15-2010 | Attualità
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Contabilità e indicatori per l’analisi della componente ambientale di un territorio

dott. ing. Simone Contu - dott. Mauro Bagliani

L’impostazione dello studio delle problematiche ambientali è progressivamente passata negli ultimi decenni dalla considerazione della natura come entità essenzialmente passiva, statica, scomponibile in sottosistemi più semplici, localizzati spazialmente e tra loro separati, a una visione dinamica, in cui gli ecosistemi, legati tra loro da complesse reti di relazioni e retroazioni, giocano un ruolo attivo, svolgendo funzioni ed erogando beni e servizi ecologici indispensabili per la vita umana. La novità delle conoscenze apportate ha determinato diversi importanti cambiamenti rispetto al modo di pensare la componente naturale, di misurarla, di analizzarla e, infine, rispetto alle modalità utilizzate per attribuirle un valore. Nel corso degli anni si è passati dal principale ed unico valore riconosciuto, quello economico, derivante dalla vendita sul mercato dei beni direttamente estratti dall’ambiente stesso (minerali, legname, prodotti agricoli, ecc.) ad un approccio più completo nella “misurazione” della natura.

Questa concezione, ancora in fase di sviluppo, parte dalla constatazione che il valore dell’ambiente non è esclusivamente economico ma investe altri aspetti, quali, per esempio, la qualità dell’ambiente stesso, il valore delle risorse indispensabili alla vita (ad esempio l’ossigeno o l’acqua) oppure i numerosi servizi ecologici (es. la stabilizzazione del clima) che rendono possibile la vita sul pianeta. Per una corretta valutazione della componente ambientale in un’analisi di un territorio è quindi importante considerare il ruolo attivo giocato dagli ecosistemi e le diverse scale della loro azione, sfida non banale a livello operativo. L’attribuzione di valore alla componente ambientale passa attraverso l’utilizzo combinato di più livelli di analisi e l’applicazione di differenti metodologie che ricorrono sia a valutazioni economico-monetarie evolute sia a nuove forme di valutazione in unità non monetarie delle risorse e dei servizi erogati dagli ecosistemi. Molto significative sono le nuove metodologie di contabilità ambientale espresse in unità fisiche, proposte e sviluppate negli ultimi anni, che, sfruttando un principio vincente dei bilanci economici, individuano un “denominatore comune” per riuscire a riportare ad un’unica misura la stima quantitativa dei diversi servizi naturali.

Tra i vari sistemi con tali caratteristiche ricordiamo: n la MFA (Material Flow Analysis) con tutti gli indicatori da essa derivati, che utilizza come denominatore comune la quantità di materia effettivamente mobilizzata dai processi metabolici di un sistema socio-economico; n la EFA (Ecological Footprint Analysis) ed altri indicatori areali (lo Spazio Ambientale) che traducono i prelievi di risorse e gli utilizzi di servizi ambientali in ettari di terreno ecologicamente produttivo; n la Water Footprint quantifica l’uso di acqua, prendendo in considerazione sia l’utilizzo diretto che quello indiretto del sistema in esame (ossia il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre i beni e i servizi consumati da quel sistema); n l’analisi eMergetica, gli indicatori exergetici, la Energy Flow Analysis e l’insieme degli indicatori da essa derivati; che si basano sul concetto di energia (variamente interpretato da un punto di vista fisico e biologico), per riportare ad un denominatore comune le diverse pressioni antropiche esercitate sull’ambiente; n la HANPP (Human Appropriation of Net Primary Production) ed altri indicatori più semplici (come la PPN, Produzione Primaria Netta) che riportano i differenti utilizzi di natura alla quantità di produzione primaria (biomassa) intercettata dagli esseri umani per i propri bisogni. Le metodologie di analisi proposte fanno un ampio ricorso ad indicatori e indici per quantificare gli andamenti e i valori dei numerosi aspetti considerati riguardanti la componente ambientale. Una riflessione critica deve puntare ad indagare le scelte e le assunzioni implicite fatte a monte della ricerca stessa, domandandosi su quali “oggetti” e fenomeni ambientali si decide di focalizzare l’attenzione e quali strumenti concettuali vengono applicati e seguiti. Ciò è fortemente determinato dallo scopo per cui si vuole effettuare lo studio ambientale e dalle conoscenze pregresse, dai pre-giudizi e dalle categorie di lettura presenti nel soggetto che opera la scelta.

E’ quindi fondamentale anche in questo caso, come per ogni altro indicatore, considerare i limiti applicativi della metodologia prescelta, in maniera da non incorrere in errore nella successiva interpretazione dei risultati ottenuti. La grande scommessa per il prossimo futuro sarà l’applicazione di tali metodologie anche in campo produttivo, come alternativa o aggiunta ad indicatori già sperimentati. Le aziende potranno quindi avere strumenti ulteriori per provare a conciliare le proprie esigenze interne (riduzione costi, efficacia ed efficienza produttiva) con le sempre più pressanti richieste del mercato di prodotti a ridotto impatto ambientale.

*I.R.I.S. (Istituto di Ricerche Interdisciplinari sulla Sostenibilità) | www.iris-sostenibilita.net

 

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