19-2011 | Attualità Italia
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Ingegneria dell’informazione: l’importanza di un ruolo di terzietà

dott. ing. A. C. Vitale, dott. ing. S. Tazzi, dott. ing. V.Tizzani

Questo articolo parte dai risultati di una survey condotta su iniziativa del CNII (Comitato Nazionale Ingegneria dell’Informazione – www.inginformazione.it) allo scopo di far emergere lo status quo dell’informatizzazione degli ordini degli ingegneri. Sono stati oggetto di indagine infrastruttura, applicativi e soluzioni tecnologiche adottate presso un campione significativo di sedi. È emersa l’esigenza di una fortissima sensibilizzazione culturale su tematiche di sicurezza informatica (business continuity, disaster recovery, gestione dei dati) e su tematiche di servizio (housing, hosting, esternalizzazione dell’assistenza, gestione postazioni di lavoro). L’occasione e i risultati hanno dato quindi lo spunto per compire una riflessione sull’utilità dell’approccio ingegneristico in questo settore, caratterizzato da una totale carenza normativa a disciplinare l’azione della figura prevista dalla legge 328/2001. Tale riflessione è rivolta in primis ai colleghi dei settori civile ed industriale, da qui questo articolo su questo giornale. Grazie al contributo di alcuni colleghi di vari ordini sparsi per la Penisola sono stati approfonditi alcuni argomenti chiave con l’intento di rendere chiara la dimensione del problema con le relative criticità.

Di seguito pubblichiamo una brevissima carrellata dei principali spunti emersi.

Enrico Pio Mariani, Ordine di Milano e presidente del CNII, ha spiegato come l´indagine sia la seconda di una serie di iniziative del CNII nel campo della digitalizzazione e semplificazione, dopo il progetto PEC per gli iscritti, e che i risultati di questa indagine consentano agli Ordini di condividere esperienze e realizzare sinergie. La sintesi dei dati raccolti dal questionario, le principali considerazioni emerse e gli spunti di riflessioni posti nella forma di stimoli e proposte concrete sono riepilogati nell’intervento di Stefano Tazzi, Ordine di Pavia, membro del gruppo di lavoro che ha condotto l’indagine. Stefano Mastella, dell’Ordine di Brescia, con alcune riflessioni supportate da esperienze concrete conclude che i sistemi di collaborazione informatica diverranno sempre più pervasivi nella vita lavorativa, ma solo un’attenta progettazione ci permetterà di trasformarli in un’opportunità e non in un costo. Mario Ascari, dell’Ordine di Modena, propone una riflessione sul come l’ingegneria dell’informazione spingerà l’integrazione tra sistemi software ben oltre agli attuali confini offrendo alle nuove generazioni l’opportunità di migliorarsi e di concepire la conoscenza e la globalizzazione. Cristiano Canobbio, dell’Ordine di Pavia, propone una riflessione sulla governance dei sistemi informavi, dove la corretta valutazione e gestione del rischio diviene requisito strategico e pervasivo chi implementa, valutazioni che non possono essere affidate a dilettanti o a figure improvvisate. Dal punto di vista qualitativo del software, un argomento ormai maturo è l’approccio Open Source, approfondito dal contributo di Andrea Sommaruga, dell’Ordine di Milano. Ancora, Cristiano Canobbio offre un contributo sulle infrastrutture critiche, mettendo in evidenza la criticità di quelle situazioni per cui i un’indisponibilità dei sistemi informativi possa causare perdite economiche o possa avere importanti impatti sociali.

Bruno Lo Torto, Ordine di Palermo, nella sua riflessione ricollega l’esigenza di una progettazione obbligatoria per il settore informazione alla definizione di limiti sia quantitativi che qualitativi. Giulio Destri dell’Ordine di Cremona, porta una riflessione sul tema della gestione delle postazioni di lavoro che devono garantire efficienza nel funzionamento ordinario, e minimizzazione dei tempi necessari per il ritorno alla piena operatività della postazione stessa in caso di guasto (disaster recovery). Soprattutto in contesti complessi, per raggiungere i requisiti questa deve essere necessariamente un’attività ingegnerizzata. Il contributo di Ugo Gecchelin dell’Ordine di Brescia affronta il delicato tema della firma digitale e della privacy, argomenti fondamentali per poter garantire integrità e protezione dei dati, ovvero elementi cardine della sicurezza. Il contributo mette in evidenza come gli argomenti seppur trattati in forma semplicistica e molto discorsiva, siano in effetti molto complessi e presuppongono conoscenze di base tipiche degli Ingegneri dell’Informazione, ovvero possono essere vincolati alla responsabilità di questa figura nei confronti della Comunità. Michele Bruno, dell’Ordine di Rimini, propone invece una riflessione su azioni volte a garantire la continuità delle attività essenziali allo svolgimento del proprio business, a fronte di qualunque evento (terrorismo internazionale, vulnerabilità dei dati e dei sistemi informatici, politiche commerciali aggressive) che ne renda indisponibili le strutture o i servizi (edifici, impianti, attrezzature, sistemi informativi) per un periodo di tempo prolungato. Giuliano Gemma, Ordine di Firenze, approccia il discorso della qualità mettendo in evidenza come software o dispositivi di produttori differenti, pur dichiarando compatibilità e conformità ad un determinato standard, non riescano effettivamente a comunicare. Vincenzo Tizzani, dell’Ordine di Bologna, parte dalla riflessione per cui la società attuale ha introdotto un nuovo paradigma che prevede che la conoscenza sia completamente disponibile “at a fingertip”, alla pressione di un tasto, mettendo in risalto il ruolo della banda larga, quello che la società si aspetta da questa tecnologia e l’esigenza di garantire il rispetto delle attese grazie al contributo di professionisti.

Questa riflessione apre la strada all’ultima relazione, di Alfredo Cafasso Vitale dell’Ordine di Napoli, che ci porta a scoprire il Future Internet, tecnologia che influenzerà ogni passo del processo produttivo di beni e servizi e che pertanto non può prescindere figure qualificate, aggiornate e governate non solo da logiche commerciali ma anche, e spesso soprattutto, da un’etica di servizio che permetta un sano sviluppo. Gli argomenti trattati non sono esaustivi del mondo dell’Informazione che risulta essere pervasivo in molti settori economici (assicurativo, finanziario, aerospaziale, difesa, distribuzione, formazione, pubblica amministrazione, sanità, commercio elettronico, automazione industriale, turismo, trasporti, media, progettazione edilizia, eccetera). Eppure, nonostante la stampa ci bombardi quotidianamente su questi temi, si tratta di argomenti specialistici molto difficili da trattare in modo corretto e che implicano capacità e competenze professionali. Nondimeno, molti, anche non esperti, pensando ai temi sopra riportati, si cimentano ad immaginare ed implementare soluzioni senza assicurare la correttezza e la continuità di funzionamento, secondo funzionalità coerenti, nel rispetto delle norme e in assoluta sicurezza.

Ci confrontiamo, nei vari settori, con soluzioni veicolate da distributori di hardware e software, fornitori di business outsourcing, fornitori di managed services, erogatori di servizi di assistenza sistemistica o applicativa, società di consulenza o consulenti singoli, indipendent software vendor, operatori di telecomunicazioni, software house, rivenditori hardware e software, system integrator, VAR (Value Added Reseller), che introducono sistemi complessi in un organismo impreparato, spesso ostile, senza nessuna armonizzazione con l’intera struttura. In questo scenario complesso, si inseriscono una serie di inconvenienti più o meno gravi che hanno un impatto sociale importante (disservizi negli uffici postali di fine maggio – inizio giugno 2011, carenze nello sviluppo della banda larga, problemi sul Sistri – sistema di tracciabilità dei rifiuti, Mario Draghi che segnala un ristagno per scarsa innovazione tecnologica, eccetera). Anche un recente rapporto McKinsey su crescita, lavoro e prosperità nei Paesi del G8 più Cina, Brasile, Corea del Sud e Svezia, presenta una situazione dolorosa per il nostro Paese e, più prosaicamente, la penultima posizione in classifica.

Le Pubbliche Amministrazioni e le aziende ignorano o quanto meno sottovalutano le potenzialità di Internet in termini di opportunità di sviluppo e di recupero di competitività ed il ranking del nostro paese oscilla tra l’undicesimo ed il dodicesimo posto. Soprattutto, le pubbliche amministrazioni e le aziende, ignorano la presenza di figure professionali competenti e capaci, tenute a comportamenti deontologicamente corretti, in grado di suggerire le necessarie evoluzioni culturali ed a giocare un ruolo di sostenitori della crescita competitiva del Paese. Appare ormai evidente come sia giunto il momento di introdurre e regolamentare un ruolo di terzietà anche nell’ambito dell’Ingegneria dell’Informazione, che sia a protezione della società dei cittadini, e che risponda a questa dei pericoli che possono essere provocati da un approccio di tipo non ingegneristico.

 

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