2 - 2013 | Il mercato dell'auto
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Le nuove frontiere del mercato dell’auto

Davide Canevari

Dai Paesi BRICS al Nord America, dall’Australia all’Africa Mediterranea, passando per il Medio Oriente, le immatricolazioni non smettono di crescere, con tutte le conseguenze sociali, energetiche, tecnologiche, ambientali, industriali, che questa corsa alle quattro ruote inevitabilmente comporta. Una prima analisi della situazione generale può partire dalle stime di Global Auto Report. Lo studio, pubblicato a fine dicembre 2012 da Scotiabank, conferma che i Paesi BRIC hanno acceso al freccia e sono ormai sulla corsia di sorpasso. Lo scorso anno in Brasile, Russia, India e Cina sono state immatricolate 18.700.000 vetture (saranno 20,2 milioni nell’anno in corso); solo dieci anni fa questi mercati non arrivavano a 8 milioni di unità/anno. Il tasso di crescita è stato stratosferico, in particolare in Cina (più 200 per cento negli ultimi dodici anni). Impossibile non parlare più a fondo di quanto sta succedendo all’interno della Grande Muraglia… Già oggi – sempre in base alle proiezioni di Scotiabank - sono 66 milioni i cinesi in possesso di un reddito tale da permettere l’acquisto e la gestione di un’autovettura. Ma c’è di più: ogni anno – secondo le Nazioni Unite – circa 20 milioni di cinesi si spostano dalle campagne alle aree urbane (dove il taso medio di crescita del PIL è pari al 12,5 per cento). Sempre secondo le Nazioni Unite, questo flusso potrebbe cominciare a rallentare solo tra una quindicina di anni, per attestarsi a 10 milioni di persone/anno nel 2030. I potenziali clienti cinesi del settore auto, nel prossimi decennio, si possono dunque misurare in termini di centinaia di milioni di unità! E non si pensi solo ad auto primo prezzo. Al contrario, lo scorso anno il segmento più dinamico in Cina è stato quello dei SUV, con un tasso di crescita delle vendite pari al 24 per cento rispetto al 2011. Va aggiunto che ancora oggi, il livello di penetrazione della motorizzazione in Cina – 7 veicoli ogni 100 abitanti – è di circa un decimo rispetto alla media dei Paesi del G7. Intanto i piani di sviluppo dell’industria automotive cinese stimano di poter raggiungere una capacità produttiva di 40 milioni di veicoli/anno (tra autovetture e camion) entro la fine del 2015 più che raddoppiando la capacità attuale delle catene di montaggio. Per poi crescere ancora. Il caso cinese non è isolato. Mentre l’India sta vivendo una fase di leggero stallo, più che altro per problemi di accesso al credito (l’80 per cento delle auto in India è acquistato a rate) la Tailandia ha superato nel 2012 1,3 milioni di immatricolazioni, con uno stratosferico progresso del 75 per cento rispetto al 2011. La macchina si è rimessa in moto anche negli Stati Uniti. Quest’anno le vendite a stelle e strisce potrebbero tornare oltre la soglia dei 15 milioni di unità, riavvicinandosi ai valori record dei primi anni 2000. La ripresa potrebbe essere di natura strutturale (e non solo contingente). Storicamente, infatti, l’età media dei veicoli negli USA è sempre stata pari o al di sotto dei 9 anni. A fine 2012, a causa della crisi e dei “mancati acquisti” degli scorso anni, siamo arrivati a 11 anni; c’è parecchio terreno da recuperare.Ricordiamo che i “veicoli a motore” registrati negli USA sono già oggi più di 250 milioni, giusto un quarto del circolante planetario (la soglia di un miliardo di unità è stata superata a fine 2010)! Occhi puntati anche sul Brasile. La Coppa del Mondo di calcio (2014) e le Olimpiadi (2016) stanno facendo da traino per la crescita economica del Paese Sudamericano e, in particolare, per lo sviluppo delle infrastrutture interne. Il mercato dell’auto è atteso a una risposta nello stesso senso di marcia e dovrebbe raggiungere i 3 milioni di unità già nell’anno in corso. Nel complesso, nelle aree del Pianeta prese in esame in questa analisi, il 2012 si è chiuso con 62 milioni di immatricolazioni, che potrebbero divenire 65 nel 2013. In questo scenario solo l’Europa Occidentale - e in particolare l’area Mediterranea - continua a mostrare segnali di stanchezza. Le stime e i numeri sopra riportati potrebbero, per altro, essere in difetto. Altre fonti statistiche assicurano che nel corso del 2012 il mercato mondiale dell’auto avrebbe raggiunto volumi ancora più consistenti. Incrociare i dati è pressoché impossibile, visto che in alcuni casi assieme alle automobili “in senso stretto”, vengono anche conteggiati i furgoni (light trucks). Ad esempio, la società di ricerca e management privata Focus2move porta l’asticella a 79,5 milioni di unità, considerando nelle sue statistiche i light passenger vehicles (sembra essere un concetto un po’ più esteso rispetto a quello delle semplici auto ad uso privato). In particolare, questa fonte punta anche i fari su alcuni mercati che non sono stati presi in esame da Scotiabank, e che sarebbe tuttavia un errore considerare marginali. L’Oceania, ad esempio, dove la sola Australia ha superato ampiamente il milione di autovetture immatricolate nel corso del 2012 (l’anno migliore della sua storia a quattroruote). Ma anche il Medio Oriente, un’area ormai capace di assorbire oltre 3,6 milioni di vetture/anno. Anche l’Africa sta facendo la sua parte. L’Egitto - nonostante il 2012 non sia stato un anno proprio tranquillo - si è fermato appena al di sotto delle 200 mila immatricolazioni; l’Algeria nel 2011 ha messo su strada 290 mila vetture nuove, con un progresso del 32 per cento rispetto all’anno prima, mentre il Sud Africa si conferma come la regina del continente con oltre 600 mila unità (più 10 per cento nel 2012 rispetto all’anno prima). Dal canto suo l'International Organization of Motor Vehicle Manufacturers (OICA) che riunisce i principali produttori planetari del settore automotive ha reso noto che a fine 2011 la produzione mondiale di veicoli (dei propri associati) ha superato gli 80 milioni di unità, dei quali 60 milioni riconducibili alle automobili. È quindi del tutto plausibile che i conteggi dell’OICA relativi al 2012 – considerando un aumento medio delle vendite su scala mondiale del 7 per cento - si possano chiudere oltre quota 64 milioni. È per altro più che probabile che non tutte le produzioni, specie nei Paesi emergenti o del Terzo Mondo, siano state conteggiate. Anche questo valore di produzione, quindi, potrebbe risultare almeno in parte sottostimato. Insomma, comunque la si guardi, e a qualunque fonte statistica ci si affidi… la visione di un mercato dell’auto in crisi non può che essere considerata provinciale.

 

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