03-2012 | A un anno da Fukushima
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Un anno fa il terremoto di Fukushima

Pierangelo Andreini

A un anno dall’incidente nucleare di Fukushima Daiichi (11 marzo), il World Energy Council (WEC) ha diffuso lo studio “Nuclear Energy One Year After Fukushima” che analizza l’impatto dell’incidente sui programmi di sviluppo del nucleare nei vari Paesi. Secondo il rapporto poco è cambiato, soprattutto nei paesi non-OCSE, riguardo l’utilizzo futuro dell’energia nucleare nei mix energetici, ma pure poco è cambiato in materia di miglioramento della governance globale del settore. Con ciò il rapporto ribadisce la necessità di una maggiore informazione del pubblico su costi, benefici e rischi per la sicurezza delle tecnologie di generazione elettrica da nucleare.

In tal modo, se trasparenza e sicurezza saranno continuamente rafforzate, secondo lo studio, il nucleare continuerà a svolgere un importante ruolo nel futuro mix energetico, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, che siano parte, però, nel modo più ampio possibile, di un’effettiva e convinta governance internazionale.Attualmente circa 50 paesi stanno utilizzando, sviluppando o considerando l’energia nucleare come parte del loro mix energetico, di cui la metà nuovi entranti nel settore, con decine di reattori nucleari in costruzione, principalmente in Cina, Russia, India e Sud Corea. Lo sviluppo è guidato dai paesi non-OCSE, che registrano una domanda di energia in continua crescita, nei quali sono localizzati 39 dei 63 reattori in fase di realizzazione nel mondo (tra cui 26 in Cina, 10 in Russia, 7 in India).

Ad eccezione di Germania, Svizzera, Italia e Giappone, l’incidente di Fukushima non ha determinato, quindi, arretramenti significativi nei programmi di sfruttamento dell’energia nucleare, semmai rallentamenti. Ma nei paesi non OCSE, lo studio non ha rilevato indicazioni che il loro orientamento al nucleare sia diminuito a seguito del disastro di Fukushima. Il rapporto è stato redatto da un gruppo di esperti energetici, operatori e regolatori provenienti da 13 paesi, presieduto dall’ing. Alessandro Clerici, e include feedback provenienti dalla rete del WEC in oltre 90 paesi. Per Clerici “Nel perseguimento di un energia sostenibile, nessuna tecnologia deve essere demonizzata o idolatrata e lo studio mostra che l’opzione nucleare nel mondo non è stata abbandonata. Tuttavia, i confini nazionali sono privi di significato in caso di gravi incidenti nucleari.

Pertanto, la sicurezza, la regolamentazione e le lezioni apprese, devono chiaramente portare al miglioramento della sicurezza delle centrali nucleari esistenti e future.” Fondato nel 1923 ed accreditato presso l’ONU, il WEC è un’organizzazione internazionale multi-energy presente in oltre 90 paesi e con più di 3000 realtà associate tra cui governi, aziende private e statali, università, ONG e stakeholders dell’energia.

(L´articolo anticipa il resoconto a firma del prof. Wolfango Plastino "Rischio nucleare, Impatto Ambientale e Ambientalismo" pubblicato su questo numero)

 

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