11-2010 | Attualità Europa
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Tendenze, preoccupazioni e richieste in uno studio presentato a Bruxelles le scorse settimane

La qualità della vita in ambito urbano: così cambiano le priorità degli europei

Davide Canevari

Non è facile definire (o misurare) la qualità della vita, un bene intangibile che - spesso - è più semplice delineare ricorrendo ai contrari che non ai sinonimi. L’eccesso di inquinamento, la congestione, il degrado, la difficoltà di accesso ai servizi di pubblica utilità... sono solo alcuni degli elementi che contribuiscono a compromettere la qualità della vita. Eurobarometro – l’osservatorio delle dinamiche delle tendenze della Commissione europea – ha cercato di approfondire questo tema realizzando l’indagine Perception survey on quality of life in European cities. Lo studio è stato condotto nel novembre dello scorso anno su 75 città campione dell’Unione, della Croazia e della Turchia. Per l’Italia sono state selezionate Bologna, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Verona (ma non Milano). Si tratta di uno studio che viene ormai effettuato da alcuni anni - il primo risale al 2004 - e che fornisce informazioni che possono essere lette a vari livelli. Certamente ci dice come stanno cambiando le città del Vecchio Continente e quali stanno ottenendo i risultati migliori in termini di qualità (percepita). Ma, nello stesso tempo, segnala quali sono le priorità secondo i cittadini (elemento per nulla scontato e profondamente variabile a seconda delle aree geografiche) e quindi, fornisce preziose indicazioni ai pianificatori in termini di priorità di intervento.

Le conseguenze della crisi

Un elemento di rottura rispetto al passato ha certamente a che vedere con la crisi internazionale. Il fattore che viene oggi segnalato come il principale responsabile dell’abbassamento della qualità della vita in ambito urbano è la difficoltà nel trovare lavoro e il diffondersi della disoccupazione. In 64 città su 75, infatti, l’allarme occupazione è stato indicato come una delle tre priorità di intervento. La questione occupazionale è al top della lista dei problemi per il 33 per cento degli abitanti di Copenhagen (valore più contenuto), via via a crescere fino ad oltre quota 70 per cento in realtà come Napoli, Malaga, Rostock. A seguire, la questione sanità. Nelle città europee il livello dei servizi dedicati alla salute è percepito come fortemente critico. E, a sorpresa, la questione non sembra essere circoscritta alle nazioni di più recente ingresso nella Ue o ai Paesi Mediterranei. Ben 54 città sulle 75 censite hanno criticato la qualità o l’accessibilità dei servizi sanitari, segnalando questo problema tra le tre priorità di intervento. Lisbona, Dublino, Helsinki sono risultate le realtà con i più elevati tassi di malcontento. Degna di nota pure la questione della formazione e del training: 39 città su 75 sono state indicate dai rispettivi cittadini come poco ospitali da questo punto di vista. E qui troviamo subito un’altra sorpresa. I cittadini di Berlino e Amburgo sono stati tra i più severi nel giudicare le proprie città da questo punto di vista, segnalando appunto il tema dell’education and training come la vera sfida per le amministrazioni locali.

Cala l’allarme per la sicurezza

Un po’ a sorpresa i problemi fin qui evidenziati sono stati segnalati con maggiore frequenza, oppure sono stati evidenziati come più gravi in termini di decadimento della qualità della vita, rispetto alla facilità di accesso ad abitazioni confortevoli ed economicamente sostenibili. Parigi, Stoccolma, Lubiana, Bordeaux e Zagabria hanno segnalato tassi di preoccupazione per le housing condition superiori alla media. Sempre ragionando in termini complessivi – e dovendo quindi ribadire l’estrema variabilità da città a città – ecco un’altra sorpresa. La urban safety non è più considerata una questione da allarme rosso: in 52 città su 75 non entra nell’elenco delle prime tre aree di intervento. Altra sorpresa, Rotterdam sembra essere la città più insicura! Oltre la metà dei suoi abitanti chiede, infatti, come prioritari programmi per aumentare la sicurezza urbana.

Stesso discorso per l’inquinamento. Evidentemente gli sforzi fatti in questi anni da molte realtà, soprattutto nel Nord dell’Europa, hanno dato i loro frutti. Sono 21 le città censite da questo studio nelle quali i residenti segnalano la scarsa qualità dell’aria come uno dei tre fattori penalizzanti del loro vivere quotidiano. E si tratta, nella maggior parte dei casi, di realtà localizzate nell’Europa Orientale: Sofia, Atena, Budapest, Bucarest. In particolare ad Atene e a Bucarest 8 cittadini su dieci hanno dichiarato di essere “fermamente convinti” che proprio l’inquinamento rappresenti un grave problema. Purtroppo le statistiche europee segnalano anche il “caso” Italia. Il nostro Paese risalta, in negativo, tra le nazioni più avanzate dell’Europa in quanto il problema dell’inquinamento rimane per molti versi irrisolto. “L’89 per cento dei romani – evidenzia un passaggio del rapporto europeo – l’86 per cento dei napoletani, l’84 per cento dei bolognesi, l’83 dei torinesi e l’82 dei palermitani e dei veronesi è fortemente o in parte d’accordo sul fatto che l’inquinamento urbano sia un problema prioritario per la loro città”.

Anche l’inquinamento fa meno paura

A dire il vero, anche i cittadini di Varsavia, Parigi, Lisbona e Londra storcono il naso per la qualità dell’aria e invocano ulteriori politiche di contenimento dell’inquinamento. Resta la considerazione positiva, ben evidenziata in questo studio, secondo la quale “la maggior parte delle città europee con meno di 500 mila abitanti non vede nell’inquinamento un fattore di particolare rischio per la qualità della vita; e – in ogni caso – la situazione risulta in diffuso e sostanziale miglioramento rispetto a quanto rilevato anche solo tre anni fa”. Rispetto al recente passato sembra esserci, invece, una maggiore consapevolezza dei rischi e dei problemi legati all’inquinamento acustico, considerato un problema di rilievo un po’ dovunque. Si va dal minimo del 51 per cento di cittadini preoccupati dal noise a Rotterdam e Strasburgo fino al massimo del 95 per cento ad Atene. Nonostante i due elementi siano in parte correlati, poiché la mobilità è certamente una delle cause primarie della rumorosità delle nostre città, appare marginale la questione del trasporto pubblico, promosso nella maggior parte delle realtà urbane europee. Parigi, Londra, Praga, Stoccolma e Budapest possono essere considerate città modello per quanto riguarda l’utilizzo del mezzo pubblico. E confermano, per altro, come anche in una tipica realtà da metropoli sia possibile proporre modelli di traffico alternativi al mezzo privato soddisfacenti e condivisi. Basti aggiungere che nella capitale britannica il 90 per cento dei residenti dichiara di utilizzare comunemente il mezzo pubblico per i propri spostamenti in ambito urbano. Proporzioni inimmaginabili in Italia.

Trasporto pubblico: Italia in maglia nera

Il Bel Paese veste la maglia nera del trasporto pubblico anche in termini di gradimento dell’utenza. È spietata, al riguardo, la rilevazione di questo studio. “Il livello di soddisfazione più o meno elevata tra gli utenti di autobus, tram e metropolitane oscilla dal minimo del 12 per cento a Palermo al massimo del 93 per cento a Helsinki; se si considera, invece, la piena soddisfazione, Palermo e Napoli figurano in coda alla classifica con zero consensi, mentre Vienna arriva al 53 per cento”. Altre città che godono di ampi consensi da parte dei residenti sono Strasburgo, Stoccolma, Amburgo, Newcastle. Roma e Nicosia fanno invece compagnia a Palermo e Napoli per i record di bocciature nei confronti del trasporto pubblico locale. Da sottolineare anche il dato relativo all’immigrazione. In 68 città su 75 è prevalsa la percezione degli stranieri come un’opportunità o un beneficio, rispetto alle risposte contrarie di rischio o problema sociale. Va però detto che continua ad essere maggiore la percentuale di coloro che ritengono ancora inadeguate le politiche di integrazione rispetto a chi, invece, rileva già un eccellente livello di coesistenza tra immigrati e residenti storici.

Città belle e accoglienti

In termini di infrastrutture – considerate in senso lato – la soddisfazione appare notevole. In 54 città su 75 l’offerta di musei, librerie, spazi culturali, teatri è giudicata soddisfacente dalla maggior parte dei residenti. Città dove massima è la soddisfazione per le facility culturali sono Vienna, Cardiff, Newcastle, Monaco, Berlino e Amsterdam. Alti livelli di insoddisfazione si ritrovano, invece, in Turchia, Grecia e, in Italia, a Palermo e Napoli. Addirittura, in 69 città gli spazi pubblici sono promossi come adeguati e soddisfacenti. Le realtà urbane sembrano anche piacere. In 65 delle 75 città censite almeno la metà della popolazione descrive come attraenti o belli gli spazi costruiti. Solo in 7 città gli spazi verdi sono giudicati insufficienti. Insomma, nel complesso, le infrastrutture sembrano davvero l’ultimo dei problemi per gli europei e generano un’insoddisfazione tangibile solo in 11 realtà delle 75 prese in esame.

 

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