01-2010 | Informazione
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Informazione, new economy e la sfida del terzo millennio

prof. ing. Pierangelo Andreini

C’è chi dice che il progresso compiuto dall’uomo nel XX° secolo equivale al cammino fatto dall’umanità in tutti i secoli precedenti dall’inizio della civiltà, che esso sarà poco rispetto a ciò che prospettano i prossimi decenni e che l’attuale cultura sarà rapidamente sovvertita da una nuova, di carattere globale, capace di coinvolgere tutto il mondo praticamente in tempo reale. In effetti, basta uno sguardo al recente passato e alle proiezioni future per avere conferma del cambiamento epocale che sta determinandosi e concordare con queste valutazioni. La popolazione mondiale, quadruplicata nel ‘900, potrà raggiungere gli 8 miliardi nel 2025 e con essa sono cresciuti e stanno crescendo, esponenzialmente, conoscenza, tecnologie, produzione e consumi. In particolare è cresciuta in modo formidabile l’interconnessione tra le persone con l’aumento della mobilità.

A questo proposito i dati sono davvero impressionanti, se si pensa che oggi nel mondo circolano circa ottocento milioni di veicoli a motore, esclusi tricicli e bicicli, con una densità di 1 veicolo ogni 8-9 abitanti, non equamente distribuiti, però, dato che in Cina la densità è di 1 veicolo per 30 abitanti. Secondo alcune recenti previsioni, attendibili, considerato il breve lasso di tempo, entro il 2025 il parco circolante a livello mondiale potrà raddoppiare, superando un miliardo e mezzo di veicoli, con una densità di un veicolo a motore ogni 5 abitanti. Ma ancor più impressionante è la velocità con cui procede l’interconnessione immateriale, con l’estensione globale del web e la diffusione della telefonia mobile. Per quest’ultima si stima che il numero di cellulari, raddoppiato in meno di tre anni, abbia raggiunto i 4 miliardi, dei quali 600 milioni connessi a internet.

Sono gli aspetti più evidenti di uno straordinario sviluppo tecnologico che sta creando scenari economici e sociali mai immaginati prima, ma che pone molti interrogativi, a partire dalla “questione ambientale”. Di qui le ragioni per le quali il decennio trascorso è visto da alcuni come la decade che ha segnato uno straordinario capovolgimento, ma da altri come quella delle occasioni mancate. Di fatto per Cina, India e molti altri paesi con economia in fase di transizione sono stati dieci anni di continua espansione, con tassi di crescita del pil di due cifre. Al contrario, per i paesi di più vecchia industrializzazione il periodo è stato contrassegnato da una notevole dose di insicurezza politica, economica e finanziaria, nonostante l’ottimistica partenza seguita alla caduta del muro di Berlino, purtroppo seguita dalla tragedia dell’11 settembre e dalla più recente crisi recessiva. P

aradossalmente, la “new economy”, svincolatasi dalle localizzazioni produttive per abbattere i costi di gestione, in Europa e negli USA sta penalizzando la generazione che l’ha costruita, che appare ansiosa e sfiduciata nello scontro con le economie emergenti. Ma questa “new economy” ha il respiro corto, se non è anche “clean” e “soft”, ovvero capace di coniugare tutela dell’ambiente, coesione sociale e competitività, traendo forza dalle comunità e dai territori. Per darle prospettiva, occorre che i paesi emergenti, che a loro volta hanno avocato, comprensibilmente, l’idea di un progresso continuo e illimitato, ne assicurino la sostenibilità, perché i fattori propulsivi di un economia veramente nuova non sono tanto i beni materiali, quanto quelli immateriali, come idee innovatrici, informazione ed equità intergenerazionale e infragenerazionale. Sono questi due requisiti dell’equità, in ultima analisi, che alimentano le maggiori ansie e che costituiscono i termini della questione. E’ un problema di difficile soluzione, che richiede di mutare alla base gli approcci conoscitivi e di adottare nuove modalità di valutazione del progresso, con indicatori economici più adeguati, capaci di “internalizzare” tutti gli effetti della crescita.

A questo fine è essenziale l’apporto degli strumenti di comunicazione scientifica e tecnica, che assicurano una costante relazione tra comunicatori e tecnici e una verifica continua delle innovazioni e informazioni, con l’effetto di accelerare la curva di apprendimento. Si deve investire, quindi, maggiormente nel valore della comunicazione, potenziandone i mezzi, come questo quindicinale. Ma non basta comunicare, occorre che l’informazione favorisca un continuo, immediato, incalzante confronto tra gli operatori, per elevare il livello di consapevolezza dei decisori pubblici e privati, sino al consumatore/utente e migliorare i modelli di produzione e consumo, così promuovendo l’innovazione e la sostenibilità nella sua triplice valenza, ambientale, economica e sociale. In tal modo è possibile accrescere la risorsa strategica della conoscenza, il potenziale di un’intelligenza collettiva della nuova società, interconnessa e partecipativa, che è il vero fattore di competizione e ricchezza.

A questo obiettivo il Giornale si sforzerà di dare il proprio contributo, per assecondare il cambiamento e non mancare l’occasione di pubblicare, nei prossimi numeri dell’anno, approfondimenti, dossier e focus, già precisamente scadenzati, sui grandi temi economici dell’ambiente, dell’energia, dell’edilizia, della competitività e della mobilità, ai quali auspichiamo segua un nutrito dibattito con commenti e riflessioni dei lettori.

 

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