del recupero dell’esistente nell’ambito dell’edilizia. Infine, la tematica dell’innovazione del mercato globale, da valutare come un’importante opportunità di sviluppo e ripresa occupazionale. Ci tengo a precisare che abbiamo intenzione di ‘patrimonializzare’ il congresso, se così possiamo dire. Al prossimo Presidente di Ordine che organizzerà l’evento consegneremo, infatti, una sorta di vademecum con tutte le indicazioni per organizzare al meglio un evento di così grande importanza e complessità, in modo da non disperdere energie inutili e soldi. Inoltre è già on line un luogo virtuale come il sito www.congressonazionaleingegneri.it; un sito permanente dove poter condividere informazioni anche storiche sulle precedenti assise, opinioni e idee. Sito dove poter raccogliere – perché no? – anche sponsorizzazioni, utili per affrontare le ingenti spese organizzative.

Il Paese che vogliamo: qual è l’Italia che auspicano gli ingegneri?

Vorremmo un Paese nel quale le generazioni future possano vivere in condizioni quanto meno non peggiori delle attuali. E’ necessario vivere e lavorare operando con una nuova sensibilità, più aperta alla sostenibilità ambientale, alle tematiche del recupero energetico e del costruito. Vorremmo un Paese dove è permesso lavorare senza essere schiacciati da un apparato burocratico opprimente, che spesso tarpa le ali alle occasioni di investimento. Sogno un’Italia nella quale gli ingegneri possano essere di supporto alle Pubbliche Amministrazioni nei settori di nostra competenza, come già fanno altre professioni. Perché, ad esempio, non coinvolgerci nell’iter di produzione di norme e leggi pertinenti? Nell’ambito dei lavori pubblici le nostre competenze potrebbero essere utili per la stesura di testi adeguati. Infine, è necessario dar vita ad una seria ed articolata opera di prevenzione che coinvolga tutti i settori produttivi e la società civile: penso agli eventi sismici e ai disastri idrogeologici che spesso coinvolgono la nostra penisola. In molti casi, con un’adeguata attività di consolidamento delle strutture esistenti, avremmo potuto evitare tante tragedie.

Cosa si aspetta dal Congresso?

Mi aspetto uno sforzo comune: trasformare il momento di crisi e la negatività che ci attanaglia in energia positiva, in opportunità da cogliere al volo e sfruttare al meglio per cambiare radicalmente lo stato delle cose. Dovremo essere in grado, inoltre, di suscitare attenzione ed interesse all’esterno della categoria: l’opinione pubblica dovrà finalmente comprendere che gli ingegneri sono pronti a collaborare con le forze politiche e produttive del Paese per la decisa ripresa dell’economia. La nostra concretezza a favore della collettività.

 

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