03-2012 | Arte e Cultura
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Antonio Fogazzaro a cento anni dalla morte

Elisa Mariani Travi

Compiuti, il 7 marzo 2011, i cento anni dalla morte di Antonio Fogazzaro (Vicenza 1842 ivi 1911), ritenuto, dopo Giovanni Verga, il maggior romanziere italiano dell ´ultimo Ottocento, cerchiamo di fare il punto sull´attività, il valore e il pensiero del romanziere vicentino. In tutti i romanzi, genere per cui si giudicava adatto: "Mal ombra" (1881), "Daniele Cortis" (1884), nel meno felice "Il mistero del poeta" (1887), nel capolavoro "Piccolo mondo antico" (1895) emerge un´ispirazione - per così dire - autobiografica, cioè un acuto spirito di osservazione che gli fa cogliere, con grande senso di verità, le profondità umane dei suoi personaggi, protagonisti o comprimari. Passando, con facilità, dalla lingua al dialetto delle "figurine".

Non è un mistero, anzi Fogazzaro stesso lo afferma più volte che le figure che egli caratterizza sono tratte da persone reali, di cui oggi conosciamo nomi, cognomi e fisionomia. Al maestro di gioventù, Giacomo Zanella ("Sopra una conchiglia fossile") che non riconosceva in lui reale capacità di fantasia, obiettava che "sentiva di possedere una penetrazione dei caratteri umani e della natura inanimata che doveva sostituire e superare la fantasia" (T. Gallarati Scotti, 1934). Elemento essenziale nell´opera del romanziere è, infatti, il paesaggio sia dell´amata Valsolda (Lago di Lugano - Oria), sia della Valdastico (Velo d´ Astico - Arsiero) che è anche protagonista, assieme al mondo umano di figure e ai luoghi (case o ville) in un rapporto di vera armonia.

Attinge, il Fogazzaro, a risultati di incontestabile poesia proprio quando si sofferma nelle descrizioni della natura, del lago soprattutto. " ... Il lago dormiva ormai coperto e cinto d´ombra / ... / Le prime tramontane vespertine movevano le fronde della passi flora, corrugavano verso l´alto, a chiazze, le acque grigie, portando un odor fresco di boschi" (PMA). Elemento di attualità, già nelle meditazioni del 1887, sono alcuni problemi scientifici e sociali, primo fra tutti quello della teoria dell’evoluzione. Parve al Fogazzaro che quella teoria non solo non fosse in contraddizione con l’insegnamento religioso, ma anzi conferisse a esso un valore più alto, un significato più “poetico”, giacché l’evoluzione gli si palesava come una creazione divina che dura in eterno, sempre più perfezionandosi in sé stessa.

Il conflitto fra senso e spirito non sarebbe dunque in fondo che il conflitto stesso tra l’uomo inferiore e l’uomo di grado in grado sempre più perfetto che si sta evolvendo da quello. Di queste idee Fogazzaro si fece propagandista in varie pubblicazioni (in particolare "Per un recente raffronto delle teorie di S. Agostino e di Darwin circa la creazione" (1891) ", "L´origine dell´uomo e il sentimento religioso" (1893), “Ascensioni umane", 1899) e in numerose conferenze sul darwinismo. Divenuto senatore nel 1896, dopo i grandi consensi, anche ufficiali, a Piccolo mondo antico, ci furono i discorsi "Dell´avvenire del romanzo in Italia" all´ Accademia Olimpica, o il racconto più vicino al verismo "Il testamento dell´orbo di Rettorgole", o i discorsi sui suoi primi maestri, lo zio Don Giuseppe Fogazzaro con cui aveva compiuto gli studi ginnasiali, l´abate Giacomo Zanella che gli aveva fatto conoscere le letterature straniere (Dickens gli piacerà particolarmente), il discorso "Per Antonio Rosmini" e l´opuscolo "La figura di Antonio Rosmini" (1897) sul filosofo roveretano. Rimane, oggi, anche una ricca corrispondenza con i più importanti letterati dell´epoca quali Matilde Serao, Giovanni Pascoli, Gabriele D´Annunzio, Giovanni Verga e anche ... Marinetti, raccolta in veste fotografica con tante foto del poeta e del suo mondo nella "Mostra fotografica permanente" ideata da Giorgio Lanza e oggi curata da Giovanni M. Filosofo nel Comune di Velo di Astico (Vicenza).

Se i romanzi successivi a PMA, cioè il trittico "Piccolo mondo moderno" (1901), "Il Santo" (1905) e poi "Leila" (1910) gli costarono la condanna del Sant´Uffizio, accusato di Modemismo, cui poi pubblicamente si sottomise ("Avvenire d´Italia" 21 aprile 1906), oggi possiamo guardare con interesse al tema risorgimentale in Piccolo mondo antico. Osserva E. Donadoni - seppure il substrato ideale del romanzo, la patria e la lotta per la patria sia un contenuto molto interessante "non è il patriottismo che più seduce nel romanzo. Anzi la nota dell´amor patrio vi suona debole / ... / Il romanzo termina quando Franco parte per la guerra d´indipendenza / ... / I congiurati della Valsolda, i patrioti di Torino non hanno mai la fisionomia pensosa e dolorosa del Mazzini, ma quella ilare del bohémien ... ". L´ultimo romanzo "Leila" segue le vie precedenti e concettualmente si risolve in una satira del mondo clericale, guadagnando un´ulteriore condanna al Sant´Uffizio che F. non conobbe perché giunta dopo la sua morte.

Mentre negli anni 1906-07, il poeta si fa costruire a Velo d´ Astico la sua villa, la Montanina, dall´arch. veneziano Mario Ceradini, un mix di Art Nouveau e di Secessione Viennese, ma con un infinità di indicazioni del poeta, tanto da renderla molto singolare, F. abita nel Villino delle Rose della nipote Ina Franco Valmarana. La Montanina e il Villino, abitato dalla Dama Bianca (Donna Fede le Vayla di Brea) col giardino di Sgaravatti descritto nel romanzo, saranno gli sfondi e i paesaggi di Leila. Una lapide, sulla facciata del Villino riporta la quartina scritta da lui sulla porta della propria camera. "Qui dalla penna mia nacque una dama! Di chiome bianche e di grand´ occhi bruni/ Che sua la villa delle rose chiama! E pensa, triste, sorridendo ai pruni". Le difficoltà della vita ... L´ispirazione alla Dama Bianca - è ovvio dirlo - gli venne da una dama reale, la bella cugina Angelina Mangilli Lampertico. La figura di Fogazzaro ha forse sofferto di troppa "glorificazione" in passato; ma ci lascia pensieri validissimi che difese strenuamente e una immersione insuperata nel suo piccolo, grande mondo.

 

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