18/19-2010 | Focus
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Il mix energetico e il futuro del Paese

dott. ing. Fulvio Conti

Ho aderito con vero piacere all’invito dell’ingegner Carlo Valtolina. Innanzitutto perché mi onoro di aver ricevuto dall’Università di Genova la laurea ad honorem in Ingegneria Elettrica. E poi perché sono profondamente convinto, come ho sostenuto in ogni sede, che se nel nostro Paese dessimo più ascolto ai nostri ingegneri le cose andrebbero molto meglio. E’ con questo spirito che ho steso questo mio contributo su un tema che mi sta molto a cuore: come affrontare la sfida energetica dei prossimi decenni? Può l’Italia rinunciare all’opzione nucleare, essendo l’unico paese del G8 a non disporne? Partiamo dall’andamento dei consumi energetici. Per la prima volta dal secondo conflitto mondiale, nel 2009 la domanda mondiale di energia primaria ha subito una caduta di circa l’1% rispetto all’anno precedente, diretta conseguenza della crisi economica.

Mentre Europa e Stati Uniti hanno rallentato i propri consumi, i paesi asiatici, in primis Cina e India, hanno continuato a crescere con rapidità. Quella stessa rapidità che farà da traino alla crescita della domanda energetica mondiale nei prossimi decenni: +40% nel periodo 2007-2030 secondo l’ultimo scenario di riferimento dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. In un mercato globale caratterizzato da una crescente competizione per l’accesso alle fonti fossili, la priorità di qualsiasi paese, soprattutto quelli che non dispongono di sufficienti riserve sul proprio territorio, e delle utility che in esso operano, è quella di garantire un’adeguata disponibilità di energia, a un costo competitivo e nel rispetto dell’ambiente.

Il mix di generazione italiano. Ancora troppi punti deboli

Per venire alle questioni di casa nostra, in questo contesto il sistema energetico italiano risente oggi delle scelte del passato, a cui si sommano una serie di ritardi e inefficienze nella realizzazione di nuove infrastrutture necessarie alla competitività del Paese. La dipendenza dalle importazioni di energia dell’Italia è pressoché totale: circa l’85% dell’energia primaria consumata viene dall’estero. Il settore elettrico in particolare soffre di uno sbilanciamento del mix di generazione sulle fonti fossili più costose: nel 2009 circa il 51% dell’elettricità prodotta in Italia è stata ottenuta con gas e il 10% con petrolio, a fronte di una media UE rispettivamente del 22% e del 3%. Tale squilibrio del mix di generazione comporta per il nostro Paese un costo della bolletta energetica più elevato dei nostri vicini e concorrenti Europei. Ad esempio, una media impresa (che consuma circa 2GWh/anno) in Italia arriva a pagare, al netto delle tasse, circa due volte il prezzo che in Francia, una nazione dove c’è ancora un unico operatore dominante, ma dove ben il 75% dell’elettricità viene dal nucleare. Inoltre, la scarsa differenziazione delle fonti e dei paesi di approvvigionamento rende l’Italia particolarmente vulnerabile alle incertezze che caratterizzano il mercato energetico globale, aumentando il rischio di competitività e di sicurezza degli approvvigionamenti; petrolio e gas naturale sono in larga misura importati da aree geopoliticamente instabili del pianeta.

Il settore elettrico italiano in Europa

Ma non tutto è male nel nostro sistema energetico. Una caratteristica certamente positiva è la quota di rinnovabili con cui generiamo circa un quarto dell’elettricità prodotta nel Paese, soprattutto grazie al contributo del parco idroelettrico in esercizio. Inoltre, in ambito europeo l’Italia è il paese con uno dei mercati elettrici più liberalizzati, in cui l’operatore dominante ha ridotto sensibilmente la sua quota di mercato nella generazione, in cui opera un’Autorità regolatoria indipendente e con poteri forti e in cui è garantita la separazione della proprietà e della gestione della rete di trasmissione nazionale. Anche le tariffe di distribuzione, grazie ad una regolazione incentivante ed alle efficienze realizzate dagli operatori, sono tra le più basse d’Europa; e la qualità tecnica e commerciale del servizio sono un benchmark a livello internazionale, anche grazie all’introduzione di innovazioni tecnologiche su vasta scala, come l’automazione di rete e i contatori elettronici. Tuttavia l’apertura del mercato alla concorrenza non può da sola compensare l’effetto negativo di un mix di generazione così sbilanciato sul gas, ancora poco dotato di carbone e, soprattutto, completamente privo di nucleare. In questo contesto si aggiunge la sfida della sostenibilità ambientale e della lotta al cambiamento climatico, che l’Unione Europea ha raccolto ponendosi mete ambiziose, come l’abbattimento del 20% delle emissioni di CO2 rispetto ai valori del 1990. Un obiettivo sfidante, soprattutto perché siamo ancora lontani da un accordo globale necessario a rendere effettivo ed efficace lo sforzo asimmetrico che sta mettendo a dura prova l’industria europea.

Perché all’Italia serve il nucleare

La decarbonizzazione del modo di produrre, distribuire e consumare energia è una sfida del presente. Il mix di produzione di Enel in Italia è già oggi per circa il 40% carbon free, ma per ridurre significativamente le emissioni climalteranti, quantomeno nel breve e medio periodo, un forte contributo può venire dal nucleare. Considerando infatti le emissioni dei gas serra lungo tutta la filiera produttiva, dall’estrazione dell’uranio allo smaltimento delle scorie, il nucleare presenta la più bassa emissione equivalente di CO2 per megawattora prodotto, pressoché nulla se confrontata con qualsiasi altra tecnologia termoelettrica. Per questo sono molti coloro che sostengono che l’unica soluzione efficace e immediatamente disponibile per ridurre le emissioni di gas serra è proprio la generazione dall’atomo. Il nucleare presenta numerosi altri vantaggi. La competitività innanzitutto: il costo di generazione da nucleare è infatti minore del 20% rispetto a quello dei più moderni cicli combinati ai correnti prezzi del gas naturale. Inoltre l’incidenza dei costi variabili, ovvero del combustibile nucleare, sul costo del megawattora è marginale: ciò consente di produrre grandi quantità di energia a un prezzo competitivo.

Il costo di generazione poi è minimamente influenzato dalle fluttuazioni del prezzo del combustibile: ad un aumento del 100% del costo dell’uranio corrisponde un aumento del solo 8% del costo di generazione (mentre per un ciclo combinato a gas, ad un aumento del 100% del costo del combustibile corrisponde un aumento del 70% del costo di generazione). Infine la distribuzione geografica delle riserve di uranio ci dà la possibilità di approvvigionare il combustibile nucleare dal Canada e dall’Australia, paesi diversi dagli esportatori di combustibili fossili, mitigando così il rischio legato alle importazioni di materie prime. Senza dimenticare l’enorme ricaduta che lo sviluppo di una filiera nucleare può avere in termini di rilancio dell’economia, dell’industria, dell’occupazione, ma anche della ricerca, dell’università e dell’istruzione specialistica.

Il ruolo di Enel per il progetto italiano

E’ per queste ragioni che stiamo assistendo nel mondo a una rinascita dell’interesse per la tecnologia nucleare. Dagli Stati Uniti alla Svezia, dalla Germania alla Svizzera alla Gran Bretagna, per non parlare di Cina, Russia e India, governi dei più diversi orientamenti o hanno deciso di prolungare la vita delle centrali esistenti o hanno autorizzato la costruzione di nuove. Anche per l’Italia è tempo di agire, ed è in questa direzione che si colloca il programma del governo italiano, che prevede il ricorso all’atomo per soddisfare il 25% della domanda nazionale di energia elettrica. Con riferimento ai consumi attesi al 2020, ciò significa produrre all’incirca 100 TWh/anno con centrali nucleari per una capacità installata di circa 13.000 MW. Nell’ambito di tale programma, Enel, insieme al partner EdF, si è candidata per realizzare 4 unità di terza generazione avanzata di tipo EPR (Evolutionary Pressurized water Reactor) da 1.600 MW, in grado di coprire metà del fabbisogno indicato dal governo. Un investimento che, oltre alle filiere industriali dei fornitori, coinvolgerà anche l’industria elettrica e le grandi imprese energivore italiane che potranno prendere parte al finanziamento della costruzione e beneficiare di elettricità a prezzi vantaggiosi in proporzione alla loro partecipazione.

Un progetto infrastrutturale di tale portata è destinato a impegnare il Paese per almeno un decennio in fase di realizzazione e per almeno 60 anni in fase di esercizio: è quindi indispensabile che sia ampiamente condiviso a livello nazionale, dalle istituzioni, al sistema produttivo, alla popolazione fino alle comunità locali che ospiteranno i singoli impianti. E’ proprio quest’ultima forse la sfida più difficile in un paese in cui spesso la sindrome NIMBY (Not in My Back Yard) assume una dimensione patologica. Una sfida non impossibile: si tratta innanzitutto di ristabilire ad ogni livello dell’opinione pubblica una verità scientifica attraverso la costruzione di un patto informativo corretto, capace di dare risposte alle paure irrazionali indicate dalla popolazione come vere e proprie barriere emotive al nucleare, dal trattamento dei residui radioattivi, alla sicurezza operativa degli impianti, alla tutela della salute delle popolazioni interessate.

Enel è pronta a fare la sua parte e da mesi sta dedicando energie e passione per contribuire a trasformare in realtà quello che a pieno titolo può essere definito il vero progetto infrastrutturale del Paese; un impegno che spazia dal coinvolgimento del mondo industriale e produttivo italiano alla comunicazione e all’informazione rivolta ai cittadini. Lo stesso impegno con cui realizziamo in Italia investimenti che oggi tutto il mondo ci invidia: dalla centrale a carbone pulito ultrasupercritico di Torrevaldaliga Nord, già operativa, a quella gemella che costruiremo a Porto Tolle, ai progetti di Carbon Capture and Storage, al nuovo rigassifacatore di Porto Empedocle, ai contatori elettronici che primi al mondo abbiamo installato presso oltre 32 milioni di punti di misura in Italia, alle infrastrutture per la ricarica delle auto elettriche, ai progetti pilota nella filiera dell’idrogeno, del solare termodinamico e delle Smart Grids. Mi auguro che sapremo presto riguadagnare anche in campo nucleare, così fondamentale per il sistema energetico nazionale, quell’eccellenza che già oggi ci contraddistingue in ambito internazionale in molti ambiti del settore energetico.

dott. ing. Fulvio Conti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Enel

 

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