12 - 2012 | L'intervista
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Il presidente Zambrano guarda al 2013 con ottimismo
“Puntiamo dritto sulle nuove professioni”

Roberto Di Sanzo

Il 2012 è stato davvero difficile, con una crisi che sta coinvolgendo anche il mondo dell’ingegneria. Nonostante tutto, bisogna guardare al futuro con rinnovato ottimismo, convinti che la competenza e la professionalità della categoria sarà in grado di risollevare le sorti del Paese. Sono questi alcuni dei passaggi principali dell’intervista che Armando Zambrano, presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, rilascia la nostro Giornale. Un dialogo ad ampio respiro, nel quale il presidente spazia a tutto campo, tracciando un bilancio dell’anno che si sta concludendo e – allo stesso tempo – fissando i paletti per un 2013 che dovrà segnare la “riscossa” non solo per l’ingegneria ma per tutto il Paese.

Partiamo dal 2012: che anno è stato per l’ingegneria?
Per la professione è stato durissimo, come il precedente. Si sono ridotti ulteriormente i mercati soprattutto nel settore dell’edilizia, sia nel pubblico che nel privato. Ma voglio vedere il bicchiere mezzo pieno e allora dico che si sono aperte interessanti opportunità per molti ingegneri che operano in settori innovativi: penso all’informatica e a tutta l’agenda digitale. E ancora ai settori dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, ambiti in rapida evoluzione e ai quali gli ingegneri possono apportare un importante contributo di conoscenze tecniche e scientifiche. Ma il 2012 è stato anche l’anno della riforma delle professioni, fondamentale per il futuro della nostra categoria. Un vero e proprio punto fermo sulle necessità degli ingegneri, basti pensare alla formazione e all’assicurazione obbligatoria, così come l’obbligatorietà del preventivo per i lavori proposti. Tutte regole che vanno a vantaggio del committente e che migliorano sensibilmente la qualità dell’attività professionale offerta.

Un momento importante per la categoria è stato anche il Congresso di Rimini, particolarmente innovativo…
Un evento valutato positivamente dalla stragrande maggioranza dei colleghi, imperniato su dibattiti rapidi e tavole rotonde incentrate su tematiche ben precise e concrete. Sono particolarmente soddisfatto, tra l’altro, del lavoro svolto per dar vita alla mozione finale, scaturita al termine di un confronto anche vivace ma che ha denotato, ancora una volta, l’unità della categoria per un documento condiviso da tutti. E poi, mi permetta di dirlo, Rimini ha potuto salutare e conoscere un Consiglio del Cni compatto, capace di lavorare con l’assemblea dei presidenti in maniera sinergica ed armonica. Un iter procedurale che non si vedeva da tempo: basti pensare che da circa un anno il presidente è sempre lo stesso. E per la nostra categoria non è certo una questione scontata, anzi…

Abbiamo parlato di crisi economica, difficoltà che coinvolgono anche la professione?
La crisi la stiamo subendo un po’ come tutti, non siamo certo esenti da questo periodo travagliato. E i dati sono sotto gli occhi di tutti, con molti studi professionali costretti a ridurre la loro attività. Ma non vogliamo certo piangerci addosso, tutt’altro: c’è tanta voglia di rialzare la testa. Come? Ad esempio unendo le forze tra professioni. Quando finalmente sarà pronto il nuovo regolamento per dar vita alle società tra professionisti allora potremo avere davvero delle strutture multidisciplinari agili e in grado di dare risposte immediate e precise alla committenza. Un modo di agire che agevolerà soprattutto le giovani leve.

Già, i giovani, che sono quelli che risentono maggiormente delle difficoltà.
Da sempre il Cni ha un occhio di riguardo per i nuovi iscritti e – in generale – per i giovani che si affacciano alla professione ingegneristica. Per dare un futuro alla categoria è necessario però lavorare nella direzione della specializzazione dei professionisti: solo così si potrà competere con il resto del mondo. Ecco un altro tema dal quale non possiamo sottrarci, vale a dire l’internazionalizzazione della professione. Dobbiamo essere in grado di vincere le sfide che ci propongono i grandi Paesi come la Cina, dove c’è un bisogno enorme di grandi infrastrutture. L’ingegnere italiano ha le capacità per entrare di diritto in un business di sicuro interesse, esportando tutta la filiera, dalle capacità progettuali sino a quelle realizzative.

Quale può essere l’apporto dell’ingegnere per il rilancio economico e sociale del Paese?
Ecco, questa è la vera sfida da vincere nei prossimi mesi. Sono ormai finiti i tempi in cui accettavamo passivamente le decisioni che calavano dall’alto. Meritiamo di vedere riconosciuto il nostro ruolo di protagonisti dell’attività sociale ed economica del Paese. Abbiamo capacità innovative, di ricerca e sviluppo che mancano ad altre categorie; siamo in grado di dar vita a normative semplificate, evitando quella burocrazia che per anni ha ingolfato uffici e professionisti, rallentando e spesso bloccando opere vitali per il Paese. Abbiamo avuto anche l’umiltà di ristrutturarci dall’interno con la riforma delle professioni proprio per assolvere a tali compiti.

Un’ingegneria all’avanguardia grazie anche alla comunicazione e alle relazioni esterne. Far conoscere l’opera degli ingegneri all’esterno è da sempre uno dei suoi obiettivi principali…
Assolutamente sì, perché va ricordato che non basta fare le cose, ma vanno fatte conoscere… In tal senso, l’opera delle riviste di settore, come Il Giornale dell’Ingegnere, del quale apprezzo da anni l’impegno a favore della categoria, è fondamentale per veicolare tale messaggio. Un aspetto, quello della comunicazione, che proprio con l’avvento del nuovo Consiglio stiamo curando in ogni suo aspetto. In tal senso, una stretta sinergia e raccordo tra Cni e Ordini provinciali è fondamentale per vincere la battaglia dell’informazione. E devo dire che nell’ultimo anno stiamo riuscendo nell’intento, visto che spesso siamo protagonisti sui mass media.
Chiudiamo con il 2013: cosa auspica per la professione?
Guardi, il mio auspicio è che il prossimo Parlamento possa accogliere un numero sempre maggiore di ingegneri. Ultimamente i nostri colleghi che siedono sugli scranni governativi sono troppo pochi e questo è un vero danno per il paese.
Il nostro contributo è fondamentale in tanti ambiti, a cominciare dalla normativa urbanistica e al risparmio energetico, passando per il nodo delle infrastrutture a quello dello snellimento del quadro legislativo esistente, come già accennato.
L’apporto dell’ingegneria è senz’altro un valore aggiunto per tutta la comunità; spero davvero che se ne rendano conto le istituzioni e gli apparati decisionali.

 

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