15/16-2011 | Editoriale
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Pensieri in libertà

“Nulla sarà più come prima”

dott. ing. Franco Ligonzo

A proposito di mercati, di concorrenza, di relazioni industriali, ecc..continuiamo a leggere e a sentire che “nulla sarà più come prima”, il ché implica che, in risposta, debbano cambiare prodotti, regole, comportamenti, contratti e quant’altro. Il tutto mentre, d’altra parte, sono ripetutamente denunciati e tuttora irrisolti vecchi problemi del sistema Paese: farraginosità della burocrazia, lentezza della giustizia, carico fiscale con la relativa evasione, inadeguatezza delle politiche industriale ed energetica, inadeguatezza del sistema scuola-università-ricerca, ecc.. Ma qualcosa nelle risposte sta effettivamente cambiando: Emma Marcegaglia, nell’ultima assemblea di Confindustria, non si è limitata a chiedere alle Istituzioni “riforme e credito per ripartire” ma ha detto anche che “servono più impegni e soluzioni dirette da parte nostra”, ha chiesto alle imprese più impegno per la legalità, per le reti d’impresa, per i consorzi per l’energia, per il sostegno ai marchi italiani meno conosciuti, ecc.. e ha concluso che, di fronte al mondo che cambia, anche la confederazione deve cambiare “meno liturgie, meno lobby per specifici settori, più vicinanza alle imprese nei territori e più efficienza”.

E l’ennesimo Congresso degli Ordini degli Ingegneri, programmato per Settembre a Bari, quali novità porterà? “Nulla sarà più come prima” vale anche per gl’ingegneri; pertanto non si dovrebbe tornare a parlare al solito modo delle solite cose. Forse anche gli ingegneri dovrebbero impegnarsi per trovare soluzioni dirette ai loro problemi, magari attraverso reti di studi, o consorzi per l’internazionalizzazione, o contrasto all’illegalità. Forse dovrebbero avere maggiore determinazione nel difendere la centralità del loro ruolo, come progettisti, direttori lavori e collaudatori, per la tutela dell’interesse e della sicurezza dei terzi, non per corporativismo, ma perché hanno competenze che Carabinieri e Guardia di Finanza, chiamati in causa, non hanno. Forse dovrebbero avere maggior coraggio nel riaffermare la centralità del progetto, non per corporativismo, ma perché essa rende certi fattibilità, tempi, e costi delle opere ed è un antidoto alla corruzione.

Certamente dovrebbero impegnarsi a rispettare l’etica professionale e a sanzionare le deviazioni. Così, secondo me, avrebbero maggiori titoli anche per difendere le tariffe professionali. Non ultimo, bisognerebbe avere maggiore attenzione per i tanti giovani ingegneri che vivono nella precarietà e mi riferisco soprattutto a quelli che svolgono attività professionali non regolamentate. Infatti, anche la professione dell’ingegnere è cambiata e riguarda in larga parte specializzazioni e fasce di attività esternalizzate dalle imprese industriali, tipicamente non regolamentate. Il problema dei giovani ingegneri non si risolve quindi con la sola formazione professionale, ma anche con la rappresentanza negli Ordini per gli ingegneri professionisti atipici. “Nulla sarà più come prima” anche per il tempo disponibile per la risoluzione dei problemi.

Per ridurre questo tempo occorre ridurre le sue componenti: tempi per riconoscere il problema, per individuarne la causa, per definire la soluzione, per metterla in atto, per verificarne l’efficacia. E soprattutto occorre essere determinati. Esperienze aziendali testimoniano che nella maggior parte dei casi il processo di soluzione dei problemi s’insabbia per mancanza di un process owner e per lo scarica barile fra le parti coinvolte e che negli altri casi, quando si arriva a terminare il processo, il tempo complessivo supera spesso i 12 mesi.

Spesso, in questi casi, sono bastati pochi interventi mirati per dimezzare i tempi di risposta e gli extra-costi monetari e non. D’altra parte, l’esperienza dei problemi irrisolti del sistema Paese testimonia che, mancando la determinazione, pur essendo noti le cause, le parti coinvolte (pubblica amministrazione e rappresentanti delle parti sociali) e il process owner (il Governo), non si riesce a venirne a capo. Nel frattempo stanno passando anni, anzi decenni. Oggi, questa lentezza di risposta non è più sostenibile a livello di Paese, ma neppure a livello d’imprese e di categorie. Oggi dobbiamo essere convinti che il tempo, come i costi, non è una variabile indipendente, ma un fattore di competitività e dobbiamo essere capaci di programmare e tenere sotto controllo la soluzione dei problemi. Ivi compresi i problemi che riguardano la nostra categoria.

 

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