12 - 2012 | L'intervento
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Un’azienda energetica capace
di immaginare il futuro

dott. Paolo Scaroni, amministratore delegato ENI Spa

Quest’anno, abbiamo ricordato i cinquant’anni dalla scomparsa di Enrico Mattei, e io ho avuto personalmente più di un’occasione per parlare dell’eredità che ci ha lasciato. Eredità costituita soprattutto dai valori, dal modo di fare e pensare l’impresa, dalla passione per le sfide, dall’idea che il patrimonio di un’azienda sia costituito soprattutto dalle sue persone, dalla ricerca costante dell’innovazione. E proprio sull’innovazione vorrei fare una prima riflessione. Innovare significa dare forma ad una scoperta, applicarla nel lavoro di tutti i giorni, renderla utile e condivisa. Enrico Mattei è stato un uomo che ha fatto dell’innovazione il motore di spinta nei difficili anni che vanno dalla ricostruzione al miracolo economico. Intuisce che il metano, fonte di energia fino ad allora sconosciuta in Europa, è la chiave che può permettere all’industria italiana di ripartire e all’Italia di rinascere. Una risorsa pulita, a basso costo, che viaggia velocemente attraverso la fitta rete di metanodotti costruita a tempo record tra il Nord e il Sud del Paese e poi, negli anni seguenti, attraverso l’Europa e le profondità del Mediterraneo. Un’innovazione dalla lunga durata se ancora oggi l’investimento nel settore del gas naturale e la sua commercializzazione rappresentano due asset strategici per Eni, tra i più grandi player in questo settore di mercato.
Mattei non trascura però anche il commercio delle benzine di qualità puntando su un altissimo valore di ottani (98/100) e su un nuovo modello di stazioni di servizio, con tutti i servizi tipici del moderno customer care (autolavaggio, bar, motel, ristorante, market). Convinto che per guadagnare quote di mercato, la comunicazione, il messaggio al consumatore, fossero fondamentali, decide di affidarsi ad un segno grafico d’effetto, e sceglie il cane a sei zampe “fedele amico dell’uomo a quattro ruote”. Oggi le stazioni di servizio Eni sono molto cambiate. Sono multienergy, integrano cioè il risparmio energetico e la produzione di energia. Non è cambiata però la filosofia alla base del loro funzionamento, ispirata all’efficienza, alla ricerca di soluzioni eco-compatibili e all’attenzione al cliente. Il marchio è sempre quel cane a sei zampe, un’icona che accompagna carburanti di prima qualità, frutto di ricerca e tecnologia avanzatissime.
Mattei aveva anche capito, che era possibile tradurre l’innovazione in un beneficio per il territorio nel segno del rispetto e della qualità dell’ambiente. Il villaggio per le vacanze riservato ai dipendenti Eni a Corte di Cadore venne concepito secondo criteri moderni di architettura ecosostenibile. Le attrezzature tecniche di cui disponeva erano all’avanguardia: dagli edifici, collegati ad una centrale termica appositamente realizzata, all’intera rete elettrica e ai cavi telefonici interrati su espresso desiderio di Mattei per non interferire sul paesaggio naturale. In continuità con questa lezione, abbiamo orientato all’efficienza energetica e all’ecosostenibilità il macroprogetto Green Data Center di Ferrera Erbognone, un sito destinato ad ospitare tutti i sistemi informatici centrali di elaborazione di Eni. Unico in Italia nel suo genere, il progetto porterà una riduzione di emissione di CO2 pari a 335 mila tonnellate annue (pari circa all'1% dell'obiettivo italiano di Kyoto per l'energia).
Presupposto dell’innovazione però – e qui vengo al secondo elemento cardine della nostra identità è la ricerca. Mattei sapeva che senza l’evidenza scientifica dei dati non era possibile sostenere alcun programma di sviluppo energetico. Ci volevano le prove. Mi verrebbe da dire che oltre alle prove ci vuole spesso anche del tempo perchè le ipotesi formulate siano verificabili e gli esperimenti riproducibili. Per questo motivo alla ricerca Mattei consacrerà gran parte dello sforzo economico di Eni riuscendo in pochi anni a fare dei laboratori di Metanopoli, il suo quartier generale, una fucina di giovani fisici, biologi, ingegneri, chimici provenienti dalle migliori università italiane.
Ancora oggi investiamo in maniera importante nella ricerca. Lo sforzo di Eni, specie negli ultimi anni, è stato quello stabilire un rapporto sempre più diretto tra ricerca e business, con l’obiettivo di creare valore e ridurre il cosiddetto time-to-market, il tempo che separa una scoperta scientifica dalla sua applicazione.
In Eni non dimentichiamo però gli scenari energetici di lungo termine, in particolare per le fonti rinnovabili. Al momento – lo sapete tutti – le rinnovabili rappresentano una piccola parte dell’energia che consumiamo: in più, le tecnologie che utilizziamo hanno due grossi problemi. Il primo e’ che sono poco efficienti; riusciamo a convertire in elettricità poco più di un decimo dell’energia solare che si abbatte su un pannello al silicio. Il secondo problema sono i costi, che sono un multiplo di quelli dell’elettricità tradizionale: il solare in Italia, e non solo in Italia, è un settore che sta in piedi solo grazie a sussidi pagati dagli Stati o dai consumatori.
Ma se siamo convinti che le tecnologie esistenti non ci porteranno molto lontano, siamo altrettanto convinti che un giorno le energie alternative dovranno prendere il posto dei combustibili fossili. Si rende quindi necessario un salto tecnologico. Noi abbiamo individuato nel solare la fonte rinnovabile più promettente, e stiamo lavorando, insieme al MIT di Boston, per trovare il modo di catturare l’energia del sole in modo efficace ed efficiente. Per ottimizzare questo impegno verso il “mix energetico”, abbiamo dedicato alla ricerca una specifica istituzione, il Centro di Ricerca Donegani di Novara che è stato rinominato “Centro di ricerca per le Energie non Convenzionali”. Abbiamo anche istituito un premio, l’Eni Award, destinato a progetti che sviluppano un migliore utilizzo delle fonti energetiche, promuovono la ricerca sull'ambiente e valorizzano le nuove generazioni di ricercatori. Negli anni, forti del nostro patrimonio intellettuale e di uno specifico portafogli brevettuale (8.000 brevetti a protezione di un migliaio di invenzioni) abbiamo anche imparato ad adottare una politica per l'accreditamento e la qualità che prevede il conseguimento di specifiche norme internazionali. Nell’insieme le risorse intellettuali, le strumentazioni così come le strutture all'avanguardia saranno in grado di generare risultati di innovazione trasferendoli su scala industriale.
Ho parlato fin qui di innovazione tecnologica e di ricerca. Entrambe queste attitudini in qualsiasi tipo di impresa, ne presuppongono una terza, l’impegno alla formazione continua. Mattei nel 1957 immaginò una Scuola superiore di studi sugli idrocarburi per la formazione dei quadri e dei dirigenti italiani e stranieri. Una business school – mi dicono l’unica allora in Europa in campo energetico – che per la prima volta parlava di concetti ancora poco conosciuti nel mercato petrolifero come il rispetto e il dialogo con i paesi produttori nell’economia di uno sviluppo condiviso. Dalla sua fondazione ad oggi la Scuola Mattei, come è stata rinominata all’indomani della sua scomparsa, ha formato oltre 2.500 giovani, di cui il 55% proveniente da 100 paesi stranieri. Al di là degli aspetti didattici, uno dei volani della crescita professionale e umana degli allievi è ancora rappresentato dalla dimensione fortemente internazionale della Scuola. Oggi l'offerta formativa si è arricchita con l'introduzione nel programma dei temi ambientali e del Master Medea in Management ed Economia dell'Energia e dell'Ambiente. Enrico Mattei aveva una visione del futuro fortemente globale, in un senso innovativo e inedito per l'epoca. Intuì che per sviluppare il proprio business occorreva superare alla base i confini geografici e culturali e che andare a sviluppare idrocarburi in un Paese straniero era anche un modo per creare opportunità di sviluppo per l’economia locale.
Si crea in quegli anni un altro dei tasselli della cultura industriale di Eni: la disponibilità a spingersi oltre i confini nazionali, affrontando la sfida con grande passione e una capacità d'adattamento fuori dal comune. Non si trattava solo di andare all'estero per sviluppare le risorse e farle proprie, si trattava di costruire una modalità diversa di approccio ai paesi produttori, una modalità che distinguesse Eni da tutte le altre compagnie petrolifere, fondata sul rispetto e la cooperazione. Nacque così quella che è stata battezzata la «formula Mattei». Già nel 1954, appurato che la Pianura Padana nascondeva un grande tesoro energetico, il metano, ma che era assai povera di petrolio, Mattei capì la necessità di superare rapidamente i confini nazionali e andare a cercare l'oro nero altrove.
I Paesi di recente decolonizzazione, quelli che avevano bisogno di costruire relazioni internazionali, diventarono gli interlocutori ideali di Enrico Mattei. Da questi Paesi Eni ottenne importanti concessioni introducendo un nuovo sistema contrattuale, molto più vantaggioso degli accordi proposti dalle altre società petrolifere.
L'aspetto davvero rivoluzionario della formula era nella “cooperazione” e non più nel semplice pagamento di royaIties. Mattei garantì a quei Paesi una maggiore partecipazione ai profitti, il coinvolgimento paritario nelle attività di estrazione e commercializzazione del greggio e la formazione necessaria alla manodopera e ai tecnici locali, una vera rivoluzione rispetto agli equilibri che in quell’epoca caratterizzavano l’industria degli idrocarburi.
L'Egitto fu il primo dei Paesi africani a conoscere l'applicazione della "formula Mattei". Nel 1955 Eni fece la prima importante scoperta di petrolio nella concessione di El Belaym - che ancora oggi rappresenta il maggiore giacimento di Eni nel paese. Dopo l'ingresso in Egitto, Eni è cresciuta rapidamente, nel corso degli anni, fino a diventare leader con una posizione rilevante sia nei Paesi di presenza storica come quelli del Nord Africa, Angola, Nigeria e Congo, sia nei nuovi Paesi, come Togo, Ghana, Gabon e Mozambico. Eni oggi in Africa è il primo operatore internazionale. Questo successo è senz'altro dovuto al modello di cooperazione che Eni continua ad applicare nel proprio rapporto con i Paesi in cui opera: le risorse sono dei Paesi dove queste si trovano, non di chi li aiuta a svilupparle. Con questa forte consapevolezza Eni ha saputo integrare nelle attività di sviluppo degli idrocarburi anche la realizzazione di iniziative volte a favorire lo sviluppo economico e sociale locale. Esempio significativo di questo approccio è lo sviluppo dei sistemi energetici locali, soprattutto in quei territori dove la povertà energetica è un problema cruciale. In Nigeria e Congo Brazzaville, per esempio, Eni ha saputo cogliere le grandi potenzialità del gas associato alla produzione di idrocarburi e ha investito nel suo recupero e impiego per alimentare centrali elettriche, realizzate da Eni stessa, che coprono oggi una parte della produzione elettrica locale (20% in Nigeria e ben il 60% in Congo). Il successo di questi interventi ha poi attirato l'attenzione anche di altri Paesi della regione: Eni sta costruendo una grande centrale a gas in Angola, nei prossimi mesi effettuerà un investimento analogo in Ghana e sta lanciando progetti analoghi in Mozambico ed in Togo. Oltre a questo, i settori in cui Eni si impegna per promuovere lo sviluppo dei Paesi africani in cui opera sono molteplici, dall'agricoltura alla pesca, dalla sanità alla costruzione di infrastrutture, alle scuole, fino alla formazione. Eni continua a credere in questo modello. La presenza stabile, in quei Paesi entrati in contatto con Eni più di sessant'anni fa, è segno della capacità di Eni di costruire relazioni profonda con il tessuto sociale e la cultura locale, impostando il proprio business sulla cooperazione, l'integrazione e la condivisione di know-how e risorse.
Le nostre persone, il nostro lavoro, la passione e l’impegno con cui lo svolgiamo, l’orgoglio di partecipare ad un grande progetto non ha soluzione di continuità con quello che Mattei aveva in mente cinquant’anni fa: un’azienda energetica capace di immaginare il futuro. Un’azienda energetica con un proprio stile, basato sul rispetto e la collaborazione. E soprattutto la più grande multinazionale italiana capace di garantire l’approvvigionamento energetico del Paese e in grado di competere sui principali mercati del mondo.

 

 

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