10-2010 | Mobilità
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Una “Mobilità 3.0” per Roma Capitale

prof. ing. Antonio Tamburrino

La recente legge sul federalismo ha contestualmente avviato la realizzazione dell’autonomia di Roma Capitale. In quest’ottica, l’amministrazione capitolina mi ha affidato l’elaborazione del Piano Strategico della Mobilità Sostenibile dell’Area Metropolitana. E’ stata un’occasione unica, per acquisire le conoscenze più aggiornate, per riflettere su tematiche molto più generali, per disegnare orizzonti innovativi. In sintesi: Roma è stata la Capitale della Storia e, fra l’altro, ha creato dal nulla la prima organizzazione permanente della mobilità e della logistica. Ma ora la Capitale sta scivolando verso una crescente arretratezza, con un traffico tendente alla paralisi. Tuttavia, se prendiamo coscienza che il mondo sta cambiando in maniera finora inimmaginabile, c’è oggi la possibilità che Roma anticipi ancora una volta la mobilità prossima ventura.

Più in dettaglio, per quanto riguarda la diagnosi, l’esame comparato fra Roma e le principali metropoli europee ha evidenziato che la nostra Capitale è in una condizione ancora più sconfortante di quanto sia già direttamente percepibile da un attento cittadino attivo o da un fugace turista. Il dato più impressionante e apparentemente paradossale è che i Romani dispongono, mettendo insieme auto e moto, di circa 1000 mezzi ogni 1000 abitanti. Londra, Parigi, Madrid ne hanno meno della metà. Il dato speculare è il primato negativo del servizio pubblico. L’ATAC riporta che nel 2009 i cittadini che hanno scelto i mezzi pubblici sono, nell’ora di punta, solo il 27,5%, contro il 50÷60% delle metropoli più virtuose, fino al primato di Stoccolma, che è dell’80%. A rendere ancora più nero il quadro c’è che la scarsa mobilità pubblica si svolge prevalentemente su gomma, lasciando meno del 30% alle metro, ai treni e ai tram.

Gravissime sono le conseguenze economiche, sociali ed ambientali di questo estremo sbilanciamento verso il trasporto privato su gomma. Prendiamo un dato dolorosamente quantificabile. Guardando la classifica Eurostat degli incidenti gravi in 30 capitali europee, Roma è al vertice con 8,1 incidenti ogni 1.000 abitanti l’anno; ma se il primato era abbastanza scontato, ciò che è davvero preoccupante è che Londra scende a 1/10 ed Helsinki addirittura a meno di 1/100 di Roma. Un contributo altissimo all’incidentalità è dato dalle due ruote, che sono oltre 600.000. Per avere un’idea del loro contributo, si pensi che se a Roma dovessero scioperare i motociclisti, farebbero più danni di quelli provocati da uno sciopero globale dei mezzi pubblici. A tutto questo bisogna aggiungere un dato che è stato messo in evidenza per la prima volta dal mio studio. Esso riguarda la quantità di mobilità.

I Romani hanno a disposizione poco più di 2 spostamenti al giorno per persona, contro i 3,5 - 4 della città del Nord Europa. Siamo in una condizione di semi-libertà: casa-ufficio-casa e poco più. E in prospettiva? Un recente studio del Ministero dei Trasporti della Francia ha messo in evidenza che nei Paesi del Nord Europa, per i mezzi di trasporto privato, c’è la tendenza alla diminuzione, iniziata nel 2001 e costantemente rafforzatasi. Al contrario, i Romani continuano a comprare sempre più auto e moto e continueranno a farlo, presumibilmente almeno fino al 2015. In queste condizioni, se non si individuano interventi molto drastici e di rapida attuazione, non solo si rischia la marginalizzazione europea, ma si va addirittura verso il collasso. Ma è possibile fare interventi massicci in pochi anni, per realizzare quei treni, quelle metropolitane e quei tram che altre metropoli hanno realizzato gradualmente lungo l’intero svolgersi del secolo scorso? Chiaramente non è possibile. Non fosse altro che per i particolarissimi vincoli archeologici, geologici ed urbanistici della città.

Per non parlare del fatto che per la finanza pubblica è tempo di vacche magrissime. Serve allora un impegno concettuale innovativo, cominciando da un nuovo approccio agli scenari di domanda. Nessuno aveva previsto l’avvento di Internet e tantomeno la sua prodigiosa capacità di rimodellare sempre più profondamente le nostre vite. Evidentemente non avevamo capito che qualcosa di molto profondo stava emergendo. Forse ancora oggi non ne abbiamo ancora preso coscienza, dato che, nonostante la profusione di premi Nobel, alcune macro-previsioni, come quelle economiche, continuano a valere lo spazio di un mattino. Anche nel campo dei trasporti non è andata un granché bene. Alcuni avevano cominciato a pensare che Internet avrebbe reso più sedentarie le persone. Invece è successo che, benché il telelavoro abbia realmente ridotto molte delle vecchie necessità di spostamento, la domanda di mobilità non solo non è diminuita ma si è avviata verso una profonda ristrutturazione che risulta comunque a saldo positivo. C’è allora la necessità di una riflessione più approfondita su che cosa ci spinge ancora a muoverci. Diamo ancora per scontato che la mobilità è ciò che divide gli esseri viventi dagli oggetti fisici.

Questa convinzione deriva da primordiali schemi mentali che sono gli stessi che hanno prodotto il dualismo tra corpo e mente, fra realtà fisica e mondo delle idee. Ora non possiamo più convivere con questi arcaismi. Con l’approfondirsi degli studi sulla fisica delle particelle elementari sta emergendo una tendenza davvero stupefacente. Più andiamo in profondità e più la materia diventa evanescente e l’energia si dimostra sempre più sfuggente. Al loro posto emergono entità sempre più immateriali, fatte di relazioni, di interazioni, di proporzioni, di algoritmi. Così, guardando un po’ più avanti, siamo ormai in grado di affermare che c’è qualcosa di più elementare della materia e dell’energia: l’entità basilare è l’informazione. Ed è la stessa informazione che è alla base delle idee, della mente e dell’anima. Siamo così ad un nuovo, rivoluzionario paradigma che vede profilarsi la grande unificazione fra tutte le forme di esistenza, dagli esseri viventi alla materia inanimata, dal corpo all’anima. Tutto cambia nella dinamica e nella finalità dell’esistenza. Se la materia e l’energia, essendo soggette al principio dell’entropia, stavano scivolando irrimediabilmente verso il degrado, con l’informazione si inverte la direzione.

L’informazione si conserva e si accresce. Così, al posto della tendenza al degrado e all’insignificanza, si ha uno sviluppo verso la complessità. E nell’universo della complessità possiamo pensare di programmare un mondo modellato da un nuovo tipo di sviluppo: l’evoluzione armonica fra l’uomo e l’ambiente. Il motore della complessità è la mobilità. Alla scala più elementare le particelle infinitesimali trascorrono la loro esistenza muovendosi incessantemente. Così interagendo e combinandosi fra di loro, costruiscono via via sistemi più complessi. Alla scala umana, il nostro progresso è stato sempre collegato, dalla ruota in poi, alla nostra capacità di muoverci e di muovere la materia in maniera sempre più efficiente. Tuttavia, la prima vera strutturazione della mobilità avviene a Roma. Prima di allora, ogni spostamento era un viaggio di Ulisse. I Romani creano strade, ponti, porti, imbarcazioni, per un sistema complesso ed intermodale che diventa la vera linfa vitale dell’Impero. Questa organizzazione rivoluzionaria della mobilità alimenta lo sviluppo umano per circa due millenni. Poi, nel secolo scorso l’energia meccanica dei motori endotermici dà il via alla seconda rivoluzione della mobilità.

Ora sta nascendo la terza rivoluzione, che si basa sull’energia informatica. Ed è qui che comincia ad emergere la ragione dell’inarrestabile successo di Internet e del mondo digitale. Si producono merci sempre più sofisticate ed efficienti, perché al posto della massa e dell’energia immagazziniamo, utilizziamo e movimentiamo le conoscenze, il know how, la tecnica, la scienza. E il nuovo potentissimo mezzo di accumulo e di trasporto è la rete digitale. Tutto ciò produce la cosiddetta svolta del “de-coupling”: nelle società più avanzate il progresso, invertendo la rotta di 180°, si accompagna con un consumo sempre più ridotto di materia ed energia. Ed è di qui in poi che si apre la prospettiva di un’evoluzione armonica fra l’uomo e l’ambiente. Questa terza rivoluzione della mobilità si è appena avviata. Per darle maggiore impulso bisogna svilupparne tre punti: la rielaborazione dei fini e delle modalità; la reinvenzione dei mezzi; l’ottimizzazione spazio-temporale. Questa nuova mobilità vorrei definirla la “Mobilità 3.0”. Per quanto riguarda il primo punto, la prospettiva più rilevante è che l’attuale coesistenza fra trasporto di persone e trasporto di merci non avrà più ragione d’essere. Si andrà verso due direttrici diametralmente opposte. Il trasporto merci, con il “de-coupling”, sta già cominciando a decrescere. E lo farà sempre di più. Il destino ultimo è il “trasporto zero”. Al posto di kilogrammi viaggeranno i kilobyte. Non serviranno altre grandi infrastrutture, né grandi autostrade nazionali, né ferrovie trans-europee, né mega-porti intercontinentali. Il primo segnale, fra qualche anno, sarà la diminuzione del numero di Tir.

Una sostanziale verifica di questa linea evolutiva è data dalla crescita esponenziale del traffico aereo internazionale, che ha già raggiunto il 40% del totale. Meno peso e più valore. Destino completamente diverso avrà il trasporto passeggeri. Lo sviluppo delle creatività delle persone porterà a sempre maggiori interazioni e quindi richiederà maggiore mobilità. Essa si modificherà profondamente nella struttura e nelle modalità. Gli attuali spostamenti sistematici, lineari e di massa, lasceranno il posto a spostamenti asistematici, a rete e a carattere personale. Per quanto riguarda il secondo punto, cioè la reinvenzione dei mezzi di trasporto, alcuni cambiamenti fondamentali si stanno già delineando, non solo nei laboratori di ricerca, ma anche nelle produzioni di serie. I nuovi veicoli, sia pubblici che privati, lasciano intravedere una evoluzione di fondo verso tre direttrici: inquinamento zero, autonomia energetica, auto-guida. Il punto di svolta verso la nuova generazione si è avuto nel 2008 con l’inizio della produzione della “Tesla”, focalizzata, non a caso nella Silicon Valley. Si tratta di una macchina supersportiva con motore elettrico. Ma la vera novità non è nella propulsione elettrica, che è nata addirittura prima di quella termodinamica, ma è nel fatto che è stato compiuto un salto di qualità nell’efficienza energetica. La centralità del mezzo non è più il motore ma è il computer per gestire al meglio una quantità crescente di input. Le informazioni diventano la nuova energia. Ma il computer è un mezzo evolutivo e quindi i rendimenti non possono che crescere. Specularmente il fabbisogno di vecchia energia, tende a diminuire.

Così come l’inquinamento. La prospettiva è il “consumo-zero” e l’”inquinamento zero”. Si può ora programmare una fase transitoria basata sull’uso delle energie rinnovabili, con l’obiettivo concreto di veicoli totalmente alimentati da energia fotovoltaica. Sempre sulla base dello sviluppo dei sistemi informatici si stanno facendo passi concreti verso la guida automatica. E’ già realizzata e commercializzata la “visione radar”, simile a quella dei pipistrelli, che, in condizioni ambientali avverse, si dimostra già più affidabile di quella umana. Esistono poi in commercio altre apparecchiature, che, se messe insieme, sono in grado di assicurare già oggi una guida totalmente automatica. Il vero ostacolo ancora da superare è l’omologazione. Una volta che la si è ottenuta, e che sarà resa effettiva l’autoguida, sarà possibile l’ultimo salto di qualità. Si tratterà di collegare in rete tutti i veicoli e tutte le infrastrutture in modo che, grazie ad un server centrale, si arrivi ad una ottimizzazione spazio-temporale della mobilità. In questo modo si potrà soddisfare al meglio ogni singola domanda di spostamento, con la garanzia di evitare che un qualsiasi veicolo si trovi nel posto sbagliato nel tempo sbagliato e con la potenzialità, invece, di evolversi verso l’utilizzazione ottimale dell’intero sistema.

Le strade e le autostrade diventeranno sempre più delle “autovie”, sul modello di Internet. I principi della “Mobilità 3.0” sono stati messi alla base della nuova mobilità che dovrà dar vita al distretto federale di Roma Capitale. L’architettura funzionale che ne è emersa è stata denominata “il Tevere e i 5 anelli”. I contenuti e le strutture fondamentali sono le seguenti. Il Centro Storico, racchiuso entro le Mura Aureliane, che delimita sostanzialmente la “forma urbis”imperiale, verrà completamente pedonalizzato. Emergerà un contesto urbanistico unico al mondo. L’accessibilità totale sarà garantita da una rete di metropolitane leggere ad automazione integrale ed a bassissimo impatto ambientale. Un’ampia corona circolare limitata al traffico locale farà da filtro di sedimentazione al traffico diretto verso il Centro Storico. Tutto il traffico di attraversamento, sia quello di area metropolitana, sia quello di carattere nazionale, sarà deviato nelle fasce più esterne.

Il Tevere sarà reso completamente navigabile e sarà dedicato alla mobilità culturale, ricreativa e creativa che diventerà la componente fondamentale della mobilità futura. I cinque anelli saranno tutti interconnessi alle attuali linee radiali, in modo da realizzare un esteso sistema a rete, che è uno dei presupposti della nuova mobilità. Poi, ognuno degli anelli avrà la sua peculiarità innovativa. In particolare il primo anello, che è la “Passeggiata Tiberina” si svolgerà sui tracciati dei Lungotevere e sarà riservato al trasporto pubblico operato con i tram a guida magnetica di ultima generazione. Il trasporto sarà anche un’occasione di viaggio nella storia, nella cultura, nell’ambiente. L’ultimo anello sarà costituito da una riprogettazione integrale del Grande Raccordo Anulare. Il traffico su gomma sarà selezionato fra locale e metropolitano. In più verrà aggiunto il grande anello della metropolitana leggera di superficie a guida automatica. I Romani inventarono la mobilità, ora possono re-inventarla.

prof. ing. Antonio Tamburrino - docente di Economia dei Trasporti Università San Pio V - Roma

 

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