23/24-2011 | Editoriale
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Tanti cari auguri con un rinnovato impegno

prof. ing. Pierangelo Andreini

L’informazione scientifica e tecnica è stata da sempre determinante per la crescita civile, tuttavia lo svolgimento del suo cruciale compito e il progresso stesso delle conoscenze appaiono ora seriamente sfavoriti dalla gravissima congiuntura che sta attraversando il mondo occidentale. E’ una crisi generale che investe, paradossalmente, i paesi più ricchi, non solo finanziaria, economica e sociale, ma anche ambientale, etica, e quindi politica. Maggiormente colpita è l’Italia, penalizzata da un contesto ancor più sfavorevole per l’enorme debito pubblico e per l’unione perversa di lentezze decisionali, eccessiva e talora inefficace burocrazia, e degrado di parte del tessuto economico e produttivo. Lo scenario allestito in Europa dalla più colossale crisi dal dopoguerra ad oggi minaccia direttamente di impoverire il sapere e, al momento, il nostro Paese può solo sperare di uscirne senza gravi e irreversibili conseguenze, conservando la capacità di ripartire su un nuovo cammino di sviluppo, con il coraggio di confrontare le proprie idee senza condizionamenti, rispettando il valore delle regole, da aggiornare e semplificare, vivendole non come ostacoli da evitare scaltramente, ma come garanzie comuni.

Questo confronto, per quanto attiene ai suoi aspetti più tecnici, è la mission che ha indirizzato per sei decadi il Giornale, del quale il prossimo anno ricorre il sessantesimo anniversario della fondazione. Il periodico, sin dal suo esordio, si è impegnato, infatti, nel difficile compito di costituire una “palestra di idee” al servizio di ingegneri, architetti e degli altri professionisti che osservano l’evoluzione del mondo con attenzione partecipe, convinti che non basta l’agilità delle parole per risolvere i problemi. Tuttavia, ora, il compito è reso particolarmente arduo, perché si deve stabilire come assicurare l’Italia dal rischio di una recessione epocale e con quali strumenti porre le premesse per la ripresa del suo sviluppo, non solo economico, ma anche e soprattutto sociale. E ciò in quanto la finanza ha da tempo conquistato il primato sull’economia, erodendo il principio stesso della parità potenziale tra cittadini e sfavorendo gli investimenti nella formazione, nella ricerca e più in generale nella cultura, a danno delle nuove generazioni.

Occorre risalire la china, ricostituendo il valore della consapevolezza necessaria per uscire dal calcolo miope del breve periodo e comprendere l’inderogabile esigenza di investire nel sapere e nella sostenibilità, con un linguaggio duro ed onesto che aiuti a rinnovare il capitale di fiducia e credibilità. Questo per evitare il pericolo di una stasi culturale, di una minor tendenza a progettare il futuro e di un ulteriore recesso competitivo che la congiuntura può determinare, distraendo le risorse dagli investimenti necessari. Certamente, appare al momento assai difficile che il Paese riesca a impegnare in R&S il miliardo di euro annui richiesti per raggiungere al 2020 il programmato obiettivo dell’ 1,5% del PIL, rimanendo in ogni caso ben al disotto del 2% di Regno Unito e Francia e del 2,3% della Germania.

Ma per competere in un’economia basata sulla conoscenza deve essere ben chiaro che si devono produrre idee e innovazione e farle circolare, riconoscendo il primato del sapere e privilegiando l’allocazione delle risorse indispensabili per l’accumulo di questo fondamentale fattore produttivo. Concludendo, non sembra fuori luogo ripetere che per fronteggiare questa drammatica congiuntura, come detto non solo finanziaria, economica, sociale e ambientale, ma anche etica e politica, lo strumento cardine è la cultura. E ciò perché una crescita sostenibile e competitiva, che rispetti il principio della pari opportunità, deve scaturire da un contesto di regole e comportamenti, certo, trasparente ed equo, nel quale operino e si confrontino gli stakeholder, affinchè non siano penalizzate, bensì incrementate sicurezza, qualità della vita, tutela dell’ambiente e del territorio, attraverso un uso corretto delle risorse pubbliche e private, tra cui il lavoro nelle sue varie forme.

Di questa crescita culturale, ingegneri e architetti, attori privilegiati dello sviluppo sociale ed economico del quale sono i concreti artefici, devono essere attivi protagonisti, apportando la loro creatività e competenza per avvicinare il cambiamento. Essi hanno la grande responsabilità di individuare e introdurre nuovi modelli di produzione e consumo, al di fuori del paradigma corrente, per affrontare e risolvere i problemi e per favorire la svolta necessaria alla ripresa di un diverso cammino. Su questo tema generale, sugli aspetti tecnici e normativi delle nuove tecnologie, specie nelle applicazioni per l’efficienza energetica e la difesa dell’ambiente, su quelli della formazione e qualificazione degli operatori tecnici nel contesto europeo e nazionale e sul tema della riforma delle professioni, verteranno i contenuti del giornale anche per il prossimo anno, confidando di soddisfare le aspettative dei lettori, ai quali rinnoviamo l’invito a collaborare, con l’invio di articoli, segnalazioni e suggerimenti.

A loro un cordiale augurio di Buon Natale e Buon Anno e un sentito ringraziamento per l’interesse con cui seguono il quindicinale.

 

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