07-2012 | Mercato e Lavoro
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L’integrazione del sistema tessile è mondiale

Cina, India e Brasile le nuove frontiere di un settore in forte trasformazione

dott. ing. Francesco Tozzi Spadoni

Le manifestazioni fieristiche – per ogni settore merceologico – sono all’ordine del giorno rappresentando il modo più antico e collaudato per offrire e dimostrare al largo pubblico i progressi conseguiti in ogni disciplina merceologica. Ciascuna attività, ciascun segmento di mercato utilizza queste occasioni per divulgare e rimarcare le molteplici innovazioni realizzate nel proprio campo di anno in anno. Il mondo tessile non sfugge a questa norma: anzi – per non parlare della moda – è tra i più fertili e propositivi in termini di progresso tecnologico, di impegno di nuovi materiali nonché di sviluppo produttivistico. Al di là dell’ITMA (nota fiera quadriennale europea del macchinario tessile) si danno ulteriori frequenti occasioni per avvicinare il mercato della trasformazione delle fibre - naturali e non – in prodotti con le più svariate caratteristiche. Ormai dall’abbigliamento all’arredamento, dagli usi tecnici a quelli medicali non esiste settore in cui le prestazioni delle fibre non possano soddisfare le richieste più esigenti in termini di utilità, praticità, estetica ed economia.
La storia della tecnologia tessile risale – è noto – agli albori della civiltà e probabilmente – sembra assodato – nacque in aree medio-orientali da cui progressivamente (parliamo di millenni...) raggiunse l’Europa. Qui, in virtù di un probabile recupero dello sviluppo tecnico raggiunto nelle ultime decine di secoli (...non dimentichiamo Elena che tesseva aspettando il suo Ulisse), si ottennero livelli produttivi e qualitativi eccellenti.

Ma non è più così... All’ITMA di Barcellona del settembre 2011 la Cina ha dato adeguata risposta -  nel marzo di quest’anno - organizzando a Pechino una esibizione del macchinario tessile (oltre 3000 espositori di cui almeno un terzo asiatici...) con caratteristiche tecniche allineate alle europee e a costi allettanti.  
E’ stato altresì possibile visitare alcuni stabilimenti locali che impiegano già alcuni degli impianti esposti usufruendo inoltre di strutture organizzative molto evolute e meritevoli di essere citate.
Individuata la tipologia dell’articolo “base” da produrre (in termini sia di “qualità” che di “quantità”) la realizzazione del progetto prevede un complesso industriale totalmente autonomo dotato di tutta la necessaria linea operativa dalla materia prima (fibra) ai prodotti finiti pronti per la consegna ai “grandi magazzini” di tutto il mondo. In pratica la “fabbrica” si concretizza in una sequenza di mega-reparti interconnessi nella stessa area e supportati da un unico nucleo operativo per tutti i servizi (energia elettrica e termica centralizzate, acqua depurata, condizionamento aria generale, servizi di manutenzione accorpati, magazzini interconnessi, recupero rifiuti, ecc...): il tutto progettato per raggiungere congiuntamente un ben preciso obiettivo commerciale.

Viene di fatto realizzata una “linea consequenziale” che partendo dalla materia prima raggiunge, attraverso molteplici traguardi collocati nello stesso perimetro, un flusso quotidiano di prodotti finiti (anche molto particolari) da esitare puntualmente a decine e decine di clienti in cinque continenti... Di catene di montaggio ve ne sono ormai molte nel mondo industriale (dai prodotti alimentari ai computers, dalle televisioni alle automobili,...) ma coordinare un ciclo produttivo con centinaia di varianti (filati, tessuti, modelli, taglie, colori, stagionalità,...) e con tempi di consegne assai ristretti (non oltre un mese e mezzo dall’ordine...) per centinaia e centinaia di punti vendita richiede una struttura organizzativa particolarmente evoluta che permetta di immettere sul mercato mondiale buoni prodotti a prezzi molto competitivi.
E qui si innesta una considerazione di logica commerciale con effetti rilevanti sull’economia mondiale. Che l’esposizione del meccano-tessile di Pechino fosse visitata da molti operatori europei ed americani del settore era prevedibile ma anche su di un altro aspetto è opportuno riflettere: nell’area dei contatti commerciali erano presenti molti industriali (anche italiani) interessati all’acquisto sia di macchine che di tessuti e prodotti confezionati. Tra i tanti ho riconosciuto personaggi che da tempo hanno ridimensionato la loro attività produttiva in Europa preferendo affidarsi ai confezionisti dell’estremo oriente per le forniture stagionali dell’abbigliamento e dell’arredamento... Definiti gli articoli, i modelli, le taglie ed i colori questi imprenditori si sentono sicuri e sereni di ricevere quanto ordinato nei tempi previsti e ad un costo che ritengono decisamente interessante.

E i loro stabilimenti ?... Alcuni in C.I.G... ed altri praticamente dismessi o trasferiti (in Cina, India, Brasile...): la loro attività si è decisamente orientata verso l’area commerciale etichettando peraltro con il loro nome prodotti regolarmente ordinati e realizzati in Paesi lontani. Su questo tema, assieme ad altri nostri tecnici ed imprenditori presenti a Pechino, ho avuto modo di intrattenermi con il personale del locale Consolato italiano ben consapevole del significato economico di questa emergente, poderosa realtà industriale. In pratica accade che aziende europee vengano dismesse in Patria ma il macchinario trasferito in Oriente (...o anche in Sud-America) per riavviarlo in quelle aree in società con imprenditori locali. Il “PIL” cinese è ormai secondo al mondo dopo quello statunitense con una invidiabile efficienza industriale che può contare sia su basi operative sinergiche e molto ben organizzate, sia su un calendario di lavoro annuo di 365 giorni su tre turni e con un livello salariale adeguato al locale costo medio della vita. Più precisamente le fabbriche non fermano mai l’attività distribuendo le ferie in turni appropriati per non interrompere il flusso delle consegne. E’ comprensibile l’interesse di operatori europei a sviluppare solidi rapporti societari assieme a quel sistema industriale e – con tutte le considerazioni del caso – orientando la propria attività aziendale soprattutto all’area commerciale e del modellismo a livello mondiale...

Sappiamo bene che se in un sistema omogeneo si spostano le masse il baricentro si modifica... E se le fabbriche (con le relative produzioni) si trasferiscono in nuove aree il baricentro industriale complessivo – con i relativi risultati economici – vi si posiziona in breve tempo.
Non mi permetto di esprimere critiche bensì mi pare opportuno riflettere su possibili, probabili conseguenze di natura economica (...e culturale) laddove la struttura produttiva tende a ridimensionarsi e lo sviluppo tecnologico propende a migrare.

 

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