10 - 2012 | Costruzioni
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L'Italia segue il trend mondiale: sempre più grattacieli

In un delicato momento di crisi economica vi è un fenomeno in Italia che mostra invece segnali positivi, di crescita. Mai la parola “crescita” fu più adatta: stiamo parlando infatti della costruzione (e pianificazione) di edifici alti. I grattacieli realizzati, in fase di costruzione e proposti stanno pian piano modificando lo skyline delle maggiori città italiane conferendo al Paese uno stile maggiormente internazionale. Portatori di una serie di tematiche che vanno dalla riqualificazione urbana di aree dismesse alla densificazione per un minor consumo di suolo, dalla sostenibilità all’innovazione tecnologica potrebbero anche essere un fattore di rilancio economico. Un primato italiano che trova riconoscimento nel premio europeo assegnato dal Ctbuh (Council on Tall Buildings and Urban Habitat) a Palazzo Lombardia, a Milano. E questo ha portato a organizzare all’Università Iuav di Venezia il convegno “Le problematiche del costruire in altezza” con una lectio magistralis di Daniel Libeskind il prossimo venerdì 23 novembre.

Aldo Norsa

Professore Ordinario di Tecnologia dell’Architettura all’Università Iuav di Venezia

 

Il numero di grattacieli completati in tutto il mondo, nel corso del 2009, con altezza superiore ai 200 metri, era 38. A distanza di nemmeno tre anni il numero è più che raddoppiato: sono 88 quelli realizzati nel 2011, con la previsione di 96 in completamento entro la fine di quest’anno.

Sono cifre impressionanti, pubblicate dal Council on Tall Buildings and Urban Habitat (Ctbuh) - il principale istituto di ricerca che si occupa di questa tipologia edilizia, con sede all’Illinois Institute of Technology di Chicago - nel report che annualmente comunica i dati e le prospettive di questo settore.

Sono cifre che, oltre tutto, confermano ulteriormente il disegno di una nuova geografia economica, politica e sociale che sposta il suo asse a est. A capo di questa “spedizione verso l’alto” vi è infatti la Cina, seguita dagli Emirati Arabi e dalla Corea.

La parola usata dai membri del Ctbuh per descrivere questo fenomeno è “Rinascimento”. Oltre infatti al continuo aumento del numero di edifici alti, vi è anche un incremento delle loro altezze. Eloquenti sono le definizioni che, via via, sono state date a questo crescendo: da Tall  a Super Tall (+ 300 m) fino a Mega Tall (+600 m), la recente categoria che si è stati “costretti” a inventare di fronte a un’evidente e inarrestabile crescita in altezza. Anche in Italia “nel suo piccolo” (perché gli  edifici rimangono semplicemente tall), si rispecchia questa tendenza mondiale. Il “Rinascimento Italiano” ha visto la costruzione, tra il 2010 e il 2012, di dieci grattacieli con un’ altezza maggiore di 100 metri. Almeno altri tre saranno completati entro il 2015 e altrettanti sono pianificati per la stessa data. Si arriverà quindi quasi a raddoppiare il numero di edifici alti (in totale 19) che, fino al 2009, erano presenti in Italia.

La città dei primati è sicuramente Milano, innanzitutto per il numero di grattacieli che si stanno costruendo. Nove saranno gli edifici pronti entro il 2015, realizzati principalmente in due siti di riconversione urbana: “City Life”, il quartiere dell’ex-Fiera di Milano e “Porta Nuova”, l’area tra la Stazione Centrale e Garibaldi. Quanto alle altezze raggiunte, si trova qui l’edificio, a tutt’oggi, più alto d’Italia. É la Torre Hines-César Pelli A, alta 231 metri, sede centrale del gruppo bancario Unicredit, progettata appunto da César Pelli e realizzata da Colombo Costruzioni. A Milano vi sono poi le “eccellenze” del settore: con Palazzo Lombardia infatti - un progetto di Pei Cobb Freed & Partners Architects, Caputo Partnership e Sistema Duemila, realizzato da Consorzio Torre - l’Italia vince, per la prima volta, il riconoscimento “Miglior edificio alto d’Europa 2012”. Il premio viene indetto annualmente dal Ctbuh e segnala gli edifici alti che si sono distinti per la loro architettura, sostenibilità, innovazione e relazione con il contesto urbano. Una menzione speciale della giuria è andata poi al risanamento della Torre Garibaldi B (sempre a Milano), un interessante intervento di recladding curato da Cmr (architetto Massimo Roj e ingegner Marco Ferrario) e Beni Stabili, realizzato dall’impresa di costruzioni Maltauro e dall’azienda specializzata in facciate continue Permasteelisa. Infine, il primato di Milano sta anche nel proporre edifici alti “da copertina”, come i tre progetti per City Life (previsti entro il 2015), denominati “Il Dritto, lo Storto, il Curvo”, rispettivamente firmati da tre archistar del calibro di Arata Isozaki, Zaha Hadid e Daniel Libeskind. Oppure, di nuovo a Porta Nuova, il grattacielo “green” Bosco Verticale, dell’architetto Stefano Boeri che, attraverso la piantumazione di oltre 900 alberi nelle sue terrazze, intende ricreare in città l’effetto di un ettaro di bosco.

Sulla scia di Milano vi sono altre città, soprattutto nel Nord Italia, a essersi lanciate. A Torino è in costruzione la torre Intesa San Paolo di Renzo Piano, realizzata dall’impresa di costruzioni Rizzani de Eccher associata con la svizzera Implenia e la già citata società Permasteelisa ed è in cantiere il progetto dell’architetto Massimiliano Fuksas per la nuova sede della Regione Piemonte. A Bologna è ormai terminato il progetto della torre Unipol, un complesso multifunzionale alto 126 metri, progettato dalla società Open Project e realizzato dalla cooperativa Cmb, forse l’impresa italiana che ha al suo attivo più grattacieli.

In Veneto sono tre le città coinvolte. Padova che, oltre alla Torre Net completata nel 2011 su progetto di Lvl Architettura (segnalata dal Ctbuh l’anno scorso), ha in programma un nuovo grattacielo, il Pp1, progettato da Boris Podrecca, in prossimità del centro città. Quindi la località turistico-balneare di Jesolo, con le realizzate due Torri di Piazza Drago, progetto dello studio associato di architettura Ortica e Zanforlin e la Torre Merville degli architetti Gonçalo Byrne e João Ferreira Nunes. Infine la città più storica e più monumentale di tutte, Venezia, nella quale sono più le intenzioni che le realizzazioni: dal progetto di ASA Studioalbanese e Studio Berro, una torre alta 75 metri per ex-area Actv di Mestre; alle tre torri previste per l’area dell’ex ospedale di Mestre, progettate da Giorgio Lombardi; fino al progetto più ambizioso per la città lagunare, il Palais Lumière, un grattacielo di 250 metri per Porto Marghera, proposto dallo stilista Pierre Cardin.

Infine, non mancano un paio di progetti nella Capitale. All’interno del nuovo Business Park nel quartiere dell’Eur, è stato ultimato il progetto della Torre Eurosky (progetto dello studio Transit realizzato dalla società Siace), anch’esso segnalato dal Ctbuh, ed è in via di completamento quello della Torre Europarco, un progetto dell’architetto Franco Purini.

Caratteristica comune a questi interventi è quella di non essere operazioni che si limitano alla proposta di un’icona, ma cercano un coinvolgimento a 360° dei diversi attori (dell’industria, della ricerca, della professione) e l’integrazione delle diverse scale di intervento.

La maggior parte dei nuovi edifici alti che si stanno costruendo in Italia sorge infatti all’interno di interventi più estesi di riqualificazione urbana, dove il grattacielo gioca sì il ruolo di primo personaggio, ma all’interno di una scena più composita. Come ad esempio nel caso di Porta Nuova a Milano dove i grattacieli si trovano tra le stazioni Garibaldi e Centrale e quindi con la massima accessibilità di trasporto pubblico. Ai loro piedi si progettano spazi multi-funzionali e aperti al pubblico, come la piazza coperta di Palazzo Lombardia, citazione della storica galleria milanese Vittorio Emanuele II. Sono occasioni per riconvertire e riattivare ex-aree industriali (ma centrali) ormai dismesse, come quella dove sorge la Torre Unipol di Bologna. Infine, carattere fortunatamente comune alla maggior parte di questi nuovi interventi, si tratta di operazioni che mirano sia a densificare la città, evitando così il consumo di nuovo territorio, sia a darne un carattere multi-funzionale, unendo spazi di lavoro a spazi commerciali, pubblici e di residenza.

La costruzione di edifici alti è poi un’occasione, da un lato per sperimentare, dall’altro per innovare nel campo dell’architettura, della tecnologia e, più in generale, della sostenibilità. É innegabile infatti che un edificio di tali dimensioni sia un divoratore di energia: da quella impiegata per costruirlo, a quella necessaria nella fase d’uso, fino a quella spesa per una sua riconversione o demolizione. “Grattacielo sostenibile”, si è detto spesso, è un ossimoro. Appunto per questo uno degli ambiti più attivi è quello che si occupa di diminuire i consumi materiali ed energetici di questi edifici. Le soluzioni usate nei solai di Palazzo Lombardia, solai in cemento armato alleggeriti da sfere cave di polietilene, riducono del 35 per cento il peso e di conseguenza dimensione e costo materiale ed economico della struttura portante. Tetti verdi, pannelli fotovoltaici, sistemi di recupero delle acque meteoriche sono dispositivi ormai “d’obbligo”.

Quanto al risanamento di Torre Garibaldi B, al quale seguirà a breve il completamento della gemella Torre Garibaldi A, esso ha portato l’edificio in classe energetica B, dalla precedente classe G, attraverso il rinnovamento degli impianti tecnologici e la sostituzione delle facciate.

E’ probabilmente nella facciata, elemento determinante sia dell’immagine ma soprattutto degli alti consumi, che si vedono i risultati più d’avanguardia. Tra le ultime innovazioni delle realizzazioni italiane vi sono le facciate cosiddette “intelligenti”. Dotate di sensori che rilevano le condizioni esterne di luce e temperatura, si assestano in base a questi nella configurazione ottimale (attraverso l’azionamento di lamelle frangisole o di sistemi di controllo degli impianti di climatizzazione) in modo tale da offrire il maggior comfort interno e da razionalizzare i consumi. Questi sistemi, impiegati sia per le facciate di Palazzo Lombardia che in quelle delle Torri Garibaldi A e B, sono concepiti e prodotti dalla citata Permasteelisa e da Isa Infissi.

La partecipazione alla realizzazione di queste opere di diverse aziende italiane è un motivo per promuovere l’innovazione e rilanciare l’economia. In quanto la complessità di un edificio alto è proporzionale alla sua dimensione, sempre più aziende italiane si specializzano in questo ambito. Per citare solo alcuni settori che hanno còlto questa sfida, oltre a quello delle facciate, si pensi a quello delle imprese di costruzioni (Impregilo, Rizzani de Eccher, etc.), degli impianti di climatizzazione (Climaveneta, Clivet, etc.), fino a quello degli ascensori con l’Italia al secondo posto mondiale nel numero di impianti installati.

Un ruolo chiave per la ricerca lo hanno infine le Università. Almeno tre sono i segnali di legami tra mondo accademico e tematiche legate agli edifici alti: il Master in Progettazione e Realizzazione di Edifici alti del Politecnico di Torino; la “Roadmap on the Future Research Needs of Tall Buildings",una ricerca che vede l’Università Iuav di Venezia contribuire assieme a Ctbuh,  Cib e Unesco a un’indagine su scala mondiale con lo scopo di individuare i futuri ambiti di ricerca e sviluppo nel settore. E infine, sempre allo Iuav, la serie di conferenze dal titolo “Problematiche tecnologiche del costruire in altezza”, coordinate dal professor Aldo Norsa, la terza delle quali avrà luogo il prossimo venerdì 23 novembre (in concomitanza con la chiusura della 13° Biennale di Architettura) e vedrà oltre agli interventi di imprese e progettisti una “lectio magistralis” dell’architetto Daniel Libeskind.

Certamente gli interrogativi su queste operazioni non sono del tutto risolti (ci sarà mercato per tutti questi nuovi spazi in un momento economico così delicato, saranno davvero edifici a consumo zero?). Tuttavia il fatto che la costruzione di un edificio alto, soprattutto in Italia, dove questa tipologia non è né così diffusa né spesso ben vista, possa far gravitare attorno a sé una serie di altre positività, quali ricerca e innovazione, è sicuramente un dato positivo.

 Articolo di Daria Petucco, contrattista di ricerca, Università IUAV di Venezia

 



 

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