11 - 2012 | I Collegi a Convegno
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Il convegno "Ruolo dei Collegi degli Ingegneri e Architetti italiani dopo la Riforma degli Ordini del 12 agosto 2012"

“Fare rete per essere ancora più utili
ai nostri associati e all’intera comunità”

Davide Canevari

Si è svolto lo scorso 20 ottobre a Milano, durante MADEexpo, il convegno-tavola rotonda dal titolo Ruolo dei Collegi degli Ingegneri e Architetti italiani dopo la Riforma degli Ordini del 12 agosto 2012, organizzato e promosso dal Collegio di Milano. Obiettivo dell’iniziativa, come precisato dal padrone di casa, l’ingegner Bruno Finzi, “creare un punto di incontro per poter sfruttare al meglio il know-how dei singoli Collegi e per attivare nuove sinergie”.
In Italia il patrimonio culturale detenuto dai Collegi e dalle Associazioni tra professionisti ha una potenzialità incredibile. Si pensi, ad esempio, al fardello di storia – vero e proprio onore e onere – del Collegio di Milano, fondato nel 1563, che oggi è diventato tangibile, tra l’altro, grazie alla realizzazione di una biblioteca che conta oltre 25 mila volumi, è in costante crescita, e ha in corso una preziosa opera di digitalizzazione, dopo avere completato la catalogazione. Ma c’è molto altro ancora, che va al di là della storia, degli archivi, dei documenti posseduti.
Non di rado, tuttavia, questa potenzialità resta in parte inespressa o circoscritta nell’ambito dei diretti interessati. “Per questo – ha insistito Finzi – è indispensabile conoscersi più a fondo, capire come ognuno di noi svolge il proprio lavoro, cosa fa per diffondere la cultura, quali spazi potrò avere dopo la riforma Monti dello scorso agosto. Il tutto, con lo scopo finale di creare una rete sinergica tra i diversi attori”. Che si tratti di un obiettivo condiviso - e nel contempo plausibile e urgente - lo dimostra il numero e la sostanza delle testimonianze che hanno animato l’incontro milanese.
I molti spunti emersi non possono certo essere riassunti nel breve spazio di un articolo. Senza, dunque, voler essere esaustivi, ne segnaliamo alcuni. Altri – in particolare per quanto riguarda il delicato aspetto della formazione - potranno essere ripresi in successivi articoli e approfondimenti pubblicati dal nostro Giornale.
L’ingegner Gianluca Pietra, in rappresentanza del Collegio ingegneri e architetti della Provincia di Pavia (presidente è l’ing. Giovanni Rigone), ha sottolineato l’importanza dei Collegi non solo come luogo di incontro e crescita culturale a disposizione dei propri associati, ma come strumento al servizio dell’intera comunità e in particolare del territorio sul quale insistono.
“Il nostro Collegio – ha ricordato - trova radici nel lontano 1399 quando il duca di Milano indicò agli ingegneri pavesi le norme per il taglio di un’ansa del Po. Già allora fu sottolineata l’importanza di promuovere una sintesi professionale (volta a risolvere situazioni di interesse territoriale) e una condivisione dei saperi, con una sinergia tra professionisti che ancora oggi è ben viva. L’impegno al servizio della comunità e l’apertura verso l’esterno in un dialogo continuo, sono ancora il nostro punto di forza; la multi disciplinarietà è riconosciuta come valore e come dovere”.
“Lo spirito di servizio verso il territorio e il sociale” è stato sottolineato anche dall’ingegner Vittorio Drigo, presidente del Collegio degli ingegneri della Provincia di Venezia, che ha voluto ribadire come “le iniziative verso la comunità siano il valore fondante di un Collegio” e come “le sue risorse intellettuali vadano sempre dedicate alle entità locali”. Prima ancora e forse più ancora che agli iscritti.
L’ingegner Gianluigi Burlini, ha portato l’esperienza di un Collegio da lui stesso definito bambino, e di cui è presidente: quello della Provincia di Padova, nato nel vicino 1977 (ma altri ancora più giovani ne incontreremo in seguito). Anche in questo caso grande peso è stato dato al ruolo della disseminazione sul territorio (oltre al supporto dato ai professionisti iscritti). “Questo per offrire un’informazione di base su temi pratici – quale ad esempio il risparmio energetico – alla gente comune, che altrimenti non saprebbe come orientarsi, utilizzando un linguaggio accessibile, ma nello stesso tempo rigoroso e corretto”. Positiva è stata anche l’esperienza dei mini corsi formativi (della durata di 4 ore); iniziativa nata per limitare al minimo l’impegno dei partecipanti in termini di tempo e di costi. Per il Collegio architetti e ingegneri di Monza il presidente, architetto Chiara Ongaro, ha rilevato come problema principale il ricambio generazionale e la scarsa partecipazione da parte dei giovani alle iniziative proposte (il cui interesse resta eventualmente circoscritto alle visite ai cantieri o a corsi formativi ad alto livello di specializzazione).
Dopo un periodo non facile, anche il Collegio degli Ingegneri della Provincia di Vicenza - che ha da poco celebrato i suoi primi 30 anni di vita – sembra pronto per una nuova fase di crescita. “Per il rilancio – ha evidenziato il presidente, l’ingegner Umberto Dalla Costa – abbiamo deciso di puntare molto sul tema della prevenzione, in particolare per quanto riguarda il dissesto idrogeologico e il rischio sismico, coinvolgendo non solo gli ingegneri ma anche i cittadini e la popolazione, avendo riscontrato che nei confronti di queste problematiche non mancano solo le risorse, ma anche la sensibilità”. Ecco dunque tornare protagonista il tema del rapporto costruttivo con il tessuto sociale e il territorio.
Per il Collegio ingegneri Toscana ha portato la sua esperienza quarantennale il presidente, l’ingegnere e architetto Gennaro Tampone. Nonostante un leggero decremento degli iscritti registrato negli ultimi anni, questo Collegio sembra mostrare una particolare vitalità, che si concretizza nell’organizzazione di corsi, convegni, congressi anche di carattere internazionale (come il recente, di portata mondiale, sulle cupole). Da segnalare anche l’organizzazione e lo svolgimento di un master di secondo livello sul consolidamento delle strutture portanti degli edifici monumentali. E per il futuro Tampone suggerisce tre possibili attività a “supporto” dei più tradizionali compiti di diffusione della cultura: maggiore spazio allo svolgimento di tirocini e stage, la mediazione nei processi civili e penali, lo svolgimento di corsi di lingua specificamente dedicati all’inglese professionale.
Un altro importante – e preoccupante – aspetto è stato evidenziato dall’architetto Gian Carlo Sapio, presidente dell’Unione Romana ingegneri architetti. “A partire dagli anni Ottanta la qualità dell’ingegnere e dell’architetto ha iniziato a decrescere in maniera drammatica. È importante, dunque, che le realtà associative entrino sempre più a contatto con i giovani fin dall’università”.
Già, il tema dei giovani - certo uno dei più dibattuti durante l’incontro - che sta mostrando qualche ombra (come nel già citato caso di Monza) ma anche molte luci. Lo stesso Finzi ha ammesso: “Come tutte le organizzazioni associative stiamo vivendo una crisi perché i professionisti hanno sempre meno tempo da dedicare alla cultura e sono fagocitati dal ritmo intenso della vita quotidiana e dal lavoro. Risvegliare in ognuno di noi e nelle nostre professioni la coscienza dell’investimento nella cultura non è facile. Conforta, tuttavia, rilevare come a Milano proprio la commissione giovani stia facendo un grande lavoro in questa direzione”. “È difficile catturare i giovani – ha ammesso il professor Alessandro Castagnaro, presidente dell’Associazione ingegneri e architetti della Campania - ma le Associazioni hanno spesso un patrimonio culturale straordinario che le università non possono avere. Nel nostro caso, ad esempio, abbiamo 7.500 testi, molti dei quali sono pezzi unici. Ed è su questa valenza culturale che dobbiamo puntare per coinvolgere i neo laureati”.
L’attenzione ai più giovani è stata, addirittura, la ragione fondante dell’Associazione professione ingegnere di Modena, come ha ricordato il presidente, l’ingegner Andrea Zanasi: “Siamo una realtà atipica rispetto a un Collegio tradizionale, essendo nati esplicitamente per aiutare gli ingegneri neo laureati a superare l’esame di stato. Un’altra iniziativa dedicata soprattutto ai più giovani sono le pillole di informazione: brevi momenti formativi e di confronto, solitamente organizzati la sera, nei quali noi stessi siamo i formatori e affrontiamo temi di specifico interesse professionale”.
Molto ottimismo, nei confronti delle nuove leve è stato espresso anche dal professor Luciano Leoni, presidente di Arching Lazio: “Ci siamo prefissi l’obiettivo di prendere per mano i giovani laureati, facendo far loro esperienza fattiva, garantendo il tirocinio nel cantiere e facendo in modo che tutte le persone coinvolte all’interno del complesso processo edilizio (non solo gli ingegneri, quindi) possano parlare lo stesso linguaggio. Questo approccio ci ha permesso di confrontarci con persone motivate, con tanta voglia di fare, che hanno subito attivato il passa parola favorendo così la crescita dell’Associazione”.
La vitalità del settore è dimostrata da un altro elemento: accanto a istituzioni con qualche secolo di storia alle spalle, si sono presentate – come si è potuto vedere - anche realtà giovanissime (ad esempio, la già citata Arching Lazio che ha meno di due anni di vita).
Altro punto preso in considerazione, il rapporto con le strutture ordinistiche. Spesso i Collegi vengono infatti (erroneamente) confusi con gli Ordini o, addirittura, sono considerati come un possibile concorrente. In realtà – è stato evidenziato - non c’è alcuna rivalità nei confronti dell’Ordine. Questo cura la singola professione e ha necessariamente una visione più settoriale; mentre i Collegi hanno un approccio più ampio, culturale e multidisciplinare. Le due realtà sono collegate ma devono avere una vita autonoma.
Al riguardo è importante riproporre anche la posizione dell’Associazione ingegneri della Provincia di Piacenza. “Siamo nati nel 2010 – ha ricordato l’ingegner Paolo Milani – sull’onda di una specifica necessità: rappresentare un punto di riferimento, soprattutto per i professionisti più giovani. Volevamo, cioè, rappresentare uno strumento di difesa della figura dell’ingegnere, per quanto riguarda le problematiche di carattere tecnico e culturale, ma ancor più per gli aspetti prettamente operativi: ad esempio, l’ingresso nel mondo del lavoro o il riconoscimento di un equo compenso. Non siamo in contrasto con l’Ordine, ma vogliamo arrivare là dove gli Ordini non possono arrivare”.
“L’Associazione è una cosa diversa dagli Ordini e dai sindacati – ha confermato Sapio – ciascuna di queste istituzioni fa un proprio mestiere. Purtroppo, in questo momento, ad essere ignorati dai mass media sono proprio i Collegi e le Associazioni”. Una ragione in più, e ormai inderogabile, per fare finalmente massa critica e rete.
“Non abbiamo una sufficiente forza unitaria per poter dialogare con il nostro governo centrale e per presentarci come nazione a livello europeo e internazionale. Ci manca la sinergia. Ecco perché è importante creare momenti di unione e collaborazione come questo”, ha aggiunto Castagnaro, vestendo la giacca di presidente dell’ANIAI nazionale.
Durante la tavola rotonda lo spunto è stato ripreso e ampliato. Il problema della comunicazione verso l’esterno è stato definito “enorme”, il rammarico per il non riconoscimento del ruolo degli ingeneri e architetti evidenziato in più occasioni, il rischio di “raccontarcela sempre tra di noi” sottolineato; è si è parlato addirittura di “invisibilità della categoria” e di incapacità di divulgare le proprie conoscenze anche e soprattutto nei confronti dei più giovani (ecco ritornare questo tema strategico!) la cui assenza al dibattito milanese non è passata inosservata.
Va certamente nella direzione di promuovere una maggiore visibilità dell’ingegnere su scala nazionale l’attività svolta dal Giornale dell’Ingegnere, che compie 60 anni e può vantare circa 45 mila copie di diffusione. “Mi auguro e auspico – ha concluso Finzi - che possa diventare uno strumento per tutti i Collegi, anche per diffondere iniziative comuni e attività di formazione”.
Certo, in tutto ciò i primi a doverci credere davvero – impegnandosi costantemente e in prima persona - sono gli stessi appartenenti a Collegi e Associazioni che non possono vedere in questi sodalizi un semplice punto di incontro e aggregazione o una mera proposta di svago e di iniziative “ricreative”. Altrimenti il rischio è quello di spegnersi lentamente; e a quel punto, forse, non ha più senso portare avanti l’iniziativa. Un’esperienza, quest’ultima, che è stata testimoniata dall’ingegnere e architetto Barbara Bartoli, già presidente dell’Associazione ingegneri e architetti della Provincia di Ravenna, che si è sciolta da poco tempo. “Se comincia a venir meno lo spirito di squadra, se non si può più fare affidamento sulle persone, allora non ha più senso andare avanti”. Un monito che val la pena tenere sempre presente.

 

 

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