05-2012 | Attualità
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A colloquio con il Sindaco di Vernazza

Cinque mesi dopo il diluvio

dott. ing. Franco Ligonzo

Ci sono eventi trasversali fra temi diversi. Uno di questi è stato il diluvio del 25 ottobre 2011 a Vernazza. C’entrano i cambiamenti climatici, la fragilità di un territorio antico, la perdita di vite umane, un’economia prettamente turistica congelata dai danni, ma c’entrano anche la caparbia volontà della popolazione di ripartire subito, la green-culture del Sindaco che cerca di trasformare una tragedia in un’opportunità. (Franco Ligonzo) E´ il 6 aprile; sono passati poco più di cinque mesi dall’alluvione del 25 ottobre e mi trovo a Vernazza con il sindaco dott. Vincenzo Resasco, per fare il punto sulla situazione. Venendo, mi ero preparato alcune domande, le solite: quanti danni, quanti aiuti, quali problemi, quali soluzioni, ecc.. Ma, grazie al mio interlocutore, il discorso prende subito un’altra piega: fuori dell’emergenza.

Quali le cause? Quali le priorità future? Quali le opportunità? A proposito delle cause, basta conoscere un po’ Vernazza per capire che qui il solito repertorio d’abusivismo, cementificazione, ecc.. non c’entra affatto. Le cause hanno origini antiche: un territorio montuoso rubato a palmo a palmo alla natura e segnato da balze artificiali ogni 2-3 metri di dislivello, un terreno trattenuto da muretti a secco costruiti per garantire il giusto drenaggio per le viti, i limoni, gli ulivi coltivati nelle strisce di terra fra un gradino e l’altro. Un sistema, di per sé fragile, che ha retto per quasi mille anni. Il problema principale è che oggi le piogge sono più rare ma più violente che nel passato. In ottobre in poche ore è piovuta l’acqua di un’intera stagione e quei muretti, pur sapienti, non sono riusciti a regolarne il deflusso: allora non s’è verificata una sola frana ma centocinquanta, più o meno grandi; queste si sono rovesciate nel torrente Vernazzola che, dopo aver riempito il tunnel di scarico in mare (anche lui sottodimensionato per fenomeni così violenti) è esondato nel carruggio. Già il carruggio, la spina dorsale urbanistica, sociale ed economica del paese, si è riempito di terra e di ghiaia fino alle finestre del primo piano, ha riempito i negozi ai suoi lati e lì terra e ghiaia sono rimaste intrappolate. E dalla piazza principale sul mare, su per il carruggio, sono cominciati subito i lavori di sgombero da parte del Comune con i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile; poi sono continuati al piano terreno delle case.

Oggi i negozi sono altrettanti piccoli cantieri edili; la priorità è riaprirli, il target è il prossimo maggio. Già perché Vernazza vive essenzialmente di turismo e il ritorno dei turisti è necessario anche per finire di pagare la ricostruzione (il 40% è stata finanziata a fondo perduto dalla Regione Liguria). A me torna in mente il caso de L’Aquila dove, per quasi nove mesi, la popolazione è stata tenuta accampata nello stadio di calcio e obbligata a far nulla. Nel frattempo, le produzioni locali e le attività commerciali andavano in malora. A proposito delle priorità future, il Sindaco mi parla della necessità di mettere in sicurezza anche i boschi di castagni in alto, invisibili sopra le vigne; mi parla di necessità di modificare le leggi affinché quei muretti a secco, pur in terreni privati, siano riconosciuti come infrastrutture d’interesse pubblico; mi parla di progetti di messa in sicurezza del territorio per fenomeni che statisticamente occorrono ogni duecento anni, anziché ogni trenta; mi parla di necessità di prevenire, piuttosto che di curare. Ma in tempi di crisi è già difficile affrontare l’emergenza, immaginarsi prevenirla. Per la prevenzione non ci sono soldi, lo ha detto anche il Presidente della Repubblica quando è venuto a Vernazza nel marzo scorso; il Sindaco lo sapeva di suo e si è attivato nel cercarli anche presso la Comunità Europea.

Speriamo che li trovi; dopotutto le Cinque Terre sono patrimonio dell’UNESCO, sono parco naturale, sono famose nel Mondo, sono care a molti. D’altra parte non si può fare diversamente: non essendoci ritorno economico, non c’è project financing per interventi infrastrutturali di messa in sicurezza. In ogni modo, il Sindaco è di quelli che guardano lontano e mi parla del turismo che vorrebbe: un turismo non di massa (anche perché non c’è spazio), ma curioso d’imparare a fare un muretto a secco per capire da lì il senso della conservazione e del risparmio delle risorse naturali. Io penso a possibili turisti del Nord Europa, lui mi dice anche del Nord America. Lo stuzzico ricordandogli le polemiche con le località della Val di Vara colpite dallo stesso fenomeno disastroso e gelose per l’attenzione riservata dai media a Vernazza e Monterosso; lui mi risponde con un altro discorso sul turismo che vorrebbe: integrare le Cinque Terre, abbarbicate alla montagna e affacciate sul mare, con la Val di Vara, ricca di spazi e di boschi.

Magari, anche, portare a Vernazza una giornata del Festival della Mente che si tiene ogni estate a Sarzana. Due bei progetti, per tanti ma non per tutti e soprattutto non per un turismo di massa. Saluto il Sindaco facendogli presente che noi del Giornale siamo usi tenere d’occhio la soluzione dei problemi, come stiamo facendo a L’Aquila. In questo caso non si tratta di verificare il superamento dell’emergenza, che è già ben presidiato, ma il decollo di quei progetti di messa in sicurezza preventiva del territorio e di turismo culturale e sostenibile. Sogni? Vedremo.

 

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