08-2012 | Attualità
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La cultura del Made in Italy per fronteggiare i colossi mondiali

Giorgio Squinzi tra Confindustria e Mapei

Dario Cozzi

Nel maggio scorso il dottor Giorgio Squinzi, “patron” di MAPEI, è stato eletto Presidente di Confindustria. Conosciamo tutti l’importanza storica di Confindustria per il sistema economico italiano, che è stato a lungo prevalentemente manifatturiero, e soprattutto riconosciamo la sua importanza odierna per il superamento della crisi, sia come supporto, assieme alle altre parti sociali e al mondo delle professioni, alle decisioni governative, sia come stimolo alle imprese che, assieme ai lavoratori e ai professionisti, sono in prima linea nell’affrontarla. Conosciamo tutti anche MAPEI per la produzione di adesivi, sigillanti e prodotti chimici per l’edilizia, forse anche per i suoi successi nel ciclismo, forse meno come esempio tipico di quelle multinazionali familiari italiane che, in tempi di globalizzazione, hanno saputo conquistare una leadership mondiale, facendo leva su ricerca, innovazione e voglia di intraprendere.

Il nostro Giornale ha approfittato della coincidenza di un imprenditore del comparto edile che ha raggiunto un così prestigioso incarico nazionale, per porgli alcune domande sul settore. Con l’occasione contiamo di sanare anche un’antica mancanza di comunicazione fra mondo delle professioni e mondo delle imprese, inammissibile in un momento di emergenza e inammissibile anche nel confronto con altri sistemi privi di simili remore.

Nel frattempo (da maggio), sono capitate molte cose importanti per il nostro Sistema Paese (basti pensare al terremoto in Emilia, alla riforma del lavoro, alla prossima riforma delle professioni) che avrebbero suggerito altre domande ma, dal momento che lo stesso Squinzi si definisce uomo di dialogo, confidiamo di avere in futuro altre occasioni in cui sentire il suo autorevole parere.  (dott. ing. Franco Ligonzo)

 

Pensando al crescente mercato edilizio dei Paesi in via di sviluppo (ad esempio, Africa del Nord e Centrale), ritiene che il Sistema Italia sia in grado non solo di vendere prodotti ma di fare rete fra i diversi tipi di impianti per proporre un sistema di produzione per la casa?

In questi Paesi è da tempo in atto un’azione sinergica di filiera tra professionalità di alta specializzazione tecnica, grandi imprese e aziende produttrici italiane per la progettazione e realizzazione di insediamenti industriali e di infrastrutture basilari per lo sviluppo di questi Stati. Tutto questo è possibile grazie ad accordi di tipo socio economico tra i governi, legati ai meccanismi della cooperazione internazionale.

Le azioni sono inserite in piani strategici pluriennali che regolano i rapporti tra gli Stati e che mirano al complessivo miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali con particolare attenzione all’alimentazione, sanità, scolarizzazione e formazione professionale. Si annoverano anche alcune esperienze di realizzazione di nuclei abitativi in Africa, ma occorre considerare che ben altre esigenze hanno dettato l’agenda delle priorità negli investimenti rispetto alle abitazioni.

Un programma integrato che ponga al centro dell’attenzione la realizzazione di unità abitative sarà possibile solo se si concretizzeranno in questi territori due condizioni fondamentali: una reale stabilità politica che determina la pacificazione di queste Regioni; la volontà di una effettiva risoluzione, da parte della comunità internazionale, delle grandi emergenze che le affliggono.

A parte le grandi imprese (come ad esempio Impregilo), quali le possibilità e condizioni per le imprese di costruzione italiane sui mercati esteri?

La diversificazione dei mercati e la decisione di operare all’estero è da tempo un’idea perseguita da alcune grandi imprese italiane. Sicuramente una possibilità che l’attuale crisi ha trasformato in necessità. Ma l’accesso a questi mercati presuppone, oltre ad una mentalità, una consolidata organizzazione della struttura aziendale che non si improvvisa e che deve essere sostenuta da una adeguata capacità di investimento. Affinchè questi mercati siano accessibili ad imprese di dimensioni più ridotte occorre poi rispettare alcune condizioni fondamentali.

Ce le illustra nel dettaglio?

Il Sistema Paese deve credere fortemente in questa opportunità, siglando accordi bilaterali che consentano anche a piccole realtà imprenditoriali, ma di altissima specializzazione, di esportare il loro know how. Rispetto alle capacità finanziarie di alcuni Stati, noi possiamo opporre l’eccellenza delle nostre competenze che, soprattutto in alcuni settori di nicchia, non sono replicabili.

Occorre poi promuovere l’istituzione di sportelli dedicati e di apposite agenzie che possano supplire con specifici servizi – e a costi ragionevoli - alle carenze strutturali delle piccole imprese, accompagnandole in questo nuovo piano di sviluppo. E poi, ancora, occorre un accesso al credito facilitato. Infine, le piccole e medie imprese devono comprendere l’insostituibile valore del fare sistema; solo in questo modo è possibile rendere appetibile l’offerta.

Quali sono le possibilità/condizioni per gli studi di progettazione italiani… a parte Renzo Piano?

Anche nel settore della progettazione valgono le stesse regole. Alla prorompente forza dei colossi mondiali della progettazione si può rispondere solo rafforzando il brand della cultura Made in Italy, da sempre punto di riferimento nel panorama mondiale.

È questo il motivo per il quale dobbiamo ricominciare a credere e ad investire nella ricerca e nella formazione dei nostri giovani. La nostra università necessita di un nuovo Rinascimento che continui a forgiare alte professionalità. Nei secoli gli italiani hanno progettato e realizzato opere di alta ingegneria e raffinata architettura, l’impegno di noi tutti deve essere quello di riprendere tale cammino.

Mapei spende molto in ricerca e innovazione, creandosi un vantaggio competitivo…

Mapei è fiera di sviluppare soluzioni innovative rispettose dell’ambiente e di proporre un numero sempre crescente di prodotti che rispettano i requisiti previsti dal LEED - Leadership in Energy & Environmental Design - offrendo la più ampia gamma di prodotti del settore non dannosi per l’ambiente e per l’uomo. Per far questo l’Azienda dedica i suoi sforzi maggiori alla ricerca, destinando il 5 per cento del fatturato agli investimenti in R&S e dispone in giro per il mondo di 18 centri principali di R&S.

L’attenzione alla sostenibilità è oggi il principale motore delle attività del Centro Ricerche Corporate di Milano. Eliminazione dei solventi, progressiva sostituzione dei componenti pbt - persistenti, bioaccumulanti, tossici - incremento dell’utilizzo di materiali riciclati e durabilità (allungamento del ciclo di vita del materiale applicato) sono gli obiettivi primari che vedono il Centro Ricerche Corporate in prima linea nel proporre soluzioni tecnologicamente all’avanguardia. Per far questo il Centro ha un approccio all’innovazione che ha nella specializzazione dei team di ricerca uno dei suoi punti di forza ed è basato su competenze approfondite e da un contatto costante con chi utilizza le applicazioni.

Concorda sul fatto che la specializzazione non è disgiunta dalla multidisciplinarietà?

Certo. Per questo prevediamo un interscambio di conoscenze tra i team e il continuo aggiornamento delle conoscenze scientifiche attraverso collaborazioni con la comunità scientifica.

Tutto ciò, naturalmente, ha un preciso orientamento al mercato per rispondere velocemente alle sue richieste, evolvere i prodotti e inserirli, ove possibile, in sistemi omogenei e integrati, così da offrire specifiche soluzioni alle più varie esigenze del mondo dell’edilizia.

Tra gli scopi primari della Ricerca & Sviluppo Mapei vi è dunque l’identificazione e lo sviluppo di nuove linee di prodotti/sistemi, la penetrazione in nuovi segmenti di mercato e il conseguente ampliamento del portafoglio di business. È tutto questo che consente al Gruppo Mapei non solo di crescere, ma di essere meno vulnerabile alle congiunture sfavorevoli e sempre più vicino agli operatori del settore con una gamma di prodotti molto ampia.

Ritiene che l'efficientamento energetico degli impianti di produzione dei materiali per l'edilizia sia giunto ad un livello di maturità o ci sia ancora da fare?

Sicuramente i risultati ottenuti in questi anni premiano gli sforzi fatti fino ad ora, ma c’è ancora molto da fare per poter ancora migliorare.

Per quanto riguarda Mapei la maggioranza degli stabilimenti del Gruppo è dotata di sistemi innovativi per il risparmio energetico come gli impianti fotovoltaici per la produzione di energia. Inoltre, sono stati dotati di sistemi particolarmente efficienti per il controllo delle emissioni sia in aria sia nel suolo, e per il controllo della sicurezza durante i processi produttivi.

Per quanto riguarda l’estero è da citare lo stabilimento Mapei in Canada oltre allo stabilimento storico di Laval nel Quebec. Nel 2002, infatti, pur essendo Mapei già presente nella British Columbia fin dal 1989 con uno stabilimento nella città di New Westminster, è stato aperto a Delta - non lontano da Vancouver - un impianto per la produzione di sistemi per la posa di ceramica e pietra naturale, al quale si aggiungono le malte per il recupero del calcestruzzo. Recentemente questo stabilimento è stato ampliato, per venire incontro alle esigenze del mercato locale e i nuovi spazi hanno ottenuto la certificazione LEED per edifici eco-sostenibili.

Quali sono le “presenze” più significative in Italia?

È da citare sicuramente lo stabilimento di Latina, costruito nel 1987 e più volte ampliato con l’aggiunta di nuovi capannoni e con l’introduzione di nuovi impianti. Ma oggi il centro produttivo più importante del Gruppo Mapei è quello di Robbiano di Mediglia, costruito nel 1975 e in seguito più volte ampliato. Qui negli ultimi anni è stato costituito un gruppo interno - Engineering Central Services – dedicato allo studio dei sistemi produttivi, che coordina le attività di tutti gli stabilimenti nel mondo e propone le soluzioni ingegneristiche più innovative per rendere più efficiente la produzione.

Ecco una ulteriore conferma di come l’engineering italiano sia più che valido ed in grado di produrre impianti produttivi efficienti.



 

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