10 - 2012 | L'intervento
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Un tema di grandissima attualità che attrae sempre più l’attenzione delle future generazioni

L’etica professionale al centro del dibattito. L’ingegnere tra regole tecniche e responsabilità sociali

prof. ing. Alberto Mirandola, Dipartimento di Ingegneria Industriale, Università di Padova

Qualche considerazione sulla formazione e sull’attività degli ingegneri

L’ingegnere è tipicamente un costruttore di strumenti, dispositivi, manufatti, strutture, impianti. Dato che le sue realizzazioni hanno un impatto determinante sulla vita e sulle attività degli uomini e delle donne, l’ingegnere ha elevate responsabilità nei confronti della comunità in cui opera e dell’ambiente circostante. Deve quindi avere non soltanto competenze tecnico-scientifiche e conoscenza sullo stato della tecnologia, ma anche sensibilità verso i problemi sociali, economici e ambientali; quindi il suo agire deve essere accompagnato da riflessioni di carattere etico. Per ragionare in modo efficace su impianti e sistemi occorre avere una conoscenza approfondita dei componenti, cioè delle macchine e degli altri dispositivi che li compongono. Questo è il motivo per cui anche in campo didattico la formazione degli ingegneri, particolarmente di quelli meccanici ed energetici, dopo un adeguato sviluppo di conoscenze teoriche fisico-chimico-matematiche, approfondisce dapprima i componenti e giunge poi agli impianti e ai sistemi.

Un impianto è generalmente progettato per una definita condizione nominale di esercizio, in base alla quale si dimensionano i componenti. Ma raramente il funzionamento reale è a carico costante, perché le prestazioni devono adeguarsi alla richiesta delle utenze e al mutare delle condizioni al contorno e delle esigenze socio-economiche. Pertanto un progetto veramente evoluto considera anche le condizioni di off-design e, nel definire il rendimento e l’impatto ambientale dell’impianto, ne proietta il funzionamento in tutta la vita operativa prevista. Le variazioni di carico, con i relativi gradienti, hanno un’influenza determinante anche sulla durata degli impianti, in particolare su quella dei componenti soggetti a sollecitazioni, pressioni e temperature elevate e variabili nel tempo. Questo problema, ad esempio, è diventato di grande attualità per gli impianti termoelettrici da quando è stato introdotto il libero mercato dell’energia elettrica: infatti gli impianti sono spesso condotti in modo da inseguire i prezzi dell’energia, per conseguire i maggiori profitti immediati; ma le continue variazioni di carico producono sforzi meccanici e termici di notevole entità, che abbreviano la vita residua dei componenti più sollecitati. In sostanza, si rischia di pagare a lungo termine i profitti ottenuti a breve termine. Su questi problemi si stanno sviluppando nuovi filoni di ricerca.

L’ingegnere deve occuparsi non soltanto della funzionalità e della “salute” di un impianto, ma anche delle interazioni tra l’impianto e l’ambiente circostante. Per eseguire questo tipo di analisi si possono usare tecniche tradizionali o strumenti di recente introduzione (Life Cycle Assessment (LCA), metodi termoeconomici basati sull’exergia). Questi metodi sono spesso parte dei programmi di insegnamento di Ingegneria energetica e meccanica. L’evoluzione del settore energetico ha causato progressivi cambiamenti nella configurazione dei corsi universitari: il curriculum degli studi è profondamente cambiato e sono stati introdotti nuovi insegnamenti. All’inizio del XXI secolo, infatti, il panorama energetico sta cambiando rapidamente, a causa del progressivo scarseggiare di risorse fossili a prezzo contenuto e del consolidarsi della coscienza ambientale. Negli ultimi anni è stata dedicata molta attenzione al risparmio energetico e sono state sviluppate nuove applicazioni delle fonti rinnovabili: tecnologie solari termiche e fotovoltaiche, eoliche, geotermiche; utilizzazione delle biomasse; mini-idraulica; ecc.; ma non si deve dimenticare che in tutto il XXI secolo il panorama energetico sarà ancora dominato dai combustibili fossili. Quindi c’è molto da lavorare sulle innovazioni che potranno migliorare il loro sfruttamento: tecniche di combustione più evolute, cicli termodinamici aventi migliore bilancio energetico, uso più diffuso della cogenerazione, tecniche di accumulazione dell’energia per tagliare i picchi di richiesta, produzione ed utilizzo dell’idrogeno come vettore energetico, migliore organizzazione del sistema energetico, nuovi metodi di abbattimento e stoccaggio degli inquinanti (CCS - Carbon Capture and Storage, ad esempio), ecc. Tutti gli aspetti precedentemente menzionati, e molti altri non citati in questo breve scritto, fanno parte del bagaglio culturale di un moderno ingegnere energetico; ma è anche importante che l’ingegnere si ponga domande di carattere etico, data la elevata responsabilità che gli deriva dalle sue competenze: infatti il lavoro degli ingegneri può avere un grande impatto sulla vita presente e futura degli uomini, degli animali, dell’ambiente.

Ingegneria, etica professionale e codici etici

L’etica professionale di un ingegnere coinvolge concetti come coscienza morale, onestà, deontologia professionale, equità, responsabilità, cooperazione, ecc. [1, 2]; e riguarda la salute pubblica, la sicurezza e il benessere sociale largamente inteso (welfare); riguarda inoltre i rapporti che il professionista deve avere con i clienti, i fornitori e i colleghi. Generalmente le associazioni professionali si dotano di codici etici ai quali gli iscritti si impegnano a conformare le loro azioni; questi codici derivano dalla tradizione e dall’esperienza e sono redatti in accordo con le leggi vigenti e con i costumi della società cui si riferiscono; essi includono alcuni principi fondamentali, cui seguono regole di comportamento e obblighi professionali. Molte associazioni di ingegneri nel mondo hanno elaborato il loro codice etico; si veda ad esempio il codice elaborato dal nostro Consiglio Nazionale degli Ingegneri [3]. Uno dei codici più significativi, a parere di chi scrive, è quello dell’ASME (American Society of Mechanical Engineers) [4], sul quale vale la pena di soffermarsi brevemente per la sua sinteticità e la sua valenza nel campo della professione.

La pietra miliare di questo codice è la prima frase, che costituisce un elemento di indirizzo generale per la professione: gli ingegneri, nello svolgimento del loro lavoro, devono considerare prioritari la sicurezza, la salute e il benessere della comunità e dei singoli. Questa affermazione comporta un grande numero di regole pratiche, in quanto gli ingegneri operano in campi molto diversificati: industrie di processo; industrie manifatturiere; costruzione di impianti, macchinari e prodotti; progettazione e costruzione di edifici, ponti, strade; settore energetico e ambientale; pubblica amministrazione; libera professione; ecc.

La sicurezza, che è spesso collegata con la salute e con il benessere degli individui, ha i suoi costi: spesso occorre ricercare soluzioni di compromesso tra i rischi e i benefici di una soluzione tecnica. E’ fondamentale che gli ingegneri riflettano sul concetto di rischio [5]: la Commissione europea, in un suo rapporto del 2000 [6], stabilisce che “il rischio è funzione della probabilità e della severità di un evento che interessa l’uomo o l’ambiente in seguito all’esposizione, sotto precise condizioni, ad un pericolo”. E ciò porta inevitabilmente a stabilire e rispettare degli standard di sicurezza ai quali sia obbligatorio adeguarsi. Le normative evolutesi negli ultimi decenni hanno consentito di raggiungere risultati molto importanti, con una drastica diminuzione degli incidenti sul lavoro e dei danni causati agli utenti e ai consumatori da manufatti, macchine e impianti di uso comune.

Un compito degli ingegneri è anche quello di fornire corrette informazioni alla popolazione e ai decisori politici, affinché sia possibile distinguere tra le decisioni sensate e quelle scorrette o demagogiche, le quali comportano spreco di tempo e di denaro. Oggi è molto attuale parlare di sostenibilità e di sviluppo sostenibile, parole che possono ridursi a mere etichette se non se ne considerano i molteplici aspetti: risorse necessarie per sostenere la vita delle popolazioni (oltre 7 miliardi di abitanti), impatto ambientale, impatto sulla salute pubblica, impatto socio-economico.

Molti ingegneri, durante la loro vita lavorativa, sono destinati a posizioni di leadership: in un team aziendale, in uno stabilimento, in uno studio professionale, ecc.; perciò nella formazione dei giovani ingegneri è importante discutere sul significato e sul modo di essere leader: un leader deve essere una fonte di ispirazione e di fiducia; deve guidare e sostenere le persone che è chiamato a coordinare, dare significato al loro lavoro con il suo esempio e con il suo comportamento. 

E' opportuno introdurre elementi di etica nella formazione universitaria?

Un buon ingegnere deve essere tecnicamente preparato a svolgere i suoi compiti specifici: i corsi universitari sono stati concepiti per formare gli ingegneri sulla base di conoscenze scientifiche e tecnologiche. La formazione accademica comprende generalmente, in varia misura, anche nozioni di carattere economico. Attenzione piuttosto scarsa è di solito dedicata ai problemi della sicurezza e attenzione quasi nulla, almeno in Italia, è riservata agli aspetti etici e deontologici della professione. E’ ben vero che questi problemi saranno approfonditi “sul campo” durante l’attività lavorativa; ma forse sarebbe opportuno che la formazione universitaria comprendesse, almeno in piccola misura, nozioni di etica professionale; cosa che, peraltro, viene fatta in molte università straniere [7, 8]. L’Università di Padova, con il contributo del Collegio Universitario Don Nicola Mazza, ha organizzato un corso di “Etica per Ingegneri” nel modo seguente. Una prima parte, tenuta da un docente di filosofia esperto di etica, fornisce l’inquadramento teorico generale e i concetti di base dell’etica. Una seconda parte del corso, svolta sotto la responsabilità di un docente di ingegneria, è costituita da una serie di interventi di professionisti (imprenditori, managers, dirigenti, giovani professionisti laureati da qualche anno), i quali trattano e discutono con gli allievi, ciascuno nell’ambito del proprio settore di attività, l’impatto pratico dei concetti etici. Gli allievi che seguono il corso sono molto motivati e partecipano attivamente alle discussioni.

 Bibliografia

[1] Da Re A., Vita professionale ed etica. In: Semplici S., editor. Il mercato giusto e l’etica della società civile. p. 93-123.

[2] Ponchio A.: Professional Ethics; Proceedings of ECOS 2011, Novi Sad, Serbia, July 2011.

[3] Consiglio Nazionale degli Ingegneri: Codice deontologico e norme di attuazione; 01.12.2006.

[4] American Society of Mechanical Engineers (ASME): Code of Ethics of Engineers, June 10, 1998.

[5] Kermisch, C., 2010. Risk and Responsibility: a Complex and Evolving Relationship. Science and Engineering Ethics.

[6] European Commission, 2000. First report on the harmonisation of risk assessment procedures, http://ec.europa.eu.

[7] Miltojevic, V.: Education and Engineers’ Environmental Ethics, Proceedings of ECOS 2011, Novi Sad, Serbia, July 2011.

[8] Escolà R., Murillo J.I., Etica per ingegneri. Verona, Italy: Casa Editrice Mazziana, 2007.

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