12/13-2010 | Congresso CNI
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Intervista al presidente di Torino Remo Vaudano

Donato Di Catino

Il Congresso Nazionale degli Ordini degli Ingegneri d’Italia torna a casa. Dal 7 al 10 settembre la categoria si ritroverà a Torino per la cinquantacinquesima edizione della rassegna ingegneristica. A fare gli onori di casa sarà Remo Vaudano, presidente dell’Ordine piemontese. “Dopo oltre cinquant’anni la professione riscopre la città sabauda – spiega Remo Vaudano, ingegnere civile idraulico, insediatosi lo scorso 13 ottobre -. Vede, proprio qui nel 1953 si tenne il primo congresso dedicato alla nostra professione. Per la verità si trattò della terza edizione, ma le prime due furono dedicate essenzialmente alla redazione delle norme legislative che poi avrebbero regolato lo svolgimento della rassegna. La prima vera assise nella quale la categoria si confrontò con il mondo, esternando le proprie problematiche, esigenze e criticità, si tenne a Torino. Certo, ne è passato del tempo, anche perché allora vi parteciparono all’incirca 250 colleghi; oggi, invece, saremo almeno un migliaio”.

E’ quindi motivo di grande orgoglio per l’Ordine di Torino ospitare il congresso.

Assolutamente sì. Devo dire che inizialmente siamo rimasti colpiti e allo stesso tempo lusingati dall’incombenza che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha voluto riservarci con l’organizzazione di un evento di così grande importanza. Sono però contento del fatto che sin dall’inizio il nostro rapporto con il Cni è stato propositivo: non abbiamo soltanto recepito le loro istanze e direttive, ma abbiamo partecipato in maniera attiva all’organizzazione generale, intervenendo anche nella definizione del tema congressuale. Credo che sia giusto così: non lo faccio per vantarmi, ma in fondo l’Ordine di Torino ha ben 7 mila iscritti ed è il quarto per dimensioni in Italia, dopo Roma, Milano e Napoli. Insomma, è stata riconosciuta la nostra importanza. Da un punto di vista logistico avete scelto di far svolgere il congresso “dentro Torino”. Perché? Il nostro obiettivo è far conoscere agli italiani i gioielli artistici e storici della nostra città. Avremmo potuto scegliere, come sede dei lavori, il Lingotto, struttura magnifica e ideale per ospitare così tanti congressisti. E invece abbiamo preferito delle location più centrali, proprio per far vivere a tutti l’aria e le atmosfere di Torino. Specialmente dopo le Olimpiadi del 2006 e i numerosi interventi urbanistici – come le pedonalizzazioni di piazza San Carlo e piazza Castello – oggi la città ha assunto un nuovo aspetto, raggiante. Come sede principale abbiamo optato per il Teatro Carignano, storica struttura in pieno centro. Importanti e suggestive anche le altre sedi: per l’assemblea dei presidenti i colleghi saranno ospitati presso il Salone degli Svizzeri di Palazzo Reale, dove appunto si tenne la prima edizione del congresso. Per la cena, poi, ci trasferiremo a Palazzo Madama, nella splendida Sala del Senato.

Insomma, un congresso “misto” a storia, arte e cultura, giusto?

Certo, ma non è finita qui. Mercoledì 8 settembre il benvenuto ai congressisti sarà dato con un fantastico evento alla Mole Antonelliana; giovedì invece cena di gala alla Reggia di Venaria Reale. Infine, il venerdì ecco il saluto conclusivo con un happening al Pala Olimpico, moderno impianto realizzato appositamente per le Olimpiadi.

Parliamo ora del congresso vero e proprio, a partire dal tema: “Costruire il futuro del Sistema Italia, ruolo dell’ingegneria e riforma delle professioni”. Piuttosto impegnativo, non trova?

Direi molto stimolante e ci permetterà sicuramente di riaffermare il ruolo sociale dell’ingegnere. Dobbiamo ribadire che i professionisti sono indispensabili per la vita del Paese. Il passaggio ulteriore che dovrà essere affrontato nel corso del congresso è ancora più importante: bisogna saper ricostruire un rapporto chiaro, leale e trasparente tra noi, i cittadini e gli enti pubblici. Oggi stiamo vivendo dei cambiamenti economici e sociali radicali, ma alcuni principi devono rimanere invariati: penso alla differenza tra attività di impresa e attività intellettuale. Quest’ultima contiene dei valori sociali ed etici indissolubili e fondamentali per la nostra professione, dai quali derivano quindi forti responsabilità personali. Ecco perché l’attività intellettuale va salvaguardata in tutti i modi. Attraverso la definizione, ad esempio, del giusto compenso per i colleghi.

Sta parlando dei minimi tariffari?

Non mi piace definirli in questa maniera: ma deve essere chiaro a tutti che non si può svolgere una prestazione di ingegno adeguata e qualitativamente elevata senza un giusto compenso. Al giorno d’oggi stiamo assistendo a gare al massimo ribasso che portano a situazioni insostenibili, che minano la buona realizzazione delle opere. Vorrei anche chiarire una volta per tutte che l’Europa non è certo contraria al ripristino delle tariffe, come sostiene invece l’Antitrust nazionale, visto che in Germania sono state reintrodotte, con il benestare del Consiglio Europeo. Infine, ampio spazio del congresso sarà dedicato alla discussione sulla necessaria riforma degli Ordini professionali: sono decenni che la invochiamo e recentemente l’apertura, in tal senso, del ministro Alfano ci fa ben sperare.

 

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