10-2011 | Intervista
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Intervista al Preside della facoltà di Ingegneria, professor Pier Ugo Foscolo

Due anni fa il terremoto devastò la provincia dell’Aquila. C’è ancora molto da fare, decisivo il ruolo dei tecnici

Roberto Di Sanzo

“Gli studenti? Non ci hanno mai abbandonato, dimostrando grande attaccamento alla città, all’Università e al loro futuro”. Pier Ugo Foscolo, Preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università dell’Aquila, parla con orgoglio – anche con un pizzico di commozione – dei “suoi” allievi e dell’importante contributo che hanno dato alla rinascita accademica della cittadina abruzzese. Un polo universitario importante, con oltre 5.500 studenti iscritti, dei quali la maggior parte proveniente dalle località e regioni limitrofe, soprattutto dal Lazio, dalle Marche e dalla Puglia. Preside dal 2007, professore ordinario di Ingegneria Chimica, Pier Ugo Foscolo ha vissuto in prima persona quegli attimi tremendi, che hanno cambiato irrimediabilmente la vita degli aquilani.

Il terremoto e l’università, torniamo indietro al 6 aprile del 2009: in che condizioni era la struttura accademica? Drammatiche.

Basti pensare che avevamo perso l’agibilità di tutte le nostre sedi. Inizialmente abbiamo individuato nell’atrio della Facoltà di Scienze il nostro quartiere generale, dal quale ristabilire contatti e comunicare con l’esterno, indire le prime riunioni. Proprio qui abbiamo ricevuto, tra l’altro, la visita del Ministro Gelmini. Come Facoltà di Ingegneria, ci siamo subito adoperati per permettere ai ragazzi di terminare la sessione dei corsi: a tal proposito abbiamo chiesto, ottenendolo, aiuto al Comune di Avezzano, alla Provincia, all’Istituto Tecnico Volta di Pescara, alle città di Castel di Sangro, Lanciano e Corropoli, nel Teramano. Un sentito ringraziamento va a tutte le persone che hanno messo a disposizione uffici e locali per svolgere le lezioni e far sì che gli studenti potessero finire regolarmente il semestre. Dal 19 ottobre del 2009, invece, ci siamo trasferiti nella sede temporanea che attualmente ci ospita ancora, vale a dire Campo di Pile, originariamente polo industriale che oggi è centro nevralgico della città. Proprio recentemente, comunque, abbiamo ricevuto una buona notizia: sono stati individuati i finanziamenti, pubblici e privati, che daranno la possibilità di iniziare i lavori e ripristinare la sede originaria della nostra università. Se tutto andrà bene, entro due anni potremo rientrare nelle vecchie aule.

Quali sono stati i danni principali che avete subito?

Si è trattato principalmente di danni sovrastrutturali, relativi alle coperture esterne degli edifici, con difetti di ancoraggio alle strutture in cemento armato. Anche le pareti esterne sono crollate.

In che modo il sistema universitario sta partecipando alla rinascita del suo mondo?

L’apporto della nostra facoltà è davvero notevole. Innanzitutto, è stato istituito un Consorzio misto pubblico e privato per intervenire in maniera diretta sui processi di costruzione, con controlli sugli edifici, sui provini per il cemento armato per la realizzazione dei nuovi immobili. Inoltre, nostri tecnici e docenti hanno svolto le valutazioni dei danni utilizzando strumentazioni e macchinari all’avanguardia, presenti unicamente nei nostri laboratori. Altro capitolo importante: la microzonazione sismica, vale a dire la caratterizzazione della risposta sismica dei territori. Un’attività prevista dalla nuova legislazione, approntata proprio in seguito al terremoto in Abruzzo, e che dovrà essere condotta in tutte le aree della nostra Penisola. Ebbene, nell’Aquilano è stata eseguita dai tecnici della Protezione Civile, coadiuvati dagli esperti della facoltà di Ingegneria. Un processo che ha visto anche il coinvolgimento degli studenti, che hanno seguito specifici corsi sulla microzonazione e che quindi hanno potuto fornire un importante contributo di competenze professionali.

Quindi anche gli studenti coinvolti direttamente nella ricostruzione?

Certamente. Il modo migliore per far tornare a vivere l’università era ricominciare al più presto i corsi e così abbiamo fatto: pochi giorni dopo il terremoto abbiamo dato vita ad una sessione straordinaria di esami, in modo che gli allievi potessero mettersi alla pari con gli studi pregressi, senza perdere tempo prezioso nella loro carriera accademica. Nei loro occhi si leggeva chiaramente la voglia di continuare a studiare, quindi di vivere e tornare alla normalità. Un forte senso di attaccamento alla città e all’università. Atteggiamenti che ci hanno colpito favorevolmente. Pensi che eravamo convinti che in seguito al sisma avremmo perso oltre la metà degli studenti, che per un motivo o per l’altro avrebbero preferito proseguire gli studi altrove. E invece è successo il contrario: tra immatricolazioni e vecchi iscritti il calo è stato minimo e in alcune facoltà, tra le quali proprio Ingegneria Civile, vi è stato addirittura un aumento del numero di immatricolati.

Come se lo spiega?

I tempi per la completa ricostruzione dell’Aquila e dei suoi edifici sono molto lunghi, quindi chi è studente oggi potrà sicuramente partecipare da professionista ai lavori di domani. Specialmente per gli ingegneri, dunque, si aprono interessanti possibilità occupazionali.

Possiamo affermare che da un punto di vista didattico, l’Università dell’Aquila ormai sta lavorando a pieno regime?

Senz’altro, gli studenti ricevono insegnamenti di alto livello, come da tradizione, facendo della nostra università una delle eccellenze in Italia. Certo, abbiamo ancora, e non potrebbe essere altrimenti, delle carenze strutturali: intanto, siamo in una sede provvisoria, e per questo non disponiamo di una biblioteca ma solo del servizio prestiti. Inoltre i luoghi di studio sono pochi rispetto alle necessità, la mensa è troppo piccola. Esiste anche un problema relativo al corpo docente.

Vale a dire?

Ultimamente, per raggiunti limiti di età, ben 17 colleghi sono andati in pensione e non sono stati rimpiazzati, in quanto la situazione finanziaria non permette nuove assunzioni. Una situazione difficile anche e soprattutto per Ingegneria, visto che molti insegnanti sono vicini all’età pensionabile; se si blocca il reclutamento di nuovi professori sarà arduo mantenere l’attuale livello ottimale degli insegnamenti.

Come è cambiata la vita degli studenti dell’Aquila?

La vita sociale di questi ragazzi ha subito un vero e proprio stravolgimento. L’Aquila è sempre stata una città per gli studenti, con numerosi luoghi di aggregazione giovanile, piena di locali dove i ragazzi si ritrovavano, discutevano. Insomma, una realtà viva e dinamica. Oggi, purtroppo, con il centro storico chiuso, tutto ciò non c’è più. Un vero peccato. Ma voglio essere ottimista e sottolineare che saranno proprio i nostri giovani laureati più meritevoli a svolgere un ruolo di primo piano nella ricostruzione dell’Aquila. Le loro competenze, la loro passione e professionalità saranno fondamentali per dare alla città un volto nuovo, moderno e dinamico, allo stesso tempo ancorato alle tradizioni e alla nobile storia di una terra ospitale e dai valori consolidati.

 

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