07-2010 | Approfondimento
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Rinnovabili come catalizzatore delle relazioni con l’Egitto

A cura di Davide Canevari

Never, never, never! Lo ha ripetuto tre volte di seguito Alaa Arafa, co-presidente (assieme ad Alberto Pirelli) dell’Italian Egyptian Business Council. “Noi non avremo mai, mai, mai troppa energia a nostra disposizione, a prescindere dalla strada che prenderemo: nucleare, gas, o rinnovabili”. È riassunto in queste poche parole il significato dell’iniziativa Le rinnovabili come fattore di accelerazione nelle relazioni italo-egiziane, promossa dall’Ice lo scorso 25 febbraio. Per le aziende del nostro Paese presidiare il settore dell’energia in Egitto può davvero rappresentare una svolta imprenditoriale strategica e con ampie potenzialità sul lungo periodo.

“Se non vedessi un grande business nelle fonti rinnovabili - ha rilevato Khaled Abu Bakr, figura di riferimento dell’imprenditoria egiziana nel settore energetico - non saremmo qui. Entro il 2027 dovremo installare circa 50 GW di capacità aggiuntiva, e in questo processo di crescita le rinnovabili saranno uno dei protagonisti”. Una partita altrettanto importante si giocherà anche sul fronte delle esportazioni di kWh puliti dall’Africa all’Europa. Un’opportunità che l’Italia non sembra avere ancora colto pienamente. “C’è Desertec, spinto fortemente dalle aziende tedesche - ha commentato Abu Bakr - e poi l’iniziativa Transgreen, che vede in primo piano i francesi. Manca però ancora una sorta di Italtec, ovvero un’iniziativa coordinata e diffusa capitanata proprio dall’Italia e dalle sue imprese, nonostante gli ampi spazi di successo che questa potrebbe avere”. Il messaggio è stato esplicito: o si parte in tempi brevi con qualcosa di davvero concreto, o si rischia di rimanere fuori dai giochi, facendo cogliere ad altre nazioni le opportunità del mercato locale.

Già, ma con quali possibili rischi per le nostre imprese? Una risposta rassicurante a questo quesito è giunta da Alberto Pirelli: “L’Egitto è un Paese efficiente e affidabile, e le nostre imprese possono valutare questo mercato con grande fiducia. Non solo. Spesso, quando si tratta di evadere problemi, i tempi di reazione sono inferiori rispetto a quelli della stessa Italia”.

(L´articolo è pubblicato all´interno dell´approfondimento" Europa/Africa" alle pagine 4 e 5 di questo numero)

 

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