07-2012 | Intervista
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Intervista a tutto campo con il presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri

Zambrano: “Il Congresso? Una miniera di idee”

E sul terremoto in Emilia: “Riflettere e produrre proposte concrete”

Roberto Di Sanzo

Il terremoto che ha sconvolto, lo scorso mese di maggio, l’Emilia e parte della Lombardia e del Veneto ha visto gli ingegneri in prima linea nella verifica di migliaia di edifici privati e pubblici, per valutarne l’agibilità o meno. Il sisma ha comunque riproposto, in maniera drammatica, l’inadeguatezza, da un punto di vista strutturale, della maggior parte del patrimonio immobiliare italiano a rispondere e resistere in maniera adeguata alle sollecitazioni provocate dai terremoti. Questioni ben note al Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che da subito si è adoperato “sul campo” con le proprie competenze e in sede istituzionale per trovare e vagliare soluzioni normative per far fronte all’emergenza e a quelle che, in futuro, verranno. Protagonista di tale ruolo è sicuramente l’ingegner Armando Zambrano, 59 anni, presidente del Cni.

Presidente Zambrano, qual è la situazione in Italia del patrimonio edilizio per quanto riguarda la resistenza alle sollecitazioni sismiche?
La situazione è piuttosto drammatica: circa l’80% dei fabbricati è stato costruito prima dell’entrata in vigore delle normative sulla sicurezza in caso di sisma e quindi possono essere catalogati come pericolosi.
Ovviamente anche in questo caso bisogna fare delle distinzioni: il terremoto emiliano ha dimostrato che le strutture in cemento armato realizzate ad opera d’arte hanno retto bene alle scosse. I problemi maggiori sono sorti per gli edifici con evidenti carenze strutturali.
Pensiamo ai capannoni industriali: sarebbero bastati piccoli accorgimenti, come l’inserimento di elementi di collegamento nei nodi tra le travi e i pilastri, per evitare i disastri ai quali purtroppo abbiamo assistito. Ecco perché è necessario dar vita a progetti per la messa in sicurezza degli immobili con interventi di primo impatto: interventi fondamentali per le zone colpite dal terremoto ma allo stesso tempo applicabili su tutto il territorio nazionale, in quanto prevedono costi piuttosto bassi e rapidità di esecuzione. 

Quale può essere il ruolo degli ingegneri in uno scenario del genere?
Gli ingegneri sono attori tecnici di primaria importanza ma credo che attualmente il nostro compito principale sia sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della sicurezza in ambito edilizio. Come Consiglio Nazionale degli Ingegneri stiamo studiando, di concerto con la struttura Lavori Pubblici del Ministero delle Infrastrutture, una serie di misure che mirano a snellire le pratiche burocratiche per i progetti di primo intervento.
Sarebbe auspicabile, ad esempio, prevedere la possibilità di effettuare i collaudi mentre si stanno eseguendo gli interventi, quindi mantenendo l’agibilità. Allo stesso tempo, è necessario introdurre, negli atti di compravendita, il certificato di capacità statica, proprio ad evidenziare il livello di qualità sismica dell’edificio. Dovrà diventare un elemento distintivo per l’acquisto e la vendita di un appartamento, un po’ come lo è diventato il certificato energetico.

Parliamo delle strutture industriali: è efficace la soluzione che prevede di assicurare il 60% dei parametri di antisismicità previsti per un edificio nuovo?
Il problema è soprattutto di ottimizzazione delle risorse. Allora possiamo dire che la quota del 60% garantisce una sicurezza soddisfacente ma non certo l’assoluta mancanza di danni. In ogni caso, arrivare a tale percentuale è piuttosto facile sia da un punto di vista economico sia per quanto concerne l’aspetto tecnico.

Quanto tempo ci vorrà, secondo lei, per realizzare le prime opere di ricostruzione nelle zone colpite dal terremoto?
E’ auspicabile mettere in campo tutte le professionalità necessarie per avviare progettazioni e opere. Al giorno d’oggi esistono delle tecniche che permettono di eseguire analisi accurate e veloci a costi contenuti. Certo, bisognerà anche capire l’importo dei contributi statali e le tempistiche di erogazione. In ogni caso contiamo molto sulla gran voglia delle popolazioni coinvolte dal terremoto di ritornare alla normalità e di avere delle case ricostruite alla perfezione. Come Cni ci siamo già attivati con i professionisti locali per approntare dei corsi di formazione al fine di fornire le linee guida sulla materia sismica, in modo da individuare dei metodi di intervento efficaci e rapidi per ovviare alle prime emergenze.

E’ ipotizzabile la messa in sicurezza della maggior parte degli immobili italiani?
La sicurezza per noi è la priorità. In questo caso, poi, è anche conveniente: mettere in sicurezza e far ripartire le attività produttive permette a centinaia di aziende di tornare a produrre e di ricreare posti di lavoro temporaneamente perduti. E’ però un processo da ripristinare immediatamente: a tal proposito, contiamo molto sulla sensibilità del mondo imprenditoriale e sui contributi economici dello Stato. La defiscalizzazione degli interventi di ricostruzione è fondamentale per far rialzare l’economia locale.

Il prossimo congresso di categoria, che si terrà a settembre a Rimini, sarà l’occasione proprio per discutere di tali tematiche e metterle all’attenzione dell’opinione pubblica.
Sicuramente. Ma l’evento riminese sarà l’occasione per ribadire l’importanza del ruolo dell’ingegneria in ogni ambito della sicurezza, dal sisma alla cantieristica, dall’informatica al nucleare, solo per fare alcuni esempi. Ma non solo: al fine di comprendere quali saranno i risvolti futuri della professione e le sue possibili applicazioni, anche in ambito occupazionale, abbiamo commissionato una ricerca al noto sociologo De Masi, che sarà proprio oggetto di discussione nel corso del congresso. In generale, mi auguro che l’appuntamento romagnolo possa essere vivace, capace di stimolare la partecipazione dei numerosi delegati provenienti da tutta Italia. Le contrapposizioni non mancheranno, ovviamente, ma saranno utili se risulteranno propositive alla crescita professionale e intellettuale di ognuno di noi, per il bene della categoria.

Un congresso che, dopo anni difficili e di precariato, vedrà finalmente un Consiglio compatto e in grado di guidare la categoria per tutto il suo mandato naturale.
L’attuale Consiglio nasce grazie alla condivisione di un programma unitario, verificato a livello locale e che saremo in grado di portare avanti per tutto il quinquennio. Il clima di lavoro tra noi è sereno, siamo una squadra affiatata e l’esperienza, visto il curriculum di ognuno, certo non ci manca.
Abbiamo, in tal senso, l’appoggio dell’assemblea dei presidenti e sino ad oggi, grazie ad un lavoro condiviso, abbiamo sempre preso decisioni collegiali ed in tempi brevi. Il nostro obiettivo principale è mettere al centro della nostra attività la comunicazione, elemento fondamentale per dar vita ad una professione forte, autorevole ed in grado di rispondere alle esigenze dei colleghi.

 

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