06-2010 | terremoto
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A colloquio con il preside della facoltà di Ingegneria dell’Università dell’Aquila

Foscolo: “è trascorso un anno dal terremoto: così il nostro Ateneo sta tornando alla normalità”

Davide Canevari

Sembra ieri. O forse sembrano passati parecchi anni, considerando i risultati già ottenuti dall’opera di ricostruzione e la strada già percorsa nel difficile ritorno alla normalità. E, invece, sono trascorsi solo dodici mesi dal terremoto dell’Aquila che tanti danni ha causato; materiali e immateriali. Tra questi ultimi figurano certamente anche le pesanti conseguenze sul mondo della didattica e della ricerca. Perché l’Aquila – come noto – è anche sede universitaria, con una prestigiosa facoltà di ingegneria. Il Giornale dell’ingegnere ha incontrato il preside, professor Pier Ugo Foscolo, per fare un punto sulla situazione attuale, ripercorrere le prime fasi della ripresa, ragionare in fase prospettica sul futuro a breve e medio termine dei corsi di ingegneria. Il messaggio più bello e incoraggiante che traspare dall’intervista è il seguente: il mondo della didattica ha dimostrato sempre e comunque fiducia, spirito di iniziativa, voglia di rinascere.

E, ora, quella forza potrà e dovrà contribuire alla piena ripresa di tutto il tessuto sociale e imprenditoriale dell’aquilano. “Ventiquattro studenti della facoltà hanno perso la vita - ricorda Foscolo, iniziando questa intervista - tra le rovine delle case prese in affitto all’Aquila. Gli studenti deceduti, ai quali è stato conferito il Diploma di laurea alla memoria, sono tutti studenti fuori-sede, che vivevano all’Aquila a motivo dei loro studi. A seguito di questi fatti, la Conferenza dei Presidi di Ingegneria, riunita a Roma il 22 aprile 2009, ha proposto alla comunità accademica che la giornata del 6 aprile sia ricordata in Italia come giornata dello studente universitario fuori sede.

Professor Foscolo, quali conseguenze - nell’immediato - ha causato il sisma sulla operatività dei corsi di ingegneria?

Fin dalle primissime ricognizioni effettuate al sito della facoltà, subito dopo il sisma, è apparso chiaro che le strutture erano compromesse - sia quelle dedicate alla didattica, sia le sedi dei Dipartimenti - almeno nelle opere architettoniche. Di minore entità, invece, risultavano i danni per una parte consistente dei laboratori di ricerca. Il Consiglio di facoltà, tenutosi a Celano il 21 aprile, ha comunque deliberato di assicurare il compimento della didattica relativa all’anno accademico 2008-09, già svolta fino a circa metà del secondo semestre, utilizzando sedi di emergenza. Inoltre, molte facoltà di ingegneria, italiane ed europee, così come aziende private, si sono rese pienamente disponibili ad iniziative di supporto dell’attività didattica, in particolare per il tutoraggio degli studenti a fine carriera, al fine di consentire il completamento della preparazione delle tesi di laurea. Vorrei anche sottolineare l’impegno profuso dai docenti nel rimanere vicino agli studenti, portando a termine regolarmente i propri insegnamenti, e svolgendo le prove d’esame nelle varie sedi di emergenza. Infine, va menzionata la collaborazione offerta dal personale tecnico-amministrativo della facoltà e dell’intero Ateneo. Grazie anche a questo sforzo, e nonostante tutto, per l’anno accademico 2009-2010 risultavano iscritti 4.500 studenti, con circa 700 matricole. Ingegneria ha infatti recepito la decisione del Senato accademico di organizzare tutta l’attività didattica dell’anno 2009-2010 nella città dell’Aquila.

E nei mesi successivi?

Fino all’inizio di ottobre la facoltà ha avuto come unica struttura di riferimento un container, montato a Coppito nei pressi della facoltà di Scienze. A quei giorni risale il trasferimento nella sede didattica provvisoria di via Campo di Pile, realizzata mediante rapida trasformazione delle strutture della fabbrica Optimes, ormai chiusa da tempo, acquisite dall’Ateneo all’inizio dell’estate. Si tratta di circa 1.000 metri quadrati per gli uffici e 8.000 per le aule e gli spazi dedicati agli studenti; a questi si aggiungono ulteriori 4 aule disponibili nella scuola superiore Reiss Romoli. Lunedì 19 ottobre, data fissata dal Senato accademico per l’inizio delle lezioni, un numero straripante di studenti ha letteralmente invaso questi spazi, con una gran voglia di ricominciare le attività didattiche in una sede aggregata, e di riprendere quella vita di relazioni con il corpo docente, gli amici e i colleghi, che ha sempre caratterizzato l’Ateneo e il suo rapporto con la città, facendo dell’Aquila una delle città universitarie più vive d’Italia. Non sono mancati aspetti commoventi, soprattutto nell’incontro con le matricole delle lauree triennali, che per la prima volta nella loro vita partecipavano ad una lezione universitaria, in un contesto certamente unico: la loro attenzione e disponibilità a sopportare inevitabili difficoltà logistiche dimostrava tutta la loro tensione verso l’acquisizione di nuovi orizzonti formativi, quasi a voler ripagare gli sforzi di tutti coloro che avevano lavorato per arrivare a quel momento.

Ci può fare un confronto tra il prima e la situazione presente (numero di studenti iscritti, nuove matricole, docenti, strutture e laboratori...)

Fuori dalla retorica, i numeri ci consentono di quantificare la risposta degli studenti in modo molto positivo. Infatti, alla scadenza dei termini per le iscrizioni, risultano iscritti alla facoltà di ingegneria, come già accennato, 4.500 studenti, cioè il 75 per cento di quelli iscritti prima del terremoto. Le matricole risultano complessivamente pari al 60 per cento degli studenti immatricolati nell’anno accademico precedente. Queste cifre sono risultate superiori alle previsioni più ottimistiche.

Quanto può essere importante il ruolo della facoltà di ingegneria - e più in generale di un’Università - per la rinascita di un territorio dopo un così grave evento?

La città dell’Aquila è un grande cantiere, visitato quotidianamente da tecnici provenienti da Paesi vicini e lontani, un caso di studio di eccezionale importanza per la formazione dei giovani ingegneri, e sarebbe davvero deprecabile tenere i nostri studenti lontani da questa opportunità. Inoltre, la facoltà di ingegneria ha manifestato da subito la propria volontà a collaborare alla ricostruzione con tutto il proprio patrimonio di uomini e di conoscenze, e sta operando in questa direzione: la sua presenza all’Aquila è un segno tangibile di questo impegno, che non può escludere le attività di formazione. La ricostruzione, già nelle sue fasi iniziali, non poteva certo attestarsi al ripristino del patrimonio edilizio necessario ad ospitare gli abitanti dell’Aquila, ma doveva necessariamente comprendere la ripresa e riqualificazione delle principali funzioni culturali, economiche e sociali della città. A nulla vale restituire una carrozzeria fiammante ad un’auto danneggiata in un incidente, se il suo motore non è funzionante!

Quanto e come è stata coinvolta la facoltà di ingegneria nei progetti e programmi di ricostruzione? Su cosa sta lavorando nello specifico?

Il Consiglio di facoltà di ingegneria ha cercato sempre di cogliere, a vantaggio dei propri studenti, nonché delle attività di ricerca, le opportunità offerte dalla estesa solidarietà e dalla presenza sul territorio di numerose aziende impegnate in fasi e settori diverse delle opere di ricostruzione. Lo scorso 30 giugno, a seguito anche di incontri con l’Ordine degli Ingegneri, il Consiglio ha deliberato che una parte dei crediti (CFU) assegnati a ciascun insegnamento, fino ad un terzo, possano essere acquisiti dagli studenti con la partecipazione a specifiche attività sul campo e studio di casi concreti. In questo modo, gli studenti sono direttamente impegnati nei rilievi degli edifici danneggiati, nella micro-zonazione sismica, in studi di fattibilità sul recupero dei centri storici minori, sulla viabilità, nella riduzione e ottimizzazione dei consumi energetici.

Nei futuri piani di studio potrebbe esserci maggiore spazio per l’ingegneria sismica?

Già nell’anno accademico 2009-2010 abbiamo introdotto un corso professionalizzante sulla micro-zonazione sismica, con esercitazioni pratiche sul campo fatte nel territorio della nostra facoltà. Il corso è stato tenuto da docenti interni all’ateneo e da personale della Protezione Civile. Abbiamo, poi, attivato un centro di formazione e ricerca per l’ingegneria antisismica, in collaborazione con realtà aziendali private. In questo progetto è anche coinvolto il consorzio casa Clima di Bolzano. Ricordo, infine, che già da alcuni anni era attivo un nostro master in ingegneria antisismica.

E per il pieno, definitivo, ritorno alla normalità?

Al momento le lezioni si svolgono in una sede provvisoria, comunque soddisfacente e decorosa. Come detto, i laboratori sono stati riattivati in tempi molto brevi e ora l’obiettivo è quello di rientrare nella nostra sede storica (sono già in atto le ristrutturazioni delle aule e si pensa di concludere i lavori entro la fine del 2010). Tempi un po’ più lunghi saranno, invece, necessari per l’edificio del 1935 che ospitava gli uffici. Probabilmente, il ritorno alla piena operatività antecedente il sisma sarà quindi a scaglioni. A mio avviso, però, il problema principale è all’esterno dell’Università.

Ovvero?

Penso alle abitazioni degli studenti. Prima del sisma alla facoltà erano iscritti circa 6.000 studenti. Solo il 39 per cento era originario della provincia dell’Aquila. Ma in alcuni casi - essendo il nostro territorio molto esteso - l’abitazione di origine poteva distare più di 100 chilometri dall’università. La maggior parte degli iscritti aveva quindi una propria residenza in loco ed è perciò indispensabile ripristinare questa situazione prima di poter parlare a tutti gli effetti di normalità. Al momento, numerosi fuori-sede vivono nella condizione di studenti pendolari: con un dettagliato piano della Regione Abruzzo, alla cui messa a punto ha collaborato l’Ateneo, è stato organizzato un servizio di trasporti gratuiti che consente di raggiungere direttamente le sedi didattiche ogni giorno, da diverse località regionali. Per il momento, quindi, è notevolmente cambiato il bacino di utenza studentesca: la percentuale degli studenti che risiedono nella provincia dell’Aquila è salita dal 39 al 51 per cento, mentre quella degli studenti provenienti dal resto d’Abruzzo è scesa dal 40 al 33 per cento, come anche quella degli studenti non residenti in Abruzzo (dal 21 al 16 per cento). La questione va oltre il semplice conteggio dei posti letto. La piena ripresa della città, e della sua vita sociale, è un elemento non trascurabile per ragazzi che non possono vivere di solo studio. E questo, forse, sarà uno dei problemi meno facili da superare.

 

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